Flebite: prevenzione

04 maggio 2015

Flebite: prevenzione



Prima di giungere a terapie invasive (sclerosanti, chirurgia) si può fare molto sul fronte della prevenzione sia della flebite sia delle sue complicanze. Prevenire significa mettere in atto semplici accorgimenti che, aiutando a mantenere in buona salute l'apparato cardiocircolatorio, sono consigliati a tutti e, in maniera particolare, ai soggetti predisposti alle malattie vascolari. Ciononostante le varici possono svilupparsi ugualmente, specie nelle donne, ma questo non deve allarmare: l'angiologo può consigliare la terapia più adatta per ridurre il gonfiore degli arti e limitare la progressione della malattia.

Che cosa fare
Camminare almeno un'ora al giorno, a passo lungo e svelto. La regola fondamentale per la buona salute delle gambe è quella di tenerle in movimento. Camminare, salire e scendere le scale, fare esercizi di flessione ed estensione degli arti inferiori serve per tonificare i muscoli, mantenere solide le strutture ossee, stimolare l'apporto arterioso e, soprattutto, favorire il ritorno del sangue venoso verso il cuore. Il piede funziona un po' come una spugna, capace di raccogliere il sangue venoso e di spremerlo lungo le vene delle gambe. La deambulazione stimola, inoltre, la cosiddetta pompa muscolare: lo spostamento alternato del peso del corpo da un piede all'altro provoca la contrazione dei muscoli del polpaccio, che spingono ulteriormente il sangue venoso verso il cuore.

Al lavoro
Stare a lungo fermi in piedi è particolarmente dannoso per le gambe, così come stare troppo tempo seduti. Se si svolgono attività che costringono a stare molte ore in piedi, sollevarsi spesso sulle punte, questo semplice movimento facilita la risalita del sangue, e spostare il peso alternativamente sull'una o sull'altra gamba ogni 2-3 minuti. Questo consiglio vale per le casalinghe, i commercianti, i parrucchieri, gli insegnanti, i camerieri, i chirurghi e alcuni artigiani.
Chi, invece, svolge un lavoro sedentario deve evitare di accavallare le gambe e alzarsi in piedi ogni ora per sgranchire le gambe. Restando seduti, poi, giova sollevare alternativamente e rapidamente il tallone e la punta di ciascun piede.

Lo sport
Il nuoto è lo sport d'elezione per prevenire i disturbi circolatori, anche in gravidanza, quando possibile, una bella nuotata è sempre consigliata. Al mare o in piscina: l'acqua fresca favorisce la vasocostrizione, quindi il ritorno venoso, e svolge un massaggio tonificante sulle gambe, favorendo lo svuotamento delle vene del sistema superficiale. Infine, la posizione orizzontale e i movimenti ritmici e alternati, caratteristici del nuoto, promuovono una dolce attivazione delle pompe venose muscolari.
Altri sport da preferire sono tutti quelli che si basano su movimenti dolci, come la marcia, la bicicletta, la ginnastica a corpo libero; attività comunque da non praticare a livello agonistico. Non sono adatti, invece, gli sport che richiedono sforzi intensi, rapidi e improvvisi e comportano il rischio di traumi e cadute, come il calcio, lo sci, l'equitazione e il tennis.

Sovrappeso
L'obesità contribuisce alla comparsa e al peggioramento delle varici, favorisce il gonfiore delle gambe, la sensazione di pesantezza agli arti inferiori e accentua i dolori artrosici del piede, del ginocchio e dell'anca, compromettendo la correttezza dei movimenti. Quindi bisogna cercare di mantenere un peso equilibrato, evitare l'abuso di alcolici, che induce vasodilatazione periferica, e combattere la stipsi: l'aumento della stasi intestinale, infatti, incrementa la pressione intra-addominale con conseguente peggioramento di varici ed emorroidi.

Igiene personale
Mantenere, quanto più possibile, la cute fresca, pulita e idratata. Evitare i pediluvi e i bagni in acqua troppo calda, l'esposizione ravvicinata a qualsiasi fonte di calore come stufe, termosifoni, camini, borse d'acqua calda. Evitare anche saune, bagni turchi, fanghi, sabbiature e cerette depilatorie a caldo. Preferire la doccia al bagno, perchè è più difficile che l'acqua calda corrente provochi dilatazione delle vene delle gambe. Non fumare: il fumo danneggia anche le pareti dei vasi

