Insufficienza respiratoria: curarla con l'assistenza domiciliare si può

04 maggio 2015

Insufficienza respiratoria: curarla con l'assistenza domiciliare si può



I pazienti con insufficienza respiratoria grave non trovano ancora, nell'attuale organizzazione del sistema sanitario, un'adeguata risposta alle loro esigenze di assistenza, che non può che essere prolungata nel tempo e continua. Dopo la fase acuta della patologia, durante la quale la risposta terapeutica è rappresentata da un ricovero reparti ospedalieri di rianimazione e terapia intensiva, capita così che essi vengano, purtroppo, lasciati a loro stessi per insufficienza di posti letto disponibili.
D'altra parte, gli specialisti sono concordi nell'affermare che, sebbene non esistano ancora registri statistici su scala nazionale, tra i 25 e i 28 italiani su 100mila soffrono di insufficienza respiratoria cronica. Molti di questi individui, dicono ancora i medici, troverebbe una soluzione al loro problema grazie ad un'assistenza di tipo domiciliare. Servizio che, e non è un dato trascurabile, potrebbe far risparmiare al servizio sanitario pubblico, da un terzo a due terzi delle risorse necessarie per l'ospedalizzazione. L'ostacolo da superare consiste però nell'attuale impreparazione del personale delle Asl a gestire questa complessa forma di assistenza.
Un primo passo avanti è stato senza dubbio rappresentato dal primo corso teorico pratico sul tema ''La gestione della ventilazione meccanica domiciliare. Dalla corretta indicazione alla razionalizzazione delle procedure e delle risorse'', tenutosi di recente al San Raffaele di Velletri e organizzato da Tosinvest Sanità, d'accordo con l'Associazione Riabilitatori dell'Insufficienza Respiratoria (Arir) e con l'Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri.
Non è un caso che l'evento, volto a formare medici, riabilitatori ed infermieri di ospedali, Asl e strutture private, sia stato accolto con notevole interesse e partecipazione