Dietro le sbarre

05 maggio 2005
Focus

Dietro le sbarre



Alcuni la considerano una via di fuga, altri una vendetta, per altri è solo la disperazione che li guida fino al gesto drammatico e definitivo. Tuttavia, quando tutto ciò accade tra le pareti di un carcere va da sè che le motivazioni sono pur sempre complesse, ma forse più controllabili e quindi, volendo, più gestibili, tanto da pensare di poter prevenire l'atto estremo. Non sono moltissimi gli studi in merito ma quelli che sono stati realizzati parlano chiaro: le cause sono ben identificate e hanno un forte potere predittivo.

Psiche disturbate
Le indagini sono state fatte presso alcune prigioni europee e in Texas. E sono molti gli elementi comuni. Per esempio nelle prigioni austriache sono stati individuati 250 suicidi avvenuti tra il 1975 e il 1999. Dall'esame dei singoli casi è emersa una flessione dei suicidi tra i detenuti stranieri e un aumento tra quelli austriaci. Di tutte le vittime suicide, il 41% non avevano finito la scuole nè avevano una formazione professionale, il 44% erano disoccupati prima di essere imprigionati, il 50% non svolgeva lavori durante la detenzione. C'era già un'elevata frequenza di comportamenti suicidi prima di commetterlo veramente e un'alta prevalenza di disturbi mentali: il 37% era in cura con psicofarmaci, il 48,6% avevano avuto una diagnosi psichiatrica. Un profilo simile è stato riscontrato anche nelle prigioni texane dove il 60% dei suicidi aveva disturbi psichiatrici, nel 75% dei casi diagnosticati durante la detenzione. Tra i più frequenti, i sintomi depressivi (64%), psicosi (44%), disturbi della personalità (56%); spesso anche associati ad abuso di alcol e droghe. La maggior parte delle vittime aveva subito fattori di stress acuto o cronico dovuti a traumi, a relazioni interrotte, alla sentenza emessa e/o a condizioni mediche.Infine il gesto non sembrava indipendente dalle motivazioni per cui il soggetto si trovava in carcere. Esisteva infatti un'associazione, per lo meno osservata nelle prigioni dell'Inghilterra e del Galles, sia con la colpevolezza per il reato sia con l'accusa o dichiarazione di colpa di reato di omicidio.

Prevenire forse si può
Alcuni esperti hanno anche delineato una sorta di identikit del possibile detenuto suicida riassumendolo in sei caratteristiche: ultraquarantenne, senza fissa dimora, con una storia di cure psichiatriche, di abuso di droghe, con almeno una precedente detenzione e colpevole di reato violento. In questo modo era possibile identificarne l'82%, per lo meno nel campione rappresentato dalle vittime nelle prigioni olandesi. In linea di massima, gli elementi riscontrati sono piuttosto macroscopici e difficili da ignorare, e rappresentano fattori di rischio che con una gestione adeguata sono una seria opportunità per evitare il peggio.

Simona Zazzetta

Fonti

Fruhwald S et al. Psychosocial characteristics of victims of suicide in prisons. Wien Klin Wochenschr. 2002 Aug 30;114(15-16):691-6

Dooley E. Prison suicide in England and Wales, 1972-87. Br J Psychiatry. 1990 Jan;156:40-5

He XY et al. Factors in prison suicide: one year study in Texas. J Forensic Sci. 2001 Jul;46(4):896-901

Blaauw E et al. Demographic, criminal, and psychiatric factors related to inmate suicide. Suicide Life Threat Behav. 2005 Feb;35(1):63-75


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