Vivente e nuovo di zecca

04 maggio 2015

Vivente e nuovo di zecca



Il percorso della ricerca genetica ha finora seguito due principali direzioni: se da una parte si cercava di leggere e interpretare il linguaggio scritto nei geni, dallaltra il tentativo era modificare il DNA per migliorare, guarire o usare per esperimenti un essere vivente. Inoltre, si è parlato a lungo di clonazione, ma pur sempre partendo da un essere già esistente. Oggi sta per essere compiuto un nuovo passo, creare un nuovo organismo: un organismo geneticamente creato. Il ''papà'' della nuova creatura è Craig Venter, noto per essere promotore e fautore principale del Progetto Genoma Umano.
Lo scenario potrebbe essere quello di un film di fantascienza ma il progetto è invece realistico e, nei limiti, anche semplice da realizzare considerando le tecnologie disponibili.

Una cellula semplice
Linteresse di Venter e di Hamilton Smith, Nobel per la fisiologia e la medicina, è stato catturato da un piccola forma di vita autonoma, il Mycoplasma genitalium, un batterio che vive nei tratti genitali umani e provoca uninfiammazione delluretra. La particolarità di questo patogeno unicellulare è la sua semplicità: possiede il genoma più piccolo di tutti gli organismi a vita libera.
Con la stessa tecnica usata per il genoma umano, i ricercatori hanno impiegato tre mesi per sequenziarlo, cioè leggerlo, trovando meno di 500 geni codificanti per proteine. Si sono poi domandati se un genoma così limitato potesse essere ancora compatibile con la vita se privato di altri geni, per esempio di 200 geni. Lobiettivo era cercare una forma di vita basata su un corredo genomico minimo e i 200 geni sottratti non sembravano essere indispensabili: in condizioni controllate, 300 geni rimanenti erano sufficienti per una cellula vivente decisamente basic.

Vita artificiale
Tutto ciò accadeva alla fine degli anni 90, ma il progetto fu accantonato per lasciare spazio alle imprese della Celera Genomics Corp.
Bisognerà aspettare gli inizi del 2002 perchè Venter lo riporti allattualità: nel novembre 2002 arriva un ingente finanziamento dal Dipartimento per lEnergia, per lIBEA, Institute for Biological Energy Alternatives di cui egli è presidente, e Hamilton il direttore.
Lattuale progetto prevede una sorta di ''svuotamento'' della cellula del Mycoplasma dal suo genoma che sarà sostituito con materiale genetico artificiale, somigliante a un cromosoma normale, che contiene le informazioni basilari, necessarie alla sopravvivenza della cellula, cioè solo 300 geni.
Il cromosoma artificiale sarà inserito nella cellula vuota, la cui capacità di sopravvivenza e di riproducibilità dovrà essere testata su particolari terreni di coltura preparati in laboratorio. Latto finale dellopera sarà linserimento di geni allinterno del cromosoma sintetico che metteranno la cellula in condizioni di compiere determinate attività.
Per quanto limpresa abbia tutta laria di essere astratta ricerca di base, in realtà si inserisce nella politica dellIBEA rivolta a soluzioni alternative per affrontare il problema delle emissioni di anidride carbonica e della creazione di fonti di idrogeno, il combustibile del futuro.
I due aspetti del problema sembrano essere simultaneamente risolti da questa creatura artificiale conferendole la capacità amplificata di demolire anidride carbonica come substrato energetico e produrre idrogeno come prodotto di scarto.
Se il processo venisse riprodotto su scala industriale questi microrganismi ingegnerizzati abbatterebbero le emissioni di anidride carbonica degli impianti energetici.

Interrogativi aperti
Chiaramente questo è solo uno dei risvolti possibili del lavoro dellIBEA, ne esistono molti altri e non così immediati. Innanzitutto esiste un problema etico: gli scienziati hanno il diritto morale di poter creare un nuovo organismo? Il comitato etico chiamato a rispondere, formato tra laltro, da un sacerdote e un rabbino, ha decretato che il progetto è eticamente accettabile perchè lobiettivo finale è il benessere dellumanità.
Altra questione sollevata è il rischio di contaminazione se il microrganismo dovesse sfuggire al controllo e disperdersi nell'ambiente, in fondo il Mycoplasma è pur sempre un patogeno. I ricercatori assicurano, però, che lingegnerizzazione ha contemplato questa evenienza, rendendo il microrganismo incapace di vivere al di fuori delle condizioni di laboratorio.
Il mondo scientifico, infine, ritiene che sarà necessario esercitare un controllo sulla divulgazione e quindi sulle pubblicazioni delle procedure usate: ipotetiche armi di distruzione biologiche potrebbero essere elaborate usufruendo delle stesse tecniche.
Rimane da chiedersi se i ricercatori abbiano fatto i conti con levoluzione, un fenomeno difficile da controllare di cui la specie umana è la massima espressione; in fondo il mondo, allinizio non era certo un ambiente ospitale alla vita

Simona Zazzetta

Fonti
Washington Post


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