Prevenire si può

04 maggio 2015

Prevenire si può



L'85% delle persone a cui viene diagnosticato un tumore del polmone è costituito da fumatori o ex-fumatori. Il fumo di sigaretta rappresenta, perciò, indiscutibilmente, il principale fattore causale del tumore polmonare. Un dato ancor più significativo se si pensa che sono 100 miliardi di dollari, i soldi spesi per lacquisto di circa 1000 sigarette allanno a testa. Per inciso, la scoperta di questo nesso spetta a due epidemiologi britannici, Richard Doll e Richard Peto, che cominciaro a pubblicare i primi studi negli anni cinquanta.
Il fumo non è lunica causa, però, non vanno trascurati, infatti, lalto indice di inquinamento atmosferico e la sempre più frequente esposizione ad agenti tossici di origine industriale (gas di scarico, fibre di amianto ecc...) così come la predisposizione ereditaria e le anomalie genetiche. Studi recenti, invece, metterebbero in luce il ruolo, ancora da approfondire, dellalimentazione e dellipercolesterolemia.

Polmoni in fumo
Il fumo, come premesso, è il principale fattore incriminato nello sviluppo del carcinoma broncogeno. Vi sono molte prove dirette e indirette a supporto di tale affermazione, le principali sono quattro:

l'esistenza di studi sperimentali e clinici che confermano la stretta correlazione esistente tra fumo e insorgenza di neoplasie polmonari;

la presenza nella fase corpuscolata e gassosa del fumo di tabacco di centinaia di sostanze chimiche differenti, molte delle quali hanno dimostrato chiare proprietà cancerogene per le cellule di coltura e per gli animali di laboratorio;

la capacità del fumo di sigaretta di modificare lequilibrio tra le diverse attività enzimatiche presenti nel tessuto polmonare;

l'esistenza di un rapporto diretto tra intensità dellesposizione al fumo e rischio di tumore. E' stato calcolato che un fumatore di 20 sigarette al giorno abbia una probabilità su otto di morire di cancro polmonare ed il rapporto di rischio tra fumatori e non fumatori è di circa 25 a 1.

Oltretutto, secondo gli studi di Doll e Hill pubblicati nel 1994 sul British Medical Journal, occorrono almeno dieci anni di astinenza dal fumo perchè il rischio dellex fumatore ritorni a livello di quello dei non fumatori. Un ruolo sempre più importante, poi, tra i fattori di rischio va assumendo il fumo passivo. Sulla scorta di numerosi studi, il rischio di ammalarsi di carcinoma polmonare è del 35-53% più alto nei soggetti non fumatori che convivono con fumatori

Il ruolo dei geni
Già nel 1963 studi epidemiologici avevano dimostrato una maggiore incidenza di tumori polmonari in alcune famiglie, indipendentemente dalla comune esposizione a fattori di rischio ambientale. La successiva identificazione di geni deputati al metabolismo dei composti chimici ad attività mutagena, ha portato al riconoscimento in alcuni pazienti affetti da neoplasia polmonare, di un più alto grado di attività di due enzimi. Entrambi hanno il compito di metabolizzare gli idrocarburi policiclici di provenienza ambientale in composti ad attività cancerogena più elevata. I soggetti che, pertanto, possiedono tale attività enzimatica elevata presentano un maggior rischio di sviluppare una neoplasia polmonare. Esistono geni che stimolano la proliferazione cellulare (oncogeni) e altri che la impediscono (anti-oncogeni). La rottura dellequilibrio tra le azioni opposte di questi gruppi di geni, ha per conseguenza lo sviluppo del tumore. Esempi di famiglie di oncogeni responsabili della crescita di un tumore polmonare sono il K-ras, identificato prevalentemente negli adenocarcinomi, lerb-B frequente nei tumori polmonari non a piccole cellule, e il myc frequente nei tumori a piccole cellule.

