Danni trasfusionali

04 maggio 2015

Danni trasfusionali



Si pensa di fare un semplice esame o un'operazione per tornare in salute e, invece, ci si ritrova a contrarre una malattia: sembra assurdo, ma è proprio quello che è successo a 351 pazienti che hanno contratto l'Aids o l'epatite B o C dopo una trasfusione. A pagare sarà il Ministero della Sanità, con un risarcimento ai malati e ai familiari di pazienti ormai deceduti: è questa la sentenza definitiva del tribunale civile di Roma, che stabilisce il diritto al risarcimento integrale indipendentemente dal momento di contrazione del virus. La somma del risarcimento è ancora da stabilire e andrà ad aggiungersi all'indennizzo stabilito dalla legge 210 del '92 e 238 del '97, che attribuisce la somma di circa 1 milione di lire al mese per gli emofiliaci che hanno contratto il virus dell'Aids e 150 milioni per gli eredi delle persone infettate decedute.
La sentenza rappresenta l'''atto finale'' di una vicenda che va avanti già dal 1993, anno in cui le denunce dei 351 emofiliaci hanno causato all'Italia una penale di 24 miliardi di lire, sancita dalla Corte europea dei Diritti umani di Strasburgo. All'accusa dei 351, si è poi aggiunta nel '98 quella di altre 400 persone che avevano presentato ricorso 5 anni prima. Il ricorso era dovuto al rimborso ritenuto irrisorio di 150 milioni stabilito dalla legge del '92, ma il Ministero della Sanità impugnò il procedimento e la Corte d'appello civile ne riconobbe la responsabilità con dei limiti temporali, dato che i test immunologici sul sangue da trasfusione erano stati introdotti in epoche differenti (nel 1978 per l'epatite B, nel 1985 per l'Hiv e nel 1988 per l'epatite C). Nel frattempo, il decorso della malattia ha causato la morte di 300 persone: 100 dei 351 soggetti che hanno intentato causa e ottenuto il risarcimento e 200 dei 400 che fecero causa nel 1993.

La sentenza
Con 45 pagine di sentenza, il Tribunale civile di Roma ha quindi riconosciuto come responsabile del sangue infetto il Ministero della Sanità. Responsabilità che, tra l'altro, origina già dagli anni '70, quando ''lo stato delle conoscenze progressivamente raggiunte dalla scienza avrebbero dovuto indurre il Ministero della Sanità ad esercitare attivamente il dovere di controllare e di vigilare sulla sicurezza del sangue e dei suoi derivati distribuiti dal Servizio sanitario nazionale''. Secondo l'Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo, di cui è presidente l'avvocato Maria Lana, il Ministero è colpevole anche di ''non aver tenuto conto delle raccomandazioni del Consiglio d'Europa che, fin dagli anni '80, consigliava cautela e l'attuazione di un Piano sangue nazionale''. Inoltre, gli avvocati ritengono il Ministero responsabile anche ''per la diffusione di virus all'epoca ancora sconosciuti, come l'Hiv, poichè la loro diffusione si sarebbe comunque potuta prevenire con un attento controllo dei prodotti emoderivati''.
La sentenza del tribunale di Roma, quindi, va a scardinare i principi secondo i quali lo scorso dicembre 2000 era stata esclusa la responsabilità del ministero per le infezioni contratte prima che ci fossero certezze diagnostiche su epatite e Aids, ovvero prima che la scienza medica avesse introdotto i test immunologici.