A letto
Dormire in posizione distesa, con i piedi sollevati di qualche centimetro (5-8 cm) rispetto al cuore,
la soluzione più semplice è quella di mettere degli spessori sotto ai piedi del letto (un paio di grossi libri, due mattoni). Altra possibilità è quella di inserire tra la rete e il materasso particolari cuscini a sezione triangolare, reperibili in commercio. Sconsigliato, invece, il fai da te con cuscini tradizionali che, muovendosi, non offrono una superficie di appoggio stabile ed uniforme. Appoggiando i piedi sul cuscino si rischia, inoltre, di lasciare il ginocchio sospeso nel vuoto, e questa posizione blocca la vena (poplitea) che si trova nell'incavo del ginocchio e riduce il flusso di sangue negli arti inferiori.
Per gli stessi motivi è poco salutare stare seduti, magari guardando la televisione, con i piedi appoggiati a sgabelli o tavolini bassi.
Durante i periodi di forzata immobilità a letto (gravidanza difficile, lunghe malattie, ospedalizzazione) muovere ripetutamente gli arti inferiori, soprattutto effettuando flessioni ed estensioni dei piedi verso le gambe, facendo frequenti e profonde inspirazioni.

Abbigliamento
Evitare indumenti troppo stretti o elastici, come jeans attillati, fuseaux, panciera, giarrettiere, gambaletti e calze autoreggenti, che creano un ostacolo al deflusso venoso. Indossare vestiti comodi, freschi e leggeri e preferire i collant o le calze con reggicalze alla vita.
Un corretto appoggio della pianta del piede è fondamentale per il buon funzionamento della pompa venosa: anche una scarpa comoda e a pianta larga può influire positivamente sul deflusso venoso. In caso di piede piatto, ad esempio, l'appoggio deve essere ottimizzato con un plantare adeguato. Scarpe strette o a punta, senza tacco o con tacchi molto alti non andrebbero indossate per molte ore. Se i tacchi sono troppo alti, infatti, tutto il peso del corpo è distribuito sugli avampiedi, se i tacchi sono troppo bassi, il peso si distribuisce su tutta la pianta ed il tendine di Achille rimane esteso; in entrambi i casi il piede non svolge correttamente la sua funzione di pompa
Per una migliorare traspirazione del piede è preferibile una buona calzatura in cuoio, piuttosto che scarpe in tela o materiale sintetico; limitare anche l'uso di stivali che comprimono e surriscaldano piedi e gambe.

In viaggio
Per i piccoli spostamenti è sempre meglio rinunciare alla comodità dei mezzi di trasporto e andare a piedi. Durante i viaggi in automobile accomodarsi sul sedile posteriore, allungando le gambe e cercando di scendere ogni paio di ore per una breve passeggiata. Se non si possono distendere, almeno non restare a lungo seduti con le gambe penzoloni, non indossare indumenti stretti e, alla fine del viaggio, distendersi con le gambe sollevate per un'ora circa. Durante i viaggi in treno o in aereo tenere le gambe rialzate e alzarsi spesso per camminare.

In vacanza
Preferire climi freschi e secchi, come quelli di montagna. D'estate, quando fa molto caldo, bagnarsi le gambe con frequenti docce fredde, muovendo il getto dal basso verso l'alto.
Al mare evitare di esporre le gambe al sole stando sdraiati e immobili, soprattutto durante le ore più calde: l'esposizione diretta ai raggi solari provoca vasodilatazione, che aggrava l'insufficienza venosa e potrebbe favorire la comparsa di teleangectasie. Ci si può abbronzare lo stesso, e in maniera più omogenea, facendo lunghe passeggiate nelle ore meno calde; le creme solari, infatti, proteggono la pelle dalle scottature ma non le impediscono di assorbire il calore dei raggi solari.
Camminare nell'acqua del mare, con il corpo immerso fino al bacino, è molto salutare perchè esercita una compressione decrescente dal basso verso l'alto; inutile se non dannoso, invece, passeggiare sulla battigia facendosi massaggiare le caviglie e le gambe dalle onde

