Ictus, prevenirlo è possibile. Un corso al San Raffaele Cassino

04 maggio 2015

Ictus, prevenirlo è possibile. Un corso al San Raffaele Cassino



Dodici incontri formativi per laggiornamento in medicina riabilitativa. E quanto propone il Dipartimento di Neuroscienze, diretto dal professor Alberto Freddi, del San Raffaele Cassino. Come spiega il professor Freddi, ''il Corso, accreditato E.C.M., nasce con lintento di svolgere aggiornamento professionale in favore di operatori sanitari impiegati nellambito della medicina riabilitativa e, più in generale, per quanti concorrono - in termini di prevenzione, diagnosi cura e riabilitazione - allassistenza dei pazienti con menomazioni disabilitanti di varia matrice, nelle varie fasce di età''. Pertanto, il programma è stato pensato per fisiatri, neurologi, neurofisiopatologi, internisti, geriatri, psicologi, fisioterapisti, logoterapisti, infermieri ed altri operatori, medici e non, impegnati o collaboranti nella Medicina Riabilitativa.
Il primo incontro, previsto per il 14 marzo approfondirà il tema della ''Riabilitazione nel paziente con esiti di Stroke''.
Dice il professor Freddi: ''Sullictus cerebrale si è scritto e detto tanto in termini di diagnosi e cura. Forse sè detto un po meno in termini di prevenzione, che stenta a trovare il dovuto ascolto perchè risulta sicuramente più facile correre ai ripari quando ci si imbatte in un così drammatico evento piuttosto che adottare misure di protezione quando sembra che tutto sia in ordine. Sembra, sè detto. Ma tutti sanno che vi sono insidiosi e talora inavvertiti fattori di rischio che sono in grado di aumentare nettamente le probabilità di incappare in un evento ictale. Di questi fattori di rischio, comè noto, ve ne sono alcuni che non sono eliminabili (ad esempio, letà, il sesso, limprinting genetico, la comparsa di una severa aritmia cardiaca, ecc.), ma ve ne sono altri (e sono quelli che più contano!) che appaiono eliminabili - o, quanto meno, contenibili - come ad esempio lipertensione, il diabete, le dislipidemie, lobesità, certe abitudini voluttuarie come il fumo, lassunzione di alcolici e così via. A queste semplicissime considerazioni (ma perchè ciò che è semplice ed ovvio stenta tanto a trovare fortuna?) ne vanno aggiunte altre, forse un po meno note, ma di grande rilevanza clinica''.
Le ultime ricerche dimostrano, infatti, che la possibilità di avere uno stroke in un iperteso con una storia preesistente di obesità o di diabete aumenta di tre volte nei confronti di soggetti che assommano questi fattori di rischio. Se poi un iperteso è anche un fumatore, allora il rischio aumenta di 6 volte nei confronti dei normotesi non fumatori. Non è tutto. Il rischio sale di 8 volte se il soggetto è iperteso ed ha una storia di fibrillazione atriale. La coesistenza di fattori di rischio funge quindi da volano per esaltare le probabilità di incappare in un danno cerebrovascolare, e queste probabilità crescono in maniera esponenziale allaumentare dei fattori di rischio.
Di qui una conseguenza davvero banale ma non per questo meno importante: chi non corregge i fattori di rischio eliminabili è sicuramente artefice del proprio cattivo destino clinico. ''Insomma'', conclude il professor Freddi, ''come ricordano studi recentissimi, Stroke is not an inevitable consequence of aging''.
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