Flebite: In gamba con il laser

04 maggio 2015

Flebite: In gamba con il laser



Le patologie da reflusso venoso visibili sulle gambe sono molto spesso causate da problemi che interessano unaltra zona della gamba. Le vene sono canali sottili che trasportano il sangue verso il cuore. Vengono compressi dalla muscolatura circostante che si contrae permettendo al sangue di superare una serie di valvole di sicurezza che ne impediscono il reflusso e garantiscono lavanzamento in una sola direzione. Se queste valvole smettono di funzionare correttamente il flusso sanguigno torna indietro e ristagna nella gamba.
Linefficienza delle valvole si verifica più comunemente nella grande vena safena, una delle vene più grandi che mette in connessione molte vene superficiali, ed è questa la causa più frequente delle patologie da reflusso venoso.

Rapido e indolore
Esistono diverse metodiche per trattare e risolvere questa disfunzione che si manifesta con gonfiori nelle aree della gamba in cui il sangue si accumula. La più recente, e a detta degli specialisti anche molto efficace, è la tecnica che sfrutta il laser. Tecnicamente si chiama ELVeS ovvero Endovenous Laser Treatment, e si esegue con unanestesia locale molto simile a quella usata dai dentisti per addormentare soltanto larea da trattare. Si incide leggermente la pelle per far penetrare un ago estremamente sottile che viene introdotto nella grande vena safena, allaltezza del ginocchio. Contemporaneamente viene inserita anche una guaina che viene fatta avanzare fino allaltezza del femore, allinterno di essa viene fatta scivolare la fibra ottica. Tutta loperazione viene eseguita sotto controllo ecografico. Quando la luce laser verrà attivata la fibra e la guaina vengono arretrate molto lentamente, anche di 2-3 mm ad ogni pulsazione laser. In seguito alla rimozione della fibra e della guaina, il paziente viene fasciato con un bendaggio a compressione che deve essere tenuto per 3 giorni; quindi subito dopo il trattamento deve camminare per 20 minuti. Un collant a compressione di classe II deve esser indossato per sette giorni. Durante questo periodo si possono riprendere le normali attività evitando bagni caldi o allenamenti ginnici intensi. Qualsiasi disturbo dopo il trattamento può essere alleviato con analgesici da banco diversi dallaspirina.

Efficacia provata
La tecnica è sicuramente la meno invasiva rispetto alle altre disponibili e proprio per questo non è doloroso, non lascia cicatrici ed è più rapida sia da eseguire sia nel recupero post intervento. Inoltre sono poche le categorie di pazienti che non possono accedervi, per esempio non è indicato per chi ha trombi o aneurismi nel segmento di vena interessato dal trattamento, e neanche per chi soffre di patologie arteriose periferiche.
LELVeS è stata introdotta, come terapia delle vene varicose, nel 2001 e i risultati degli studi sono positivi. La ricerca clinica conferma unefficacia, a breve e medio termine, del 95-97%, in un caso anche del 100% con un follow up di 1 mese. La percentuale di casi da trattare nuovamente è piuttosto contenuta, raggiunge il 3-4% e tende a risolversi con il secondo intervento. Nessuna equipe di lavoro ha registrato eventi avversi particolarmente gravi: in pochi casi si sono verificate bruciature della pelle ma durante la fase di estrazione della fibra laser dal punto di inserimento; rarissima la parestesia locale; assenti trombi e altre complicanze maggiori o minori.
Sono molti i pazienti che ricorrono a questa tecnica per risolvere problemi estetici che però in questo caso, come in altri, non prescindono da quelli medici.

Simona Zazzetta

Fonti
Elias SM, Frasier KL. Minimally invasive vein surgery. Mt Sinai J Med. 2004 Jan;71(1):42-6.

Navarro L, et al. Endovenous laser: a new minimally invasive method of treatment for varicose veins--preliminary observations using an 810 nm diode laser. Dermatol Surg 2001 Feb;27(2):117-22

Gerard JL, et al. Feasibility of ambulatory endovenous laser for the treatment of greater saphenous varicose veins: one-month outcome in a series of 20 outpatients. J Mal Vasc 2002 Oct;27(4):222-5



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