I feromoni: soprattutto fumo

14 febbraio 2003

I feromoni: soprattutto fumo



"L'amore è riconoscersi dall'odore", come diceva una vecchia canzone ma ci sono altri componenti, che hanno preso il sopravvento, almeno nel mondo degli uomini. Non è con il naso, infatti, che si scelgono mogli, mariti o fidanzati, anche se poi ci si affida ai profumi per risultare più attraenti. L'olfatto, molto sviluppato negli animali e poco acuto, invece, negli esseri umani ha una particolarità che lo distingue dagli altri sensi: gli stimoli odorosi vengono elaborati immediatamente dal cervello, prima ancora di venire codificati razionalmente. La mucosa olfattoria, infatti, è collegata a quelle aree cerebrali che archiviano le emozioni, perciò profumi e odori richiamano spesso reazioni di piacere o disgusto legate all'inconscio. In pratica, prima che la nostra parte conscia e razionale possa ricordare dove abbiamo già sentito una certa fragranza, l'inconscio risponde rievocando la sensazione registrata nella memoria. Questa comunicazione subliminale è molto rapida ed efficace ma poco conciliabile con il nostro modo di vivere e ragionare, mentre si integra perfettamente con l'istintualità che governa il regno animale. Gli animali hanno ulteriormente sviluppato questo sistema attraverso i feromoni, veri e propri messaggeri invisibili. Si tratta di sostanze organiche, volatili e inodori, secrete da ghiandole della pelle, capaci di modificare la fisiologia e i comportamenti degli individui della stessa specie. Quasi tutte le specie animali possiedono feromoni propri e li utilizzano per segnalare ai propri simili: intenzioni sessuali, situazioni di pericolo, necessità di aggregazione. I mammiferi sono dotati di una struttura specializzata nella ricezione di questi segnali chimici, l'organo vomeronasale, situato ai lati del setto nasale, sotto la mucosa olfattoria. 
Nell'uomo esiste una struttura analoga, ma sembra si sia atrofizzata con l'evoluzione della specie. Non è sicuro che possieda dei collegamenti nervosi atti a captare e "leggere" i feromoni, tuttavia alcuni esperimenti sembrano dimostrare che la specie umana produce sostanze assimilabili ai feromoni.

Le prove scientifiche
Il primo esperimento nasce dall'osservazione, in donne che vivevano in comunità, del sincronismo del ciclo mestruale, fatto che poteva essere spiegato ammettendo l'esistenza dei feromoni. Stern e McClintock riuscirono a dimostrare (1998) che, in un ambiente rigidamente controllato, i ritmi ovulatori potevano essere modificati. Composti inodori, prelevati dall'area ascellare di donne in fase preovulatoria, fatti annusare ad altre donne, accorciavano il ciclo mestruale di queste ultime. Al contrario, se il secreto veniva raccolto più tardi (fase ovulatoria) esercitava sulle altre donne un effetto ritardante, prolungando il ciclo. Da ciò l'evidenza che esistono almeno 2 feromoni e hanno un effetto sulla fisiologia neuroendocrina femminile.
Restano ancora da identificare questi composti, ci prova uno studio più recente (2000) svolto presso l'università di Chicago che indaga sui possibili effetti psicologici di questi messaggeri. I ricercatori utilizzano 2 steroidi, androstadienone ed estratetraene, rispettivamente simili agli ormoni androgeni ed estrogeni, e li fanno respirare per 6 minuti a volontari divisi in maschi e femmine. Nessuno dei 2 composti mostra un chiaro effetto eccitante o deprimente, ma entrambi hanno amplificato il buon umore nelle donne mentre l'hanno diminuito negli uomini. Come dire che, in presenza di altri stimoli determinanti, queste molecole agiscono da modulatori, positivi nella donna e negativi nell'uomo, di certe reazioni psicologiche. Nel gruppo femminile l'esperimento è stato ripetuto sciogliendo l'androgeno in olio di chiodi garofano, un'essenza sgradevole, e le reazioni sono state meno negative del previsto. Tuttavia i 2 steroidi utilizzati non si trovano solo nel sudore ma anche in altri fluidi biologici e la loro azione è modesta, perciò non possono ancora essere definiti feromoni.
La patente di feromone giunge pochi mesi più tardi, grazie ad un'equipe di psichiatri della University of Utah School of Medicine, che dimostrano come l'androstadienone secreto dal maschio abbia un effetto selettivo sulla femmina. Un gruppo di 40 donne riceve, senza saperlo, lo steroide oppure un placebo, somministrati direttamente nel canale vomeronasale. Gli effetti sono evidenti: riduzione del nervosismo, della tensione e dei sentimenti negativi, solo nel gruppo trattato con l'ormone.
Più sottile l'ultima ricerca, datata 2001, del Karolinska Institute in Svezia, dove le reazioni a presunti feromoni sono state studiate, in entrambi i sessi, con l'ausilio della PET (positron emission tomography), strumento che fornisce immagini dettagliate del cervello. Donne e uomini hanno odorato, rispettivamente, androstadienone ed estratetraene mentre il tomografo fotografava le aree cerebrali. In entrambi i casi lo strumento ha evidenziato un'attivazione dell'ipotalamo, la stessa area che in molti animali riceve i segnali dall'organo vomeronasale e li elabora, traducendoli in comportamenti sessuali diversi. Da qui l'ipotesi che anche gli esseri umani possano influenzare reciprocamente i propri atteggiamenti sessuali e i sistemi riproduttivi.

La realtà
A conti fatti gli esperimenti sono pochi, poche le persone coinvolte, troppo pochi i dati per trarre delle conclusioni. Certo gli scienziati continuano ad indagare ma, per ora, sembra molto probabile che i feromoni nell'uomo rappresentino un reperto archeologico, una labile traccia di ciò che millenni fa doveva essere un sistema necessario per la sopravvivenza della specie, divenuto poi inutile e quindi quasi scomparso.
Fino a prova contraria, perciò, conviene diffidare di quanti vorrebbero vendere, a caro prezzo, feromoni in bottiglia dai presunti effetti afrodisiaci. Nulla vieta, invece, di continuare a profumarsi con quanto di più vario il mercato offre, per il proprio piacere e per difendere dall'estinzione quel che resta del nostro olfatto.

Elisa Lucchesini


Fonti
Nature 392, 177 - 179 (1998)

Hormones and Behavior 37 (1):57-78 (February 2000)

Psychoneuroendocrinology 25(3):289-99 (April 2000)

Neuron 31(4): 661-8 (August 2001)



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