Quali rischi per la salute?

23 maggio 2008

Quali rischi per la salute?



La popolazione del pianeta è triplicata in due secoli, ma la produzione e i consumi materiali sono sestuplicati negli ultimi cinquant'anni. Ma il pianeta ha una capienza infinita? Il dubbio è legittimo e le recenti vicende di cronaca in Campania non fanno che rafforzarlo. Sul fronte rifiuti, infatti, ogni italiano, in ogni anno della propria vita, "fabbrica" in media 600 kg solo di spazzatura casalinga: di cui 50 kg all'anno di plastiche, 20 kg di metalli, 30 kg di prodotti velenosi non combustibili, 60 kg di vetro. E si parla solo dei rifiuti solidi urbani, se si aggiungono i rifiuti industriali e le scorie dell'agricoltura, il quadro si fa ancora più preoccupante. Anche perché il tutto deve essere distrutto, quando non riciclato. In un quadro generale complesso la situazione napoletana è sfuggita completamente al controllo. Creando la situazione che è sotto gli occhi di tutti. Ma esistono rischi per la salute? Il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio li nega "A Napoli - ha detto Fazio - ci troviamo in una gravissima situazione ambientale. Però, per quanto strano possa sembrare, dal punto di vista della salute la situazione è tutto sommato sotto controllo. In ogni caso abbiamo predisposto una serie articolata di interventi che scatteranno in città nelle prossime ore".

Non c'è identità di vedute
Sui rischi non c'è identità di vedute. Il commissario all'Ambiente dell'Unione Europea, Stavros Dimas, per esempio, ha lanciato un monito all'Italia: "Le autorità devono agire rapidamente per mettere fine a una situazione che presenta alti rischi per la salute pubblica". E aggiunge "non possiamo aspettare la sentenza della giustizia europea. Potrebbero passare mesi, e invece a Napoli c'è bisogno di una risposta immediata. I rischi per la salute e l'ambiente sono troppo alti, bisogna agire rapidamente". E anche il presidente dell'Ordine dei medici di Napoli Scalera è sulla stessa lunghezza d'onda e lancia l'allarme sanitario anche in relazione all'aumento dei topi. A chi credere, perciò, esiste o no l'allarme? E quali sono i possibili rischi per la salute? In linea teorica, come ha spiegato lo stesso sottosegretario alla Salute in un'intervista al quotidiano la Repubblica, i danni possono venire da tre parti: dai rifiuti urbani, che con la fermentazione, favorita dal caldo, possono produrre germi nocivi; da sostanze tossiche che si producono durante il ciclo di smaltimento, come la diossina; da sostanze cancerogene che aumenterebbero la mortalità per cancro e le malformazioni nelle popolazioni che vivono vicino alle discariche abusive.

Germi nocivi e diossina
Il primo problema è quello che sembra meno preoccupante. Gli eventuali germi nocivi sono microrganismi anaerobi, che si riproducono e vivono in assenza di ossigeno, il che rende impossibile la trasmissione delle malattie per via inalatoria. Gli altri due aspetti sono quelli più studiati e quelli potenzialmente più minacciosi. Le sostanze tossiche per cominciare, la diossina in particolare. A dire del sottosegretario Fazio per ora i tassi riscontrati sono bassi. Ma il rischio potrebbe aumentare e stando a una ricerca, resa pubblica dall'istituto statale di sorveglianza sanitaria francese sono accertati i danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. La diossina penetra all'interno delle cellule da dove va a inceppare uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.

Capitolo cancro
Sull'argomento la letteratura si fa più fitta e contrastata. Una recente indagine ha rivelato un aumento di mortalità per tumori nell'area a nord est di Napoli, da tempo sede di discariche illegali. In particolare tumori epatici. Uno studio condotto nella stessa zona e commissionato dal Dipartimento della Protezione Civile all'Organizzazione Mondiale della Sanità ha rilevato un'impennata dei tassi di mortalità generale del 12% tra le donne e del 9% tra gli uomini rispetto a centri delle medesime province in cui l'incidenza del fenomeno è minore. Lo stesso gruppo di comuni considerato presenta un aumento del rischio di malformazioni congenite dell'apparato uro-genitale e del sistema nervoso che supera l'80%. Esistono poi diversi studi europei che rivelano, nell'ambito delle patologie tumorali, correlazioni con la presenza di inceneritori. Ma gli studi in quest'ambito sono discordanti. Esiste, per esempio, una ricerca britannica effettuata con lo scopo di valutare l'incidenza di varie tipologie di cancro in una popolazione che vive in prossimità di impianti di incenerimento, che ha evidenziato un rischio aggiuntivo estremamente basso di contrarre il cancro a causa di questa vicinanza. E uno studio commissionato negli anni 2001-2004 dall'allora ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, ha rivelato come la tecnologia di termovalorizzazione sia ormai affidabile e sostenibile. Inoltre quando gli impianti sono a norma, i rischi di insorgenza di malattie tumorali nella popolazione sono abbattuti drasticamente. I risultati, perciò, non sono univoci. Quello che risulta chiaro - e che il sottosegretario Fazio ha confermato - è che le discariche abusive, che in Campania non mancano, rappresentano un rischio reale.

Marco Malagutti

Fonti
Ufficio stampa CNR

Ufficio stampa AISF

Repubblica, 21 maggio 2008



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