Test inutili senza guida

04 maggio 2015

Test inutili senza guida



La diagnosi precoce non è la prevenzione. Per fare un esempio, non abusare dellalcol è fare prevenzione, sottoporsi a test periodici è diagnosi precoce. Lideale è fare prevenzione, dove si può, è chiaro, ma anche la diagnosi precoce serve e molto: basti il caso della mammografia periodica nelle donne in post-menopausa. Detto questo, però, il fai da te, anche quando si tratta di test e non di farmaci o altre manovre potenzialmente invasive, non è lideale. Sono decenni, ormai, che si è imposto anche in Italia il concetto di check-up per le persone sane e senza disturbi che possano insospettire e ormai, visto il proliferare delle strutture diagnostiche private, è abbastanza semplice, pagando, accedere a esami quasi di ogni tipo senza la richiesta del medico. Negli Stati Uniti è stato condotto uno studio su questo fai da te della diagnostica, prendendo in esame alcuni test piuttosto ''impegnativi'': la TAC total body, cioè di torace e addome e pelvi, quella di cuore e coronarie, e lecografia doppler delle arterie carotidi; accanto a questi un test più soft, cioè lesame ecografico del calcagno, il meno invasivo per determinare la densità ossea.

A che cosa servono i test
La TAC di torace, addome e pelvi dovrebbe identificare i tumori degli organi lì collocati, in particolare quelli del polmone , ma anche altre malattie come laneurisma dellaorta o i calcoli renali. Più difficile però, in assenza del mezzo di contrasto che richiede anche la presenza dellanestesista, stabilire il valore dellindagine per altre malattie. La TAC è sensibile e specifica nellindividuare i tumori polmonari, ma solo quando si ha a che fare con una popolazione a rischio, cioè per fare un esempio forti fumatori in età avanzata con segni di bronchite duratura. Nella popolazione generale a basso rischio, ammettendo di identificare 100 noduli polmonari non calcificati, ipotesi ottimistica, solo 2 sarebbero effettivamente tumori.
Lo stesso discorso vale anche per la TAC delle coronarie: se si trovano calcificazioni è possibile che si sia di fronte allaterosclerosi, ma solo nel 40% dei casi si è di fronte effettivamente a una condizione di ostruzione delle coronarie che, per inciso, sarebbe difficilmente priva di sintomi. E, infine, non va meglio per lesame ecografico delle carotidi. Quando si è di fronte a a una stenosi (restringimento) importante di questi vasi fondamentali per lirrorazione del cervello il rischio di ictus è forte. Tuttavia, ancora una volta, un esito positivo, cioè che indichi una stenosi, nella popolazione generale è significativo soltanto nel 10% dei casi: insomma i falsi positivi sono 9 su 10. Il caso dellecografia del calcagno, poi, è ancora diverso: questo test non ha una grande sensibilità nemmeno nella popolazione effettivamente ad alto rischio di osteoporosi e il suo valore viene ulteriormente sminuito dal fatto che viene impiegato su una popolazione tendenzialmente sana.

Più che altro svantaggi
La lezione dello studio è semplice: nella popolazione generale, quella cosiddetta a basso rischio, eseguire test di questo tipo ha vantaggi marginalissimi. In compenso, ha parecchi svantaggi. Infatti, una volta che lesito della TAC toracica segnala un nodulo, ecco che occorrono altri test e, a questo punto, è il servizio sanitario nazionale che deve farsene carico, col che si sottraggono risorse (economiche e di tempo) agli altri che, magari, ne hanno più bisogno. Ma al di là dellaspetto sociale, cè anche quello individuale: avere una diagnosi infausta crea comunque stati di ansia e atteggiamenti controproducenti, anche se poi viene la smentita. La prevenzione vera, si potrebbe dire, non passa dal portafoglio: il più delle volte consta di atti che non costano: non fumare, mangiare il giusto eccetera. Dopodichè, quando per le ragioni più diverse, si entra in una fascia in cui alcune malattie sono più frequenti, allora ha senso lo screening, sarà il medico a proporlo. E poi, si è proprio sicuri di saper leggere il referto della TAC ''comprata'' di tasca propria?

Maurizio Imperiali

Fonti
Fenton JJ et al. Patient Self-Referral for Radiologic Screening Tests: Clinical and Ethical Concerns. J Am Board Fam Pract 2003, 16(6):494-501



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