Cefalee, come togliersele dalla testa

24 settembre 2010

Cefalee, come togliersele dalla testa



Cefalee ed emicrania compromettono la qualità della vita, lattività lavorativa (in Italia ogni anno si perdono 200milioni di ore lavoro) e le relazioni interpersonali di poco meno del 15% della popolazione italiana. Parliamo, naturalmente, delle cefalee primarie, mal di testa cioè che non sono il sintomo di unaltra malattia (diverso è il caso dei mal di testa causati da tumori al cervello, traumi, pressione alta). Per queste forme di mal di testa, che non indicano la presenza di altre patologie, ogni dodici mesi sono spesi in farmaci 57 i milioni di euro.
Tuttavia per trattare con efficacia queste patologie è necessario un intervento mirato e multidisciplinare. A spiegarcelo è il professor Piero Barbanti, responsabile dellUnità di Riabilitazione Neuromotoria dellIRCCS San Raffaele Pisana, dove a breve, sarà realizzata una unità deccellenza dedicata a Cefalee e dolore.

''Il 4% della popolazione mondiale'', dice Barbanti, ''soffre di mal di testa. Si tratta di una patologia che incide fortemente sulla qualità della vita, sullattività lavorativa (in Italia ogni anno si perdono 200milioni di ore lavoro) e sulle relazioni interpersonali''. Professore di Neurologia allUniverisità ''La Sapienza'', ma anche docente alla scuola superiore delle Cefalee della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee e responsabile per lItalia del progetto dellUnione Europea GenomeEUtwin sulla genetica dellemicrania, Barbanti è riconosciuto come uno dei più autorevoli esperti del settore a livello nazionale ed internazionale. ''Esistono tre tipi principali di cefalee primarie'', spiega , ''quella a grappolo, per fortuna rara, quella tensiva, ovvero il comune mal di testa, che per fortuna non è disabilitante e che si cura con i comuni analgesici e lemicrania, che è più grave, ha sintomi specifici e colpisce, nella fascia detà che va dalladolescenza alla piena maturità ben 12 italiani su cento''.
La malattia, le cui cause non sono del tutto note, ha unincidenza che varia in rapporto alletà: se nella pubertà colpisce in maniera uguale ragazzi e ragazze, nelletà riproduttiva interessa le donne tre volte più degli uomini. Questa osservazione, unita al riscontro di alcune cause scatenanti legate al ciclo mestruale e alluso di ormoni, ha contribuito a determinare profondi cambiamenti nellimpostazione di diagnosi e terapia. Si è però fatto strada un cambiamento epocale nel modo di interpretare la malattia e, di conseguenza, nella cura in senso globale. Per esempio, ''occorre sempre comportarsi come se non esistessero cefalee croniche. Il paziente cosiddetto cronico è infatti spesso complicato da ansia e depressione, problemi posturali, e terapie farmacologiche sbagliate. Lostacolo maggiore è allora riconoscere ed isolare le singole componenti della patologia, rendendo consapevole il paziente del progetto di cura''. Ma come comincia una terapia?''Essa parte sempre da unanamnesi approfondita e dalla ricostruzione della storia della malattia emicranica in parallelo a quella dellindividuo (patobiografia). Subito dopo al paziente viene spiegato lapproccio terapeutico ed i suoi tempi, in modo da renderlo partecipe e cosciente del percorso intrapreso''. Insomma, pur essendo la cefalea una malattia a base organica, la componente psicologica è molto più importante di quanto si sospettasse in passato; si sa ormai che un cefalalgico su due soffre di disturbi dansia, uno su tre ha una vera e propria depressione e molti emicranici hanno un tratto della personalità che li porta ad una dipendenza dalle novità. Hanno cioè bisogno di cambiare molto spesso (casa, lavoro, partner, ecc.). Gliemicranici sono inoltre per definizione pazienti piuttosto giovani.''Lemicrania colpisce soprattutto individui tra i 20 e i 50 anni perchè questa è letà produttiva, e cioè il periodo nel quale stress e ormoni, principali cause scatenanti della patologia, sono più attivi''.

La nuova Unità per la cura dellEmicrania e del Dolore offrirà trattamenti convenzionati a vari livelli, da quello ambulatoriale alla degenza, ''Il salto di qualità sarà possibile anche grazie alle risorse offerte dallinserimento in una struttura come lIRCCS San Raffaele Pisana che offre il supporto di unità specialistiche di neuroradiologia, neurofisiologia, psicologia e fisiatria''. Conclude il prof. Barbanti ''Oltre ad essere collegati istituzionalmente con lUniversità e la Ricerca ci sarà anche il vantaggio, oggi più che mai prezioso, della continuità assistenziale. A livello tecnologico, infine, potremo avvalerci anche di alcune tra le più innovative metodiche come il laser CO2''.


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