Psicosi: tutta un'altra storia

04 maggio 2015

Psicosi: tutta un'altra storia



Le malattie mentali oggi devono fare meno paura, perchè si possono intercettare e curare prima che compromettano l'integrità fisica, emotiva e sociale della persona

Le malattie psichiatriche hanno un andamento epidemiologico piuttosto costante, la loro incidenza percentuale non è in crescita nè in calo. La schizofrenia, per esempio, colpisce l'1% della popolazione, e ciò è vero in tutto il mondo, mentre il disturbo bipolare raggiunge quota 3-4% tra gli adulti. Tuttavia molto è cambiato negli ultimi 50 anni per quanto riguarda la percezione della malattia mentale, le opzioni di cura disponibili e, purtroppo, anche i fattori di rischio. La malattia mentale non è come le altre malattie, ma come diverse altre patologie può essere adeguatamente curata, anche se non guarita. Conoscere aiuta a comprendere e soprattutto nega spazio alla paura, così il professor Alberto Siracusano, presidente della Società italiana di psichiatria (SIP), in conferenza stampa ha rassicurato i presenti, illustrando con chiarezza e semplicità il quadro della psicosi oggi.

Cambia l'ambiente
L'origine della malattia mentale è multifattoriale: i fattori di rischio, o meglio i fattori favorenti, secondo l'attuale modello psicosociale, hanno radici nell'ambiente, nel patrimonio genetico, nelle relazioni e nell'attaccamento sperimentati da ciascun individuo. E' facile intuire quindi come situazioni familiari disturbate, piuttosto che un ambiente di vita degradato, come può essere quello di molte periferie moderne (queste sì in crescita) siano delle spinte in grado di precipitare i soggetti già predisposti. Soggetti quasi sempre molto giovani, perchè è già nella prima adolescenza che la società di oggi si mostra particolarmente esigente sui suoi abitanti, richiedendo prestazioni funzionali elevate. Una pressione che genera stress e, nei soggetti predisposti, slatentizza i primi malesseri.
Famiglia e scuola sono quindi gli spettatori dei primi segni e sta a loro vigilare e informare, prima che il disagio provochi l'esclusione sociale del soggetto. Non bisogna dimenticare, infatti, che l'esclusione dalla vita sociale è un fattore critico che aggrava la sofferenza del malato e ne compromette gravemente le capacità di recupero.

Cambia la cura
Da un approccio contenitivo, quindi legato alla sedazione e reclusione dei malati nei manicomi, si è passati ad un approccio conservativo, grazie alla chiusura dei ricoveri e all'avvento dei farmaci di nuova generazione. ''I nuovi farmaci antipsicotici atipici consentono il recupero dell'intera persona, offrono un intervento che agisce sulle dimensioni: fisica-mentale, emotiva e sociale. - conferma Siracusano, ordinario di Psichiatria dell'università Tor Vergata di Roma - ''In una parola, sono farmaci che permettono alle persone affette da questi disturbi di poter recuperare la propria interezza, esprimere le proprie capacità ed essere nuovamente capaci di relazioni umane e sociali appaganti, grazie alla specifica efficacia anche nel diminuire il rischio di ricadute e ad un minore impatto di effetti indesiderati''.
Antipsicotici atipici come quetiapina che, a parità di efficacia, ha una maggior rapidità d'azione e minori effetti collaterali rispetto ai farmaci classici, e quindi permette una migliore qualità di vita per i pazienti. Si tratta di caratteristiche importanti perchè il programma di cura, oggi, presuppone anche la psicoterapia (di tipo cognitivo-comportamentale) integrata con i farmaci e gli interventi di riabilitazione. E con un farmaco ben tollerato è più facile che il paziente aderire con costanza al percorso complessivo che dovrà seguire nel tempo.

Tarda la diagnosi
La salute mentale fa parte integrante del diritto alla salute dell'uomo, come ribadito anche dall'Organizzazione mondiale dalla sanità. Eppure, anche a causa di una oggettiva difficoltà d'inquadramento delle malattie psichiatriche, un paziente al primo episodio psicotico non riceve la diagnosi che un anno più tardi. Un intervallo di tempo trascorso senza le adeguate cure che deve essere il più possibile ridotto, imparando a cogliere quei segni ''prodromici'' che iniziano a comparire alcuni anni prima del manifestarsi della malattia, e a chiedere aiuto al proprio medico. Dice il presidente della SIP ''Già due o tre anni prima dell'esordio vero e proprio si possono osservare in buona parte dei futuri psicotici sintomi come ansia e depressione o perdita dell'attenzione, cui si accompagnano atteggiamenti come il ritiro sociale e il deterioramento del ruolo, soprattutto in ambito lavorativo. Altri elementi sono la perdita di sonno e di appetito, i disturbi della sfera sessuale''. Quando questi segni compaiono all'improvviso e si mantengono nel tempo vanno segnalati al medico, esattamente come si farebbe con altri sintomi fisici di cui prima il soggetto non soffriva.

Bibliografia
Conferenza stampa ''Psicosi, schizofrenia e disturbo bipolare: è ora possibile recuperare la persona nella sua interezza''. Milano, 30 gennaio 2008

McIntyre RS et al.
Quetiapine or haloperidol as monotherapy for bipolar mania--a 12-week, double-blind, randomised, parallel-group, placebo-controlled trial. Eur Neuropsychopharmacol 2005; 15(5): 573-585

Vieta E et al.
Quetiapine monotherapy for mania associated with bipolar disorder: combined analysis of two international, double-blind, randomised, placebo-controlled studies. Curr Med Res Opin 2005; 21(6): 923-934

Calabrese JR et al.
A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Trial of Quetiapine in the Treatment of Bipolar I or II Depression. Am J Psychiatry 2005; 162:1351-1360

Zhong KX et al.
Comparison of quetiapine and risperidone in the treatment of schizophrenia: A randomized, double-blind, flexible-dose, 8-week study. J Clin Psychiatry 2006; 67(7): 1093-1103


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