Stop alla chimica cattiva

02 dicembre 2005

Stop alla chimica cattiva



Il caso del latte Nestlè sequestrato dal Corpo Forestale dello Stato per la presenza di una sostanza estranea, ne è una conferma. Nel testo del regolamento europeo REACH l'industria chimica è riuscita a ottenere delle esenzioni che le consentiranno di continuare a produrre dei composti, senza dover fornire informazioni di base sulla loro sicurezza sanitaria. Nel caso specifico l'IsopropilThioXantone (ITX), un fotoiniziatore di inchiostri impiegato nella fabbricazione delle confezioni in TetraPak a stampa off-set. Il testo approvato dopo tre anni di discussioni era però assolutamente necessario. Basti pensare che tra il 1930 e il 2000 la produzione globale di sostanze chimiche è aumentata da 1 a 400 milioni di tonnellate l'anno e che negli ultimi 50 anni l'uomo ha immesso nell'ambiente circa 80 mila nuove sostanze chimiche. E le materie chimiche si trovano praticamente ovunque: dai pesticidi ai cosmetici, dai biberon ai computer. Poco si sa però sugli effetti che alcune di esse possono avere sulla salute umana. Quello che si sa è che molte sono pericolose per la salute dell'uomo e del pianeta; sono accertati, per esempio, problemi riproduttivi negli animali e un aumento del numero di persone affette da tumore e allergie per esposizione alle sostanze chimiche. Le nuove norme, secondo Catherine Day, direttrice generale del dipartimento Ambiente della Commissione Europea, potrebbero salvare 4500 persone all'anno in Europa. Ma in che cosa consiste REACH e quali sono le sue caratteristiche fondamentali? Per capirne di più ci si è rivolti a Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace, una delle associazioni che più si stanno battendo per una regolamentazione in questa materia.

Il sistema REACH
"REACH - spiega la Polidori - è una proposta di regolamentazione europea, che ha l'obiettivo di "catalogare" le sostanze chimiche prodotte, per poter gestire meglio la situazione". Non esistevano già altri regolamenti in materia? "Ci sono - risponde l'esponente di Greenpeace - ma sono molti. Il tentativo della nuova legislazione è quello di uniformarle e metterle, in qualche modo sotto lo stesso tetto". In sintesi i produttori di sostanze chimiche saranno obbligati a inviare un dossier a un'agenzia centrale in cui saranno registrati i dati sulla sicurezza di tutte le sostanze chimiche prodotte in una quantità superiore a una tonnellata l'anno. Gli scienziati valuteranno i dati relativi alla sicurezza di una grande quantità di sostanze. Infine le sostanze chimiche molto pericolose saranno eliminate e sostituite da alternative più sicure. "Un aspetto quest'ultimo - riprende la Polidori - che ci sta particolarmente a cuore. Si chiama principio di sostituzione ed è quello in base al quale esiste l'obbligo di sostituzione dei composti pericolosi con alternative più sicure quando disponibili". Abbiamo parlato di ITX, ma molte altre sono le sostanze delle quali non si conosce l'impatto sanitario e ambientale. Per esempio? "Gli ftalati, cioè gli elementi ammorbidenti del PVC una volta utilizzati per i giocattoli di plastica". E che rischi comportano? "Secondo numerosi studi e ricerche scientifiche - puntualizza la responsabile inquinamento di Greenpeace - possono avere conseguenze nocive su importanti organi come fegato e reni e possono essere dannosi per il sistema riproduttivo. Ora nei giocattoli sono stati banditi, ma esistono molte attrezzature mediche, per esempio, nelle quali ancora si utilizzano". I tempi per l'entrata in vigore di REACH, comunque, sembrano ancora piuttosto lunghi. E' così? "Se tutto andasse come deve - dice la Polidori - tra fine del 2006 e inizio del 2007 dovrebbe terminare l'iter legislativo e il testo entrare in vigore. Ma già la prima lettura è stata molto ritardata. Del resto la lobby industriale tende a rallentare il processo. Basti pensare che il Consiglio sulla Competitività previsto per fine novembre è stato posticipato al 19 dicembre". Quanto all'impatto economico? "Esiste uno studio - conclude Vittoria Polidori - commissionato da ETUC (confederazione europea dei sindacati) all'Università di Sheffield, secondo il quale con REACH si eviterebbero 90000 casi all'anno tra malattie respiratorie e irritazioni epidermiche (per esposizione professionale) con un abbattimento delle spese di 90 miliardi di euro in 30 anni". E se si pensa che il programma dovrebbe costare dai 2,8 ai 5,2 miliardi di euro e che i costi "imposti" all'industria non dovrebbero superare lo 0.05 del fatturato annuo, gli effetti sulla salute dovrebbero ripagare abbondantemente. No?

Marco Malagutti

Fonte
Pickvance S et al. The impact of REACH on occupational health. University of Sheffield

Aggregate Exposures to Phthalates in Humans. Health Care Without Harm



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