Piccoli impiegati crescono

01 dicembre 2004

Piccoli impiegati crescono



I bambini sono sempre più grassi e i genitori sembrano non accorgersene. Si potrebbero riassumere così gli ultimi dati rilevati in merito al crescente problema dell'obesità infantile. "I bambini italiani sono ormai diventati dei piccoli impiegati" come ha spiegato Gianni Bona, presidente della Società italiana di endocrinologa e diabetologia pediatrica (SIEDP), nel corso del convegno nazionale della società. "Vanno a scuola in macchina, rimangono seduti otto ore come se fossero in ufficio, saltano la prima colazione, mangiano in fretta e fuori pasto". Non solo, ha continuato il professore: a compiti finiti si chiudono in casa, magari davanti al computer, alla tv o alla Play-station. Le conseguenze? Pubertà anticipata e crescita ridotta sono quelle più eclatanti.

In anticipo di un anno
Gli esiti di queste abitudini non esattamente salutari sono sconcertanti. Intanto l'esordio della pubertà è passato in media dai 10,5 ai 9,7 anni, un anno di differenza come emerge da una ricerca pubblicata su Journal of Endocrinological Investigation. I medici di Novara, autori dello studio, hanno esaminato oltre duemila alunni delle elementari residenti nel Piemonte nord-orientale. Due i risultati più significativi. I casi di obesità sono raddoppiati, dal 14 al 28%, e parallelamente l'età media dello sviluppo puberale è anticipata di dieci mesi proprio tra gli scolari con problemi di sovrappeso e obesità. Ma sono sconfortanti anche alcuni dati provenienti dagli Stati Uniti, dove l'epidemia di obesità in età pediatrica dura già da molto tempo. La statura media delle reclute americane è di circa due centimetri inferiore rispetto a quella delle reclute europee di pari età. La pubertà del resto è il periodo in cui si cresce di più; dopo lo sviluppo, la statura si stabilizza e quando la pubertà è anticipata c'è meno tempo per guadagnare altezza. Si finisce così per andare incontro precocemente a disturbi respiratori, ortopedici e metabolici. Un esempio? Casi di diabete di tipo 2, quello adulto, diagnosticati già a 15, 16 o 17 anni.

Genitori molto meno attenti
Non consola certo un articolo apparso sull'ultimo numero del BMJ. Sembra, infatti, che i genitori siano pressoché inconsapevoli del sovrappeso o dell'obesità dei loro figli. I ricercatori hanno considerato 277 famiglie, nelle quali solo un quarto dei genitori riconosceva il sovrappeso dei figli. Laddove ci sono figli obesi, un terzo delle madri e il 57% dei padri pensa che la propria progenie sia a posto. Due le possibili ragioni: riluttanza ad accettare il problema e poca sensibilità al sovrappeso, che è diventata una condizione di normalità. E sembra anche che la difficoltà a riconoscere il problema riguardi più i maschi che le femmine... Solo il 27% dei ragazzi obesi vengono classificati come in leggero sovrappeso contro il 54% delle ragazze. Non c'è da stupirsi comunque - sostengono i ricercatori - visto che i genitori il più delle volte ignorano il loro stesso problema. E non ci si può aspettare che i bambini abbiano una spontanea consapevolezza, visto che sono i genitori, per lo più, a decidere che cosa mettere nel piatto. Le soluzioni? Il convegno della SIEDP ha offerto quattro regole d'oro da seguire:
  • più attività fisica e meno sedentarietà, con un cambiamento di abitudini che deve coinvolgere l'intera famiglia
  • dieta più sana. No agli spuntini fuori pasto e alle merendine. Sì alla prima colazione più nutriente, a più frutta e più verdura. E attenzione a non esagerare con le bevande troppo zuccherate
  • meno tv, pc e videogiochi e più movimento all'aria aperta
  • mai farmaci anoressizzanti
Marco Malagutti


Fonte
Wilkin TJ et al. Parents' awareness of overweight in themselves and their children: cross sectional study within a cohort (EarlyBird 21). BMJ, doi:10.1136/bmj.38315.451539.F7 (published 26 November 2004)Adnkronos salute, 24 novembre 2004





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Tag: Alimentazione

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