Prima il corpo, poi la mente

14 febbraio 2003

Prima il corpo, poi la mente



Parlando dell'innamoramento si possono prendere parecchie strade differenti. Tutte, prima o poi, tendono però a mettere in secondo piano l'aspetto fisico dell'emozione: "Non è solo che lui (lei) mi fa battere il cuore ma...". Il fatto è che invece l'innamoramento, il desiderio o come lo si voglia chiamare è proprio solo quello. Certamente non solo il batticuore, ma la serie completa delle reazioni "fisiche" che si è soliti etichettare come le manifestazioni dell'emozione (quindi non soltanto del desiderio). Insomma, secondo il senso comune, esiste prima un'idea, una rappresentazione dalla quale nasce l'emozione puramente intellettuale e poi scatterebbero le manifestazioni fisiche. Sembra sensato, almeno a prima vista, ma non sembrò così a uno dei più geniali psicologi statunitensi: William James, che già alla fine del secolo scorso aveva messo a punto la cosiddetta teoria periferica delle emozioni. 

Cuore, muscoli, respiro...
Nella visione di James, in realtà la parte intellettuale dell'emozione non esiste, o meglio non esiste se non come coscienza del fatto che si stanno sperimentando dei fenomeni fisici. In altre parole, per restare al colpo di fulmine, la dinamica sarebbe questa: si vede la persona, il polso accelera, le mani sudano, il respiro si fa corto ed è impossibile o quasi spiccicare parola, ci si accorge di quanto avviene al corpo e si conclude, quindi dopo e a causa dei fenomeni fisici, che si è innamorati.
La cosa effettivamente lasciò perplessi i contemporanei di James, e le obiezioni non mancarono di certo. Per esempio, il fatto che fosse comunque possibile ricordare un'emozione e, sostenevano questi critici, riviverla. Vero rispondeva lo psicologo, ma questa rievocazione, se era davvero emotiva non poteva prescindere dal ritorno del corredo di "sintomi" concreti. Un'altra conferma, secondo James, veniva anche dal fatto che in tutte le emozioni, per esempio l'ira o la tristezza, il perseverare delle manifestazioni esteriori rinforza l'emozione stessa: "ogni singhiozzo ne richiama un altro più forte" scriveva, così come, in un attacco d'ira, alzare volontariamente ancor più la voce rinforza l'arrabbiatura. Di converso, notava ancora James, gli episodi di depressione e malinconia vengono rinforzati da un'attitudine fisica rinunciataria (spalle piegate, muscoli rilassati, respiro contratto), ma basta raddrizzare la schiena, espandere il torace ed è difficile che non cambi qualcosa anche nell'assetto emotivo. Sembra troppo facile? Eppure funziona così buona parte della psicoterapia, senza contare i validati studi scientifici che provano come chi fa attività fisica-sportiva sia meno soggetto alla depressione.

I giochi sono fatti prima di cominciare il gioco
Quindi si vede lei (lui) scattano tutti i sistemi e gli apparati e c'è l'emozione, l'innamoramento. Ma perché proprio quel lui e quella lei? Ci sarà un'idea che guida questo scelta. Può darsi, ma bisogna vedere che cosa si intende. James raccontava che, ancora bambino, ebbe una reazione (emozione) fortissima alla vista del sangue di un cavallo, eppure nessuno gli aveva mai spiegato il valore simbolico del sangue o che cosa rappresentasse (la morte, il pericolo...). Quindi esiste uno schema ma è a sua volta per così dire genetico, ovvero incorporato nella specie e attivo da subito fisicamente (si tenga presente che le teorie di Darwin sull'evoluzione della specie cominciavano allora ad affermarsi). Si potrebbe obiettare che questo vale per l'attrazione tra uomo e donna in generale, ma non per quella donna, quell'uomo particolari (perché Carlo? Perché Donatella?). La risposta è che anche se tutti hanno due occhi non tutti li hanno azzurri, e anche questa è una circostanza determinata se si vuole geneticamente. 
Come visione può sembrare materialistica e filistea, ma anche la visione freudiana non è poi così distante: il desiderio dell'altro, di quello specifico altro, è già determinato dai primi rapporti affettivi che si hanno nell'infanzia (la madre, il padre) e in certo senso, quando poi si è "in caccia" i giochi sono già fatti. Ma basta innamorarsi, amare, per condividere un'esistenza? Se invece che all'oroscopo lo si chiede a Freud la risposta sarà no: i rapporti di coppia senza alcuna caratteristica del rapporto d'amore sono cosa comune, così come l'inverso.
Infine un corollario della teoria di James: anche di fronte all'insulto più cocente, al desiderio più travolgente, se si conta fino a dieci prima di parlare, se si agisce su respiro e muscolatura, tutto sembra svanire: l'offesa è un sciocchezza, l'oggetto amato diventa ordinario e banale. Ma perché farlo?

Maurizio Imperiali


Fonti
William James L' uomo come esperienza. Identità, istinti, emozioni. L'Ancora1999

William James What is an Emotion? Mind, 1884 9, 188-205

Martin S. Bergmann Osservazioni psicoanalitiche sulla capacità di amare in Capacità di amare. 

Bollati Boringhieri 1996.


 




Cerca nel sito


Cerca in


Ricette  |  Farmaci  |  Esperto risponde  |
Cerca il farmaco
Dizionario medico


Potrebbe interessarti
L'esperto risponde