Antidepressivi sotto esame

04 maggio 2015

Antidepressivi sotto esame



Il dibattito è acceso. Gli antidepressivi, quelli di ultima generazione in particolare, possono effettivamente essere dannosi e determinare un maggior tasso di suicidi? Fosse vera l'ipotesi di un famoso psichiatra britannico, David Healy, che ha scritto un libro sull'argomento, ci sarebbero decine e decine di suicidi determinati da fluoxetina e affini. Un problema rilevante visto che nel mondo, secondo stime Oms, oltre 35 milioni di persone ne fanno uso. Nel dubbio la Food and Drug Administration (Fda) statunitense, che si sta occupando della questione, in particolare in riferimento ai pazienti più giovani, ha previsto che sulle scatole di antidepressivi ci sia il seguente avvertimento: ''Due bambini su 100 che usano questi antidepressivi hanno più probabilità di pensare o commettere il suicidio da adulti, a causa dell'uso del farmaco''. Il tutto dopo che uno studio della stessa Fda aveva evidenziato come bambini e adolescenti che assumono questi farmaci hanno il doppio di probabilità di manifestare comportamenti e pensieri che possono portare al suicidio. Della questione si è occupato una recente metanalisi pubblicata sul Bmj che ha confrontato gli antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI) con placebo in adulti depressi o affetti da altri disturbi mentali.

Antidepressivi a rischio?
Il presupposto è noto. Il consumo di antidepressivi è in crescita ma sebbene per alcuni il loro uso sia da associare alla riduzione nel tasso di suicidi, altri invece pensano esattamente l'opposto, in particolare per gli under 18. La depressione, come noto, è la principale condizione psichiatrica legata al suicidio, sembrerebbe così logico e inevitabile che una maggiore ''gestione'' della malattia, con il ricorso a farmaci, porti a meno suicidi. Ma a dispetto della logica è difficile trovare dirette evidenze di ciò. Anzi. Nella sintesi più rilevante dei dati provenienti da trial randomizzati è vero il contrario. E gli antidepressivi non avrebbero alcun benefico effetto sul suicidio. Ma languono i trial clinici sull'argomento, dicono i ricercatori. Gli studi che hanno investigato il rapporto tra prescrizione di antidepressivi e riduzione nei tassi di suicidi non hanno raggiunto risultati univoci. Per lo più esiste un rapporto diretto tra i due fenomeni, ma non è del tutto chiaro quali siano i fattori prevalenti. Un aspetto da non sottovalutare, per esempio, dicono i ricercatori, riguarda la tossicità degli antidepressivi a confronto. I triciclici, cioè, sono molto più tossici degli SSRI di ultima generazione, un aspetto sottolineato anche da un altro studio degli Archives of General Psychiatry. E' più facile così incorrere in overdose con i primi, il cui consumo si mantiene, peraltro, costante. Del resto la stessa fluoxetina, il più prescritto tra gli SSRI, è stata considerata da più studi come la causa di un peggioramento degli stati depressivi nonchè dell'emergere di pensieri suicidi. La questione è evidentemente intricata anche perchè entrano in gioco le case farmaceutiche che sponsorizzano molti degli studi in questione. Dall'esame dei dati di 40 mila pazienti in oltre 477 studi clinici compiuti in passato, concludono, però, i ricercatori non è possibile trovare evidenze che gli SSRI aumentino il rischio di suicidi ma, d'altro canto, effetti rischiosi non possono essere esclusi. Si ritorna al punto di partenza, perciò, cautela nella prescrizione di antidepressivi ai minorenni e urgenza di studi a lungo termine che valutino gli effetti sulla salute della popolazione dell'aumentata prescrizione di antidepressivi.

Marco Malagutti

Fonti
Gunnell D et al. Antidepressants and suicide: what is the balance of benefit and harmBMJ, July 3, 2004; 329(7456): 34 - 38.

Gibbons RD et al. The Relationship Between Antidepressant Medication Use and Rate of SuicideArch Gen Psychiatry, February 1, 2005; 62(2): 165 - 172



Cerca nel sito


Cerca in


Ricette  |  Farmaci  |  Esperto risponde  |
Cerca il farmaco
Dizionario medico


Potrebbe interessarti
L'esperto risponde