Amianto pericoloso
Molte sostanze di origine lavorativa sono riconosciute essere carcinogeni polmonari, anche se sono meno rilevanti del tabacco, dal punto di vista epidemiologico. Gli agenti eziologici chiamati in causa in questo caso sono di tipo fisico e chimico. Gli agenti fisici sono rappresentati dalle radiazioni assorbite dai minatori di fluorspato e di uranio, e dal radon e dai suoi prodotti di decadimento presenti nellambiente. Gli agenti chimici si distinguono in organici e inorganici. I primi comprendono le miscele di composti aromatici policiclici derivanti dalla combustione incompleta dei materiali organici. A rischio risultano, pertanto, i lavoratori del catrame, delle ferrovie e delle raffinerie, gli autisti di camion e autobus, i vigili urbani. Queste sostanze chimiche hanno la prerogativa di permanere a lungo nei polmoni per la loro stabilità e per la loro difficile eliminazione. Tra i composti inorganici al primo posto troviamo lamianto. Una delle fibre di questo minerale naturale, il crisotile, costituisce oltre il 90% dellamianto usato nella fabbricazione di materiale isolante, nella produzione di freni e frizioni, nei prodotti delledilizia, nelle plastiche e vernici come sostanza inerte. Il primo caso di tumore polmonare associato a esposizione ad amianto risale al 1935 e il primo studio epidemiologico che ha definitivamente dimostrato la correlazione è stato pubblicato nel 1955. Tra gli altri minerali citati, anche se con minor frequenza: larsenico, il cromo, il nickel ed il cadmio.

Meglio la campagna
Il fattore ambientale è tuttora oggetto di studio, anche se allo stato attuale almeno 10 idrocarburi aromatici presenti nellatmosfera si sono dimostrati cancerogeni nellanimale. Il tasso di alcune di queste sostanze è presente nellaria delle grandi città con differenze tra i mesi estivi e quelli invernali a causa dellinfluenza del riscaldamento domestico. Gli idrocarburi sono contenuti nelle fuliggini, prodotte dalla combustione incompleta di oli e fumi di scappamento di motori a scoppio. Queste sostanze chimiche hanno la prerogativa di permanere a lungo nei polmoni per la loro stabilità e per la loro difficile eliminazione. Secondo alcuni studi lincidenza delle neoplasie polmonari sarebbe 2-3 volte superiore nelle zone urbane rispetto a quelle rurali, ma i dati in questo senso non sono univoci.

I vantaggi della vitamina C
E la dieta? Sono attualmente in corso studi finalizzati a valutare il ruolo dellalimentazione, anche se è stata evidenziata una correlazione tra maggior consumo di verdure e minor rischio. Di grande interesse in questo senso le conclusioni dello studio del National Health and Nutrition Examination Survey:

i fumatori consumano minori quantità di acido ascorbico e ne presentano minori livelli sierici

il fumo riduce direttamente i livelli sierici di acido ascorbico indipendentemente dalla quantità assunta con la dieta.

Sarebbe così maggiore il rischio di neoplasia polmonare nei soggetti che assumono scarsa quantità di vitamina C, il contrario è dimostrato per i grassi polinsaturi: le reazioni di questi con lossigeno molecolare e il loro metabolismo verso le prostaglandine sono in grado di promuovere la formazione di radicali liberi dai quali viene indotto un danno sia a livello di membrana sia a livello di DNA.

Prevenire, perciò, è possibile a condizione che si realizzino programmi di educazione sanitaria mirati sia alle campagne contro il fumo di tabacco sia alla tutela dellambiente di vita e di lavoro.

Marco Malagutti

Fonti
Doll R et al. Mortality in relation to consumption of alcohol: 13 years' observations on male British doctors. BMJ 1994; 309: 901-911

Zigler RG et al. Nutrition and lung cancer. Alimentazione e tumore polmonare. Cancer Causes e Control 7: 157-177, 1996

Yong LC et al. Intake of vitamins E, C, and A and risk of lung cancer. The NHANES I epidemiologic follow-up study. Am. J. Epidemiol. 146: 231-243, 1997

Jahanzeb M. et al. Informazioni sul cancro del polmone, a cura di Alcase

FONICAP - Il Carcinoma del Polmone: Protocolli di Studio - SEDAC Editrice



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