Reflusso a rapporto

04 maggio 2015

Reflusso a rapporto



E' giunto alla terza edizione il Nexus Day. Il convegno di gastroenterologia che riunisce ricercatori e specialisti italiani si è tenuto quest'anno a Torino

Tra i molti interventi in programma nella tre giorni torinese si è parlato anche di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE), un disturbo sempre meglio inquadrato dagli specialisti e anche dal medico di medicina generale.
Grazie alla stesura e diffusione di Linee guida internazionali che hanno portato a conoscenza dei più le ultime scoperte in tema di sintomi, diagnosi e trattamento, la MRGE si avvicina a diventare una patologia perfettamente curabile. Si avvicina soltanto perchè, sebbene i trattamenti farmacologici siano molto efficaci, la malattia ha spesso la tendenza a ripresentarsi nel corso della vita.
Le buone notizie per i pazienti, o sospetti tali, sono però molte, come si potrà apprendere dalla viva voce dei due esperti intervistati da Dica33. Intanto, prima di scaricare i video, le anticipazioni di maggiore utilità pratica.
I sintomi tipici, come bruciore gastrico e dolore toracico, non devono allarmare nè far temere problemi di cuore. Il professor Rosario Cuomo, docente di gastroenterologia all'università di Napoli, tranquillizza i pazienti: nella maggioranza dei casi è sufficiente rivolgersi al proprio medico curante e descrivere bene tipologia, durata e frequenza dei sintomi per ricevere una diagnosi appropriata. E ancora, non serve farsi suggestionare da parenti affetti da MRGE: non esiste familiarità per questo disturbo, semmai la propensione a soffrire di disturbi digestivi discende più che dai geni dalle caratteristiche del ''cuoco'' di casa...se chi cucina ha un'attitudine poco salutista, in definitiva, i conviventi ne fanno le spese.
Dalla diagnosi alla terapia il percorso è ormai consolidato, come conferma il professor Vincenzo Savarino dell'università di Genova. Gli inibitori di pompa protonica sono efficaci e ben tollerati, e possono essere prescritti anche dal medico di famiglia perchè, almeno in prima istanza, il loro dosaggio non richiede cautele particolari. Una volta che il paziente è in terapia poi non è più necessario che si sottoponga a rigide restrizioni alimentari, perchè il farmaco è in grado di restituire e preservare la normale funzionalità digestiva.
Una volta guariti è possibile che il disturbo si ripresenti, a distanza di tempo; se gli episodi non sono gravi e si è sufficientemente consapevoli della loro transitorietà è anche possibile ricorrere all'automedicazione. L'impiego appropriato, cioè al momento giusto, di un farmaco da banco a volte può bastare, purchè non diventi una scusa per evitare una visita medica necessaria.



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