Depressione: colpi sotto la cintura

04 maggio 2015

Depressione: colpi sotto la cintura



Uno dei primi organi che manifesta chiari sintomi di disagio in presenza di sollecitazioni emotive è l'intestino. In occasione di un esame, di un appuntamento importante o, in generale, nei momenti di agitazione e tensione non è raro, infatti, avvertire aria nell'intestino (meteorismo), flautenza, tensione addominale, senso di stanchezza, spesso associati a periodi di stipsi o a veri e propri attacchi di diarrea. Se lo stress è di tipo momentaneo, l'intestino non va incontro a seri problemi, ma a singoli episodi che, una volta cessato l'evento snervante, sono destinati a scomparire. Se, invece, la situazione di stress si protrae nel tempo, il rischio è di andare incontro a una vera e propria sindrome, meglio nota come ''sindrome del colon irritabile''.
Dai risultati di numerose ricerche scientifiche, infatti, sembra ormai certa una correlazione diretta, anche se non esclusiva, tra la malattia e le situazioni di ansia, agitazione e stress ripetuto.

Un impulso dal cervello
A confermarlo, tra gli altri, è una review della Divisione di epatologia e gastroenterologia dell'Università di Berlino. Secondo quanto risulta finora anche da sperimentazioni sulla cavia, la regolazione dei movimenti dell'alto e basso intestino dipende, tra l'altro, dal CRF (Corticotropin-Releasing Factor), sostanza che svolge un significativo ruolo di mediazione del sistema nervoso centrale. Tramite l'attivazione dei recettori, infatti, il CRF regolerebbe la funzionalità del tubo digerente, inibendo la motilità a carico del tratto superiore (stomaco, per intendersi) e stimolando il tratto inferiore (colon). In particolare, il recettore CRF-2 interverrebbe nell'inibizione dello svuotamento gastrico, mentre il recettore CRF-1 sarebbe coinvolto nella reazione allo stress e all'ansia. Siccome in caso di stress si ha un aumento della liberazione di serotonina endogena, che aumenta gli effetti del CRF, ecco che la motilità intestinale aumenta più del dovuto. Purtroppo non è stato finora possibile provare definitivamente se nei pazienti che soffrono della sindrome esista un'alterazione di questo meccanismo, nel senso di una reazione esagerata, anche se studi condotti su pazienti sani e pazienti sintomatici hanno mostrato che gli effetti del CRF sembrano durare più a lungo in chi presenta il disturbo rispetto al gruppo di controllo.

Quanto conta la personalità
Gli studi in grado di confermare l'associazione tra stato psicologico e disturbi intestinali non sono moltissimi, ma qualcuno c'è. Per esempio, recentemente una ricerca svedese ha mostrato come i tratti della personalità possano influenzare anche la risposta al trattamento con antidepressivi serotoninergici, che molto spesso riescono a ridurre sia il dolore sia i sintomi funzionali. Infatti, soprattutto nelle donne, quando si ha una pronunciata aggressività, unita magari ad atteggiamenti nevrotici, la risposta al trattamento è scarsa. A differenza dei pazienti magari ansiosi ma meno aggressivi.
In ogni caso, nei pazienti più refrattari ai trattamenti sono in molti a consigliare un intervento multidisciplinare in cui si tenga conto dell'aspetto psicologico. Esperienze positive si sono avute con l'ipnoterapia e la terapia cognitivo-comportamentale.

Annapaola Medina

Fonti

Tanum L, Malt UF.Personality traits predict treatment outcome with an antidepressant in patients with functional gastrointestinal disorder. Scand J Gastroenterol 2000 Sep;35(9):935-41

Monnikes H, Tebbe JJ, Hildebrandt M et al.Role of stress in functional gastrointestinal disorders. Evidence for stress-induced alterations in gastrointestinal motility and sensitivity. Dig Dis 2001;19(3):201-11

Fukudo S, Nomura T, Hongo M. Impact of corticotropin-releasing hormone on gastrointestinal motility and adrenocorticotropic hormone in normal controls and patients with irritable bowel syndrome. Gut 1998 Jun;42(6):845-9


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