Un confine sottile

04 maggio 2015

Un confine sottile



E' un binomio sporadico e non costituisce una regola: un genio non è necessariamente schizofrenico, per quanto bizzarro egli possa apparire, e uno schizofrenico non è necessariamente un genio, il che, quindi, non lo ripaga delle sofferenze cui la malattia lo espone e delle perdite che dovrà subire.
Non si tratta di una sorta di contrappasso, di una mercede da offrire per un beneficio ottenuto dalla sorte. Non vi è nulla di eroico alla sturm und drang nè di romantico come nell'incompreso che invece capisce la vita meglio degli altri.
Vi è solo un individuo che, date alcune disfunzioni a livello dei processi mentali, si pone di fronte alla realtà e alla sua struttura e al suo significato in una maniera differente. Nè migliore nè peggiore, solo differente.
Da un punto di vista anatomico e fisiologico, è lecito pensare che in un sistema integrato come il cervello un danno, già difficilmente localizzabile nella schizofrenia, possa determinare alterazioni di tale natura e di tale entità altrove, nel tentativo del sistema di acquistare un minimo di equilibrio funzionale, da generare le conseguenze più varie. L'idiot savant ne è un esempio.

Alcune capacità si potenziano
Ma in questo caso, non si tratta solo di una capacità limitata che si potenzia oltre alle umane possibilità, una memoria prodigiosa, una incredibile abilità di calcolo.
Qui si tratta di una questione di percezione e di interpretazione, funzioni complesse, dunque, dell'attitudine ad osservare al di sotto della superficie delle cose, le cose dall'interno (da un angolo insolito, da un altro momento) senza mai perdere di vista l'effetto delle singole variazioni sulla globalità. Anche a rischio di eccedere, che al fiorire della malattia è quello che accade, portando il malato spesso molto lontano...
Si tratta di cogliere un significato e già cercarne un altro e un altro ancora, è riconoscere con precisione infallibile un elefante dalla forma di una ruga della cute spessa, un'intera sonata da due note centrali di un fraseggio, il mattino da una goccia di rugiada che scivola nel calice di un fiore, i pensieri negativi di un uomo non solo da come augura il buongiorno ma dalla struttura del nodo della cravatta.
Dati questi presupposti, la vita quotidiana diviene qualcosa di incerto, frutto di una costante rivisitazione e reinterpretazione che di fatto priva di valore, e di utilità, tutti gli usuali punti fermi che gli altri, i ''sani'', ignorano.

Quasi un effetto collaterale
Il genio non dà mai nulla per scontato e non si accontenta (e non si fida) di ciò che gli altri dicono, fanno o pensano: agisce in prima persona. L'essere geniale dello schizofrenico è l'effetto collaterale del suo atteggiamento nei riguardi dell'ambiente e di chi lo circonda, dell'ipervigilanza, dell'iperattenzione, della diffidenza.
Ecco che allora viene scosso dall'intuizione che lo porta con un fremito a risolvere un complesso teorema geometrico, dall'ispirazione che gli permette di leggere in una betulla scossa dal vento il ritmo della vita, dall'essenzialità matematica della struttura di un fiore che è anche bello è anche unico è anche un ricordo d'infanzia è anche un altro vissuto è anche un odore è anche un dolore. E' anche...
Se la malattia è benigna e ha regalato l'attuazione del binomio in questione, la genialità si offrirà nel tempo come il temporale d'estate, potente e inatteso, concedendo che genio e sregolatezza vadano ancora una volta a bracceto insieme.
Se la malattia è più feroce e il senso delle cose, di tutte le cose, fluttua, si incrina, muta innaturalmente (quando la crepa su di un muro è la ruga sul dorso di un pachiderma, quando il nodo frettoloso della cravatta afferma che quell'uomo è un nemico e nel fremere delle foglie argentate di una betulla si ode chiara la voce di un dio irato e un fiore, un fiore, è anche una bocca spalancata sul niente, un abbraccio è niente, uno sguardo d'amore è... niente),... Ecco: qui accade quello che nessuno vuol vedere o sapere degli aspetti più segreti della vita di un grande uomo, perchè nell'inferno dell'anima, da vivi, vanno solo i più sfortunati, e mai di propria volontà.

Diego Inghilleri
Psichiatra
Villa San Benedetto Menni (Como)



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