Erbe: la rete inganna

04 maggio 2015

Erbe: la rete inganna



Aperitivo, aromatizzante, digestivo, lassativo, carminativo, diaforetico, diuretico, astringente, antinfiammatorio, febbrifugo e addirittura anticancro. Sono solo alcuni degli aggettivi che, digitando in un qualsiasi motore di ricerca la parola camedrio, verranno utilizzati per descrivere le proprietà di questa pianta erbacea, tipica delle nostre campagne. Tutto bene se non fosse che questa stessa pianta è stata proibita dal Ministero della Salute e da oltre 10 anni è riconosciuta la sua tossicità sul fegato. Quanto basta per suscitare lallarme accorato di Fabio Firenzuoli, presidente dellAnmfit (Associazione Nazionale Medici Fitoterapeuti), che in occasione di un recente convegno tenutosi a Empoli ha denunciato i rischi nelluso delle erbe officinali e in particolare nella raccolta di informazioni on line.

Un settore confuso
Del resto la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente prodotto linee guida sottolineando aspetti come qualità, sicurezza e sostenibilità per luomo e lambiente. ''I rimedi a base di erbe'' come spiega il comunicato dellOMS ''possono essere la risposta naturale per diversi disturbi, anche perchè spesso facilmente reperibili. Per questa ragione hanno sempre maggiore successo nei paesi occidentali e prendono piede anche in quelli in via di sviluppo. Però - continua il comunicato - aumentano le segnalazioni di reazioni avverse, causate per la maggior parte dei casi dalla cattiva qualità dei prodotti messi in vendita o dalla erronea classificazione delle erbe''. Un problema reso ancor più cospicuo dai numeri che parlano di una diffusione sempre più capillare della fitoterapia. Un mercato che frutta 60 miliardi di dollari e che secondo le stime più recenti nel nostro paese riguarda quattro persone su dieci. Nonostante il gradimento generalizzato però il settore è ancora vittima di una confusione altrettanto generalizzata, determinata, forse, dalla mancata chiarezza normativa. Si finisce così per raccogliere in internet le informazioni sulluso di prodotti naturali o alternativi alle cure convenzionali, invece di rivolgersi alle persone qualificate. Con i risultati che seguono.

Il caso camedrio
Lindagine resa pubblica da Firenzuoli è piuttosto significativa. Il camedrio, di cui è accertata la tossicità diretta sul fegato, con casi di epatite fulminante e mortale, è proibito dal Ministero della Salute con decreto del 29 luglio 1996. Eppure in 45 siti web italiani si descrivono e si esaltano le proprietà salutari e addirittura curative di questa pianta. Il rischio è evidente. Anche perchè non si tratta solo di siti commerciali ma cè ne è uno di educazione sanitaria e uno di un medico che ne esalta le proprietà antifame. Non manca poi - continua lallarmante analisi - unerboristeria intitolata al camedrio e ancora 12 siti descrittivi nei quali si parla della pianta come di una qualunque erba officinale. Lindicazione più comune poi lascia ancora più allibiti: depurativo del fegato indicato nella insufficienza epatica, nelle malattie del fegato e della colecisti. Come consigliare un po di sano smog per proteggere i polmoni. Non mancano, peraltro, i siti in cui le informazioni sono riportate correttamente, ma sono una minoranza. E per maggiori informazioni sui fitofarmaci può essere opportuno consultare il sito dellANMFIT. Perchè se si tratta di salute il fai da te è da evitare.

Marco Malagutti

Fonte
Adnkronos Salute, 12 gennaio 2004



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