La buona medicina richiede sangue

04 maggio 2015

La buona medicina richiede sangue



Per poter ''fare il suo mestiere'' oggi un ospedale ha bisogno di sangue, più di quanto ne avesse in passato. E non si sta parlando di realtà disagiate o penalizzate dal punto di vista tecnologico e assistenziale. E proprio nei grandi ospedali, nei centri di eccellenza che la carenza di donazioni si fa sentire in modo preoccupante. Questo il monito lanciato dallADSINT, lAssociazione dei Donatori di Sangue dellIstituto Nazionale dei Tumori di Milano. Le cifre, una volta tanto, parlano davvero da sole: nel 1997 listituto aveva raccolto 19062 unità di sangue e ne aveva trasfuse 8348; nel 2004 si prevede, a fronte di una raccolta di poco più di 17000 unità, un fabbisogno di oltre 15627. E evidente che le donazioni stanno calando e la richiesta aumenta. ''Inoltre, anche questo margine ridotto non è costante nel tempo, è il frutto di una media'' spiega il dottor Fernando Ravagnani responsabile della Divisione di Immunoematologia e servizio trasfusionale dellINT: ''perciò possono capitare anche momenti in cui si entra in sofferenza e si deve ricorrere agli altri ospedali''. Molti sono i motivi alla base di questa situazione ''Dal 2001 i criteri di selezione dei donatori sono divenuti giustamente più restrittivi, ma soprattutto è calato il numero dei donatori e la frequenza con la quale donano'' dice Renato del Compare, presidente dellADSINT. Il volontario può donare in media tre volte lanno, mentre la media delle donazioni è di 1,63. Cè un naturale turn-over dei donatori che, superati i 60 anni non possono più partecipare e mancano nuovi volontari, soprattutto nella fascia da 18 a 25 anni che oggi rappresenta soltanto il 6% dei volontari dellADSINT. ''Infine - sottolinea Del Compare - il 15% dei nuovi donatori non prosegue dopo il primo prelievo''.

Terapie più efficaci, maggiori richieste
Situazione drammatica, come si diceva allinizio, perchè è proprio il progresso in campo terapeutico e quindi una tendenza molto positiva a far crescere la richiesta. ''Oggi entrano in sala operatoria persone che per età e condizioni di malattia un tempo non sarebbero state trattate'' spiega il responsabile dellUnità operativa di Anestesia, Rianimazione e Cure Intensive, dottor Giovanni Terno. E poi non cè soltanto la chirurgia, anche se una realtà come lINT, che ha unintensa attività trapiantologica (poco meno di 30 trapianti di fegato lo scorso anno), deve far fronte a una richiesta enorme. ''Come chirurghi - conferma Natale Cascinelli, direttore scientifico dellINT - abbiamo visto ridursi enormemente il ricorso al sangue in sala operatoria, grazie al miglioramento delle tecniche che oggi consentono di ridurre la perdita di sangue e anche il ricorso a trasfusioni. Ma soprattutto in un istituto oncologico anche le cure mediche assorbono grandi quantità di sangue, basti pensare alla chemioterapia ad alte dosi''. Quindi è anche plausibile, come ha rilevato il dottor Luciano Bresciani, della Direzione Generale Sanità della Regione Lombardia, che possano esistere aree di spreco dovute a un uso improprio, ma questo non sembra davvero riguardare lINT e o gli altre centri di eccellenza.

Una situazione troppo frammentaria
Dalla discussione tra clinici e amministratori è peraltro emerso un dato generale preoccupante, cioè lesistenza di aree, soprattutto in provincia o nelle realtà meno popolose, in cui le donazioni vengono rifiutate, perchè gli ospedali locali sono ampiamente coperti nelle loro necessità e quindi non hanno interesse alla raccolta.
Qualcosa potrebbe cambiare con il nuovo Piano Sangue, quando verrà approvato, che tra laltro prevede incentivi anche economici alla raccolta e prevede finanziamenti anche per le campagne di sensibilizzazione dei cittadini. Nellattesa, la ADSINT ha lanciato il suo appello: nella sensibilità di chi sente il dovere di agire in modo socialmente utile deve entrare anche la donazione di sangue. Soprattutto tra i più giovani, tra i più attenti alla difesa dei diritti sociali e alla tutela della salute è strano che non faccia presa limportanza di questo gesto. Le cosiddette gare di solidarietà quando malauguratamente il sangue occorre a un amico o un parente sono certo encomiabili. Meglio, forse, sarebbe renderle inutili...

Maurizio Imperiali

Fonti
Conferenza stampa ADSINT. Milano 19 maggio 2004.



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