Anorreshock

28 settembre 2007

Anorreshock



La salute è sempre più spesso oggetto di campagne di comunicazione. Alcune istituzionali, altre meno disinteressate. D'altra parte è lo spirito dei tempi, e c'è sotto sotto la convinzione che sia possibile prevenire tutto, a saperlo. Non sempre però fila tutto liscio, come nel caso della campagna shock sull'anoressia realizzata (per conto di una ditta di abbigliamento) da Oliviero Toscani, nella quale la scena è dominata dall'immagine di una ragazza devastata dal disturbo del comportamento alimentare. La campagna, si è scritto, è stata molto apprezzata da Dolce e Gabbana, e chi se ne frega, verrebbe da dire, augurandosi nel contempo che non diventino anch'essi opinionisti da consultare su questioni di pubblico interesse (non ne mancano, in effetti).

Al ministro è piaciuta, agli esperti no
Ma la divisione c'è stata anche ad altri livelli. Per esempio, Fabiola De Clercq, presidente e fondatrice dell'Aba, Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia, l'obesità e i disordini alimentari si è detta "furente". "Le persone anoressiche - ha spiegato - si troveranno a gareggiare con la donna ritratta nei cartelloni pubblicitari. Se più ossute di lei, si feliciteranno per la vittoria sulla modella, se meno magre di questa donna - prosegue - si daranno da fare per raggiungere la sua forma e superarla. Solo tanta rabbia, invece, per le famiglie che vivono questo dramma. Si sentiranno derise da questi spot, lasciate sole nel loro dolore. Le persone che invece non conoscono il dramma di questa patologia - afferma - volteranno lo sguardo altrove, perché l'anoressia è una malattia che si preferisce non vedere".
E' invece piaciuta al ministro della Salute Livia Turco che ha preso carta e penna per scrivere una lettera all'autore della campagna. "Per quanto riguarda la campagna No Anorexia ho apprezzato sinceramente - dice il ministro nella lettera - sia i contenuti, che si propongono in linea con i principi ispiratori del programma del ministero, che le modalità di realizzazione proposte. In questo ambito infatti - prosegue Turco - un'iniziativa come questa mi pare sia in grado di aprire efficacemente un canale comunicativo originale e privilegiato con il pubblico giovane, attraverso un messaggio di grande impatto idoneo a favorire un'assunzione di responsabilità verso il dramma dell'anoressia, rappresenta uno strumento da prendere in assoluta considerazione".

C'è altro da dire
Oliviero Toscani è decisamente geniale, e proprio altre sue campagne geniali, come quella dedicata agli incidenti stradali si prestano alla dimostrazione di quanto questa sia sbagliata. In quella dedicata agli incidenti si vedevano auto accartocciate, immagini da foto della "scientifica", con la scritta "modello quattro pirla in meno". Dura, durissima, ed efficace: chi corre in auto, magari in preda all'alcol, crede di essere Schumacher, o Neo di Matrix, non uno dei "quattro pirla", e questo salto tragico tra l'aspirazione e la realtà serve a far riflettere. Ma nel caso dell'anoressia, come diceva De Clerq, quello che si offre alla vista di chi già soffre di questo disturbo, o magari sperimenta il cattivo rapporto con l'immagine di sé che ne è alla base, è un modello positivo, un obiettivo da raggiungere. Si è sempre detto che mostrare al cinema l'eroe che fuma fosse sbagliato, perché poteva suscitare identificazione e comportamenti imitativi e qui, in pratica, si è fatta la stessa cosa. Certo qualcuno potrà obiettare che un conto sono Brad Pitt, o Angelina Jolie, che fumano, perché sono "belli", mentre l'immagine proposta qui è "brutta", ma le cose non sono così semplici. C'è un lavoro teatrale bellissimo dedicato all'anoressia, si intitola "Quasi perfetta", scritto da Valeria Cavalli e portato sulle scene dall'attrice Giulia Bacchetta, che spiega benissimo questa complessità del rapporto anche con l'immagine e con i concetti di bello e desiderabile. E questo sì, per usare le parole del ministro Turco, "è un messaggio di grande impatto idoneo a favorire un'assunzione di responsabilità verso il dramma dell'anoressia". Peccato che non si possa affiggere ai muri e che non interessi alle aziende di abbigliamento, pardon: di fashion.

Maurizio Imperiali

 





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