Molte cause, troppe

04 maggio 2015

Molte cause, troppe



Che cosa vuol dire suicidarsi? L'aspetto materiale è abbastanza intuibile: è un'azione individuale per porre fine alla propria vita. L'analisi delle motivazione, ma volendo anche delle modalità, è ben altra cosa. Una delle prime analisi moderne del fenomeno, se non la prima, risale al sociologo Emile Durkheim, pubblicata alla fine dell'Ottocento. Durkheim riteneva che si potessero distinguere tre tipi di suicidio: l'egoistico, caratteristico di chi si isola dal resto del convivere civile e diventa autonomo a tal punto da diventare legge a se stesso; al lato opposto ci sarebbe quello altruistico, tipico di colui che, coinvolto eccessivamente nella società, si sente talmente incapace di assolvere tutti i suoi doveri da autoeliminarsi; infine il suicidio anomico, proprio di chi è carente di qualunque norma sociale. Gli studiosi anglosassoni, particolarmente gli americani, hanno invece sempre dato molto peso all'effetto della frustrazione e dell'aggressività causate dalle condizioni ambientali, cioè sociali. Interessante la versione freudiana: il suicidio può essere l'estrema vendetta contro il proprio io, ritenuto un nemico; in effetti quanta gente dice che non sta bene con se stessa? Da Freud direttamente viene anche un altro concetto, quello della pulsione di morte, cioè il desiderio di annullarsi. ''E' la materia'' scrisse ''che anela a tornare se stessa'' cioè qualcosa di indifferenziato, di amorfo.

Le cause più prossime
Queste sono risposte generali: avvicinarsi alle cause più particolari è un'impresa cui si sono dedicati in molti, e molti sono i fattori di rischio di diversa natura. Per esempio, visto che il suicidio è in aumento soprattutto nei paesi industrializzati, si pensato che vivere in città potesse essere un pericolo indipendentemente da altre caratteristiche. Uno studio che ha confrontato i casi di suicidio registrati in Danimarca valutando oltre ai fattori classici, anche il fatto che risiedessero in un'area urbana o in campagna. In effetti il numero di suicidi aumenta in città, ma se si tengono in conto anche altri fattori come lo stato coniugale, le possibilità economiche e l'etnia di appartenenza; il rapporto addirittura si invertiva - cioè più suicidi fuori dalle città - se si considerava la presenza di malattie psichiatriche. La cosa è spiegabile, peraltro, col fatto che in un grande centro la possibilità di essere curati da uno specialista aumenta decisamente. E allora quali cause rimangono? Un altro studio ha mostrato che spesso ricorrono i disturbi legati all'abuso di alcol, la depressione maggiore, l'abuso di sostanze diverse, il declino cognitivo dovuto a malattie generali. Però questi fattori pesano in modo differente in funzione di sesso ed età. L'alcol, per esempio, è un fattore di rischio indipendente a tutte le età per l'uomo; la depressione certo pesa sempre, ma soprattutto negli uomini e nelle donne di oltre 60 anni. Il declino cognitivo conta, e spesso è indistinguibile dalla depressione senile, ma in particolare per le donne dai 61 ai 75 anni.

Perdere il partner
A qualcuno può sembrare semplicistico ridurre la questione a elementi legati comunque alla malattia o alla dipendenza. Per esempio il suicidio ''per amore'', ha molto spazio nell'immaginario collettivo, e non senza fondamento. Il rischio che si suicidi chi ha perso il coniuge c'è, ma mentre aumenta di 10 volte per gli uomini, per le donne si triplica. Il marito di una donna che si sia suicidata, poi, è 46 volte più esposto al suicidio egli stesso. La separazione raddoppia il rischio di suicidio, e il divorzio poco meno (1,8 volte in più) in entrambi i sessi. Pesano molto meno il fatto di essere single, o di coabitare con un partner. Ma, ancora, qui si parla di adulti dai 25 ai 60 anni: resta scoperta la fascia più giovane. In effetti, però, scorrendo la letteratura è difficile trovare indicazioni ultraprecise. Tuttavia i ricercatori sostengono che in nessun caso ideazioni suicide vadano trascurate. Massima attenzione, sempre.

Maurizio Imperiali

Fonti
Schneider B et al. Age and gender: confounders for axis I disorders as risk factors for suicide. Psychiatr Prax. 2005 May;32(4):185-94

Qin P.Suicide risk in relation to level of urbanicity--a population-based linkage study. Int J Epidemiol. 2005 Apr 25;

Agerbo E. Midlife suicide risk, partner's psychiatric illness, spouse and child bereavement by suicide or other modes of death: a gender specific study. J Epidemiol Community Health. 2005 May;59(5):407-12

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