Emofilici in attesa

04 maggio 2015

Emofilici in attesa



Ad oggi vi sono ancora circa 700 pazienti emofilici in attesa di risarcimento da parte dello Stato per aver contratto l'epatite C e l'AIDS in seguito alla somministrazione di farmaci emoderivati infetti. Il dato è emerso nel corso di una conferenza stampa, svoltasi a Milano e organizzata dalla Federazione delle Associazioni Emofilici. Andrea Buzzi, rappresentante della Federazione, ha sottolineato come negli anni '80 gli unici farmaci disponibili in commercio per la terapia dei pazienti affetti da emofilia derivavassero da plasma umano. Tuttavia, la mancanza di controlli, ha fatto sì che numerosi pazienti ricevessero sangue contaminato da virus. Oggi, per fortuna, la situazione è diversa, grazie alla disponibilità di farmaci sicuri ottenuti mediante le moderne tecniche di DNA ricombinante.

L'antefatto
Le cifre parlano chiaro: dei 3500 emofilici affetti da una forma grave, e che quindi erano in terapia con emoderivati, 2000 sono stati infettati da HCV, 600 da HIV e 420 da entrambi i virus, con gravi conseguenze, in molti casi anche mortali.
La legge 210 del febbraio 1992 ha riconosciuto un indennizzo da parte dello Stato (pari a un vitalizio di circa 600 euro erogati ogni 2 mesi) a tutti i pazienti affetti da HCV o HIV da emoderivati che avevano presentato la domanda al Ministro della Sanità entro i termini prestabiliti: entro 3 anni, cioè, dall'emanazione della legge per i soggetti infettati da HCV ed entro 10 anni nel caso di HIV.
La cifra non è certamente delle più adeguate per chi è affetto da patologie così gravi, specie se si pensa al fatto che l'indennizzo non è retroattivo e non viene rivalutato in base alle tabelle annuali dell'Istat, cioè ad oggi la cifra è la stessa del 1992. Non sorprende, dunque, che molti di questi pazienti, a partire dal 1993, abbiano deciso di far valere le proprie ragioni in un'aula di tribunale per ottenere un vero e proprio risarcimento, intentando cause di gruppo nei confronti del Ministero della Salute che, proprio nella legge 210, aveva ammesso l'esistenza di un nesso causale tra le infezioni contratte e la somministrazione di emoderivati.
Nel 2003, i 700 emofilici che avevano citato in giudizio il Ministero della Salute hanno ottenuto un risarcimento per un valore complessivo di 350 milioni di euro, grazie alla sottoscrizione di una transazione (una sorta di accordo tra le parti) con lo Stato. Altrettante persone sono ancora in causa in diversi gradi di giudizio.

Promesse disattese
Tra i pazienti affetti da epatite C o AIDS dovute alla somministrazione di emoderivati infetti, non hanno ancora ricevuto un risarcimento tutti quelli che per problemi di ritardi burocratici non sono rientrati nella legge del 1992 e, quindi, non essendo in possesso del certificato di nesso causale non hanno potuto intentare la causa, e tutti i soggetti che pur essendo malati non hanno mai voluto per molteplici motivi iniziare una causa. Tra marzo e luglio di quest'anno si sono tenuti numerosi incontri tra i rappresentanti delle associazioni, i legali dei pazienti e i rappresentanti del Ministero della Salute per risolvere il problema ed ottenere una transazione con cifre simili a quelle distribuite nel 2003. Si è, così, giunti all'impegno che nella Finanziaria del 2008 si sarebbero inseriti i risarcimenti per i pazienti emofilici (rateizzati però in dieci anni, a differenza di quanto era accaduto nella passata transazione) e ampie rassicurazioni erano state fornite anche per quanto riguarda la rivalutazione Istat dell'indennizzo. Tuttavia, una volta varata la Finanziaria, ci si è resi conto che le promesse non erano state mantenute e che il risarcimento era previsto solo per gli emofilici che per ragioni ''di burocrazia'' non erano stati pagati nella precedente transazione. Infatti, tutti gli altri emendamenti all'articolo 33 sul tema emofilia sono stati rinviati alla discussione in Parlamento: una mossa per evitarne la bocciatura o una nuova speranza che vengano approvati in aula? Una modifica della legge, oltre che garantire il giusto risarcimento a questi pazienti ed evitare lunghi processi, potrebbe anche far risparmiare allo Stato ingenti somme, visto che ad oggi tutte le sentenze emesse dai tribunali italiani hanno condannato il Ministero della Salute al risarcimento, in quanto colpevole di non aver vigilato in modo efficace sulla sicurezza di questi farmaci salvavita.

Ilaria Ponte

Fonti
Conferenza stampa Fedemo, Milano 23 ottobre




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