Testosterone raddrizza appetito

05 marzo 2008

Testosterone raddrizza appetito



L'anoressia e la bulimia nervosa sono quasi disturbi "di genere", dato che le femmine ne sono affette in rapporto circa di dieci a uno con i maschi. E' chiaro che ci sono condizionamenti socioculturali diversi, ma i fattori psicologici potrebbero non bastare per spiegare la differenza. Si prende in considerazione, perciò, anche il possibile ruolo di fattori biologici, in particolare gli ormoni sessuali, che sono implicati nei comportamenti differenziati tra i sessi. Un'ipotesi è quella di un influsso rispetto ai disordini alimentari che potrebbe verificarsi ancora nella fase di vita intrauterina e avere come protagonista il principale ormone androgeno, il testosterone. L'ha sondata una ricerca dell'Università del Michigan che per questo ha utilizzato come campione di studio coppie di gemelli dello stesso sesso o di sesso diverso.

Evidenze nell'animale e nell'uomo
Il testosterone, direttamente o attraverso i suoi metaboliti, durante lo sviluppo prenatale ha un effetto mascolinizzante sul sistema nervoso centrale nei maschi, mentre la sua assenza evita la mascolinizzazione nelle femmine. Gli studi nell'animale confermano che quest'azione si traduce in comportamenti diversi tra i sessi, compresi i disordini alimentari; si è visto per esempio che femmine di topo che nella vita uterina erano vicine a feti maschi avevano aspetti fisiologici e comportamentali mascolinizzati, più marcati anche nei maschi che in utero erano vicini a feti maschili ma meno che nel primo caso. Questo è stato ricondotto al passaggio prenatale di testosterone da un gemello all'altro attraverso il sangue materno o il liquido amniotico (somministrando antiandrogeni l'effetto si annullava). Inoltre, femmine di topo neonate trattate con testosterone tendono a consumare più cibo e ad avere un peso maggiore da adulte, e questo è considerato un effetto mascolinizzante del testosterone. Ci sono riscontri anche nell'uomo, per esempio in femmine di coppie di gemelli di sesso opposto (OS), ritenute maggiormente esposte al testosterone, si sono osservati caratteri più mascolini (come l'aggressività) che in quelle di coppie di gemelli dello stesso sesso (SS); femmine di coppie OS hanno una lateralizzazione cerebrale più maschile e una migliore abilità spaziale. E ci sono evidenze che suggeriscono come l'esposizione prenatale al testosterone possa mascolinizzare circuiti cerebrali coinvolti nei disordini alimentari femminili, proteggendo dal loro sviluppo. Su questo si sono basati i ricercatori.

Non solo fattori socioculturali
Lo studio ha riguardato 582 soggetti del Registro dei gemelli dell'Università del Michigan, suddivisi in quattro categorie: femmine o maschi di coppie SS e femmine o maschi di coppie OS; il tipo di gemellarità era considerato appunto una misura dell'esposizione al testosterone, cioè femmine OS più esposte di femmine SS. Si è tenuto conto ovviamente di elementi confondenti, dall'ansia (fattore di rischio significativo per i disordini alimentari) a fattori psicosociali. E' risultata, come ci si attendeva, una relazione lineare significativa, con i livelli più alti di disordini alimentari per le femmine di coppie SS, seguite da femmine di coppie OS, maschi di coppie OS e per ultimi maschi di coppie SS. La mascolinizzazione del sistema nervoso centrale per l'esposizione prenatale al testosterone potrebbe dunque contribuire alla prevalenza di disordini alimentari diversa nei due sessi, diminuendo il rischio nei maschi rispetto alle femmine. Almeno due i meccanismi della predisposizione: l'organizzazione di differenze anatomico-funzionali tra i sessi da parte dell'ormone rispetto a caratteristiche chiave per i disordini alimentari, come sazietà e ricerca di cibo), oppure effetti sulla sensibilità agli ormoni ovarici più in là nel tempo che attivano appunto differentemente la predisposizione. Insomma, l'impressione è che la spiegazione dei disordini alimentari solo in termini socioculturali come fatto finora non basti più, e che ci sia ancora molto da approfondire.

Elettra Vecchia

Fonti
Culbert KM et al. Prenatal Hormone Exposure and Risk for Eating Disorders. Arch. Gen Psychiatry 2008;65(3):329-336.




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