Calze a compressione graduale
Sono il presidio terapeutico più importante: utile sia per la prevenzione sia per la terapia. Caratteristica fondamentale di queste calze è quella di esercitare una pressione elevata a livello della caviglia, che poi decresce salendo verso la coscia. Questa contropressione esercitata dall'esterno favorisce il ritorno venoso e il drenaggio linfatico, quindi sostiene le pareti venose, allontana le scorie tossiche e riduce l'edema. La pressione esercitata si misura in millimetri di Mercurio (mmHg) e non è direttamente proporzionale ai denari (Den), che indicano, invece, lo spessore del tessuto. Controllare sempre sulla confezione che siano indicati i valori di pressione, e che siano decrescenti dal basso verso l'alto, in caso contrario le calze non offrono nessun particolare beneficio.
Le calze riposanti esercitano una compressione modesta alle caviglie, tra 6 e 20 mmHg, sono indicate soprattutto per prevenirelo sviluppo di problemi circolatori in persone con uno o più fattori di rischio e per attenuare la sensazione di pesantezza e di affaticamento alle gambe. In genere sono leggere, trasparenti e disponibili in un'ampia gamma colori, ma risultano poco resistenti allo strappo, allo sfregamento e alle smagliature. Possono essere indossate in qualsiasi momento della giornata e sono consigliate a chi trascorre molte ore in piedi.
Le calze contenenti invece rappresentano una vera e propria terapia, come tale devono essere acquistate seguendo le precise indicazioni del medico. Una compressione troppo lieve, infatti, sarebbe inutile, d'altra parte una compressione eccessiva sarebbe controproducente, perchè ostacola la circolazione. Le calze contenenti assicurano una compressione alla caviglia che parte da 20 mmHg e può superare i 50 mmHg, sono indicate quando le varici sono già presenti e sono accompagnate da edemi; devono essere indossate al risveglio, prima cioè che le gambe possano gonfiarsi.
Riposanti o contenenti, secondo le specifiche necessità, si possono usare anche in gravidanza: ci sono in commercio modelli specifici per il periodo della gestazione.
Per i casi più seri e per i postumi di interventi chirurgici, invece delle calze si usano bende o fasce elastiche ad elevata compressione, la fasciatura in questo caso dovrà essere effettuata direttamente dal medico.

Terapie alternative
Linfodrenaggio manuale
Specifica tecnica manuale rivolta al drenaggio del liquido linfatico, contemporaneamente svolge anche un'azione sul sistema venoso. E' indicato in caso di: linfedema degli arti dal 1° al 5° stadio, flebedema, edema post-traumatico o post-chirurgico (chirurgia plastica o venosa), ulcera flebolinfatica.
Linfopress o pressoterapia
Sfrutta gli stessi principi del linfodrenaggio ma la compressione esterna è ottenuta con dei gambali in cui viene insufflata aria; favorisce il ritorno venoso e riduce l'edema.
Endermologie
Studiata e progettata in Francia negli anni '70 ed inizialmente destinata a trattamenti di fisioterapia cutanea (cicatrici, ustioni), è una tecnica di trattamento elettivo del tessuto connettivo sottocutaneo, le cui indicazioni attuali si rivolgono alla medicina estetica, alla chirurgia plastica ed alle manifestazioni d'insufficienza microcircolatoria, siano esse arteriose, venose o linfatiche.
L'Endermologie è un particolare tipo di massaggio meccanico, effettuato con una sofisticata apparecchiatura che si avvale di rulli, esercitanti una pressione positiva associata all'applicazione di pressione negativa su cute e strato sottocutaneo. L'associazione tra pressione positiva e negativa, ottenuta dai rulli montati su un manipolo, con il movimento rotatorio applicato a quest'ultimo provoca una distensione verticale del tessuto connettivo, tale da determinare una ridistribuzione del grasso sottocutaneo. Tutto questo porta ad un rimodellamento del contorno cutaneo, e stimola la corretta progressione della circolazione linfatica, il metabolismo e la vascolarizzazione tessutale. Quindi, oltre all'effetto estetico, si ottiene la depurazione dei tessuti in maniera analoga alla tecnica di linfodrenaggio.
Le peculiarità fisico-meccaniche di quest'apparecchiatura consentono interventi terapeutici rivolti a varie patologie, a differenti tessuti o differenti fasi di una patologia complessa. Esistono protocolli terapeutici specifici per affezioni particolari, quali linfedemi, postumi cicatriziali delle ustioni, insufficienza venosa cronica, anomalie della cicatrizzazione cutanea.
In patologia venosa e linfatica questa metodica consente di ampliare le possibilità offerte dal tradizionale drenaggio linfatico manuale, superando il concetto di svuotamento dei vasi e sostituendolo con il momento di stimolazione metabolica e ristrutturazione tessutale.
L'Endermologie, grazie alla di stimolazione diretta sull'attività del tessuto connettivo e al miglioramento del flusso artero-venoso e linfatico, viene utilizzata nei protocolli terapeutici dei linfedemi, in particolare quelli di stadio più avanzato, che non rientrano in clinostatismo (cioè restando coricati) e con alterazioni tessutali tali da determinare ripercussioni a livello cutaneo, oltre che sottocutaneo.

Elisa Lucchesini

Fonti e approfondimenti

Gambe in gamba

Pianeta salute

Salute Donna

Saninforma

S.I.D.S.



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