I precedenti
Sempre negli anni '90 anche in Francia è emerso lo scandalo del sangue infetto. A differenza dell'Italia, però, la magistratura francese ha portato sul banco degli imputati e ha regolarmente condannato i responsabili ministeriali: si tratta di tre ex ministri socialisti, tra cui Laurent Fabius, presidente dell'Assemblea nazionale, che fu capo del governo tra l'84 e l'86. In Italia, al contrario, sono ancora aperte le istanze contro 27 indagati, tra i quali l'ex componente del consiglio superiore di sanità Dulio Poggiolini e gli industriali Guelfo e Paolo Marcucci, per il reato di epidemia colposa. I 27 avrebbero collaborato per introdurre in Italia plasma non testato proveniente da altri Paesi, destinato a trasfusioni e produzione di farmaci emoderivati. Le indagini sono iniziate nel 1995, con il sequestro della Guardia di Finanza di numerosi litri di sangue nei magazzini generali di Padova. Marcucci e Poggiolini, inoltre, sono accusati di esportazione di emoderivati ricavati da plasma non testato verso Paesi terzi, che sembrano essere i seguenti: Egitto, Israele, Svizzera, India, Romania, Taiwan, Turchia, Tunisia e, forse, altri Paesi ancora da individuare.
Altro caso scandaloso di commercializzazione di sangue infetto è emerso in Giappone, all'inizio degli anni '90. In quegli anni la magistratura scoprì che il Ministro della Sanità giapponese aveva aspettato il 1985 per vietare la commercializzazione di derivati delle sostanze non trattate con antivirus, nonostante fosse a conoscenza che questo avrebbe comportato il rischio di contaminazione da Hiv. La Corte distrettuale di Osaka, così, ha condannato nel febbraio 2000 tre ex presidenti di una casa farmaceutica: l'allora presidente della ditta Green Cros Corp. Renzo Matsushita (2 anni di reclusione), l'allora vice presidente Tadakazu Suyama (18 mesi di reclusione) e l'allora direttore esecutivo Takehiko Kawano (16 mesi di reclusione). Sempre in Giappone, però, sono ancora sotto processo altre due case farmaceutiche e alcuni ex burocratici del Ministero della Sanità per la diffusione di sostanze coagulanti ricavate dal sangue non sottoposto a trattamento antivirus, somministrato a migliaia di emofiliaci negli anni '80. Questo commercio illecito ha causato la morte di 500 giapponesi e quasi 2.000 infettati.

Legge 210/92 - Riassunto dei primi due articoli

Articolo 1

comma 1:
Chiunque abbia riportato lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di un'autorità sanitaria italiana ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge;

comma 2:
L'indennizzo sopra esposto spetta anche ai soggetti contagiati da Hiv a seguito di somministrazione di sangue e suoi derivati, nonchè agli operatori sanitari che, in servizio, abbiano riportato danni permanenti alla integrità psico-fisica conseguenti a infezione contratta a seguito di contatto con sangue e suoi derivati provenienti da soggetti affetti da infezione da Hiv;

comma 3:
I benefici sopra esposti spettano anche a coloro che risultano infettati da epatiti post-trasfusionali;

comma 4:
I benefici di cui alla presente legge spettano anche alle persone non vaccinate che abbiano riportato a seguito ed in conseguenza di contatto con persona vaccinata i danni di cui al comma 1; alle persone che per lavoro e per incarico del loro ufficio o per poter accedere a uno Stato estero si siano sottoposte a vaccinazioni che, anche se non obbligatorie, risultino necessarie; ai soggetti a rischio operanti nelle strutture sanitarie ospedaliere che si siano sottoposti a vaccinazioni anche non obbligatorie;

Articolo 2

comma 1:
L'indennizzo consiste in un assegno non reversibile determinato nella misura di cui alla tabella B allegata alla legge 29 aprile 1976 n° 177 (2), come modificata dall'art.8 della legge 2 maggio 1984, n° 111;

comma 2:
L'indennizzo ha decorrenza dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda;

comma 3:
Qualora sia derivata la morte della vittima, in sostituzione dell'indennizzo spetta un assegno una tantum di 50 milioni di lire da erogare ai soggetti a carico nel seguente ordine: coniuge, figli minori, figli maggiorenni inabili al lavoro, genitori, fratelli minori, fratelli maggiorenni inabili al lavoro;

comma 4:
Qualora la persona sia deceduta in età minore, l'indennizzo spetta ai genitori o a chi esercita la patria potestà.

Annapaola Medina

Fonti

Ministero della Sanità

Vaccinetwork - Associazione indipendente per una scelta terapeutica consapevole

CNNItalia

Unione forense per la tutela dei diritti dell'uomo



Cerca nel sito


Cerca in


Ricette  |  Farmaci  |  Esperto risponde  |
Cerca il farmaco
Potrebbe interessarti
L'esperto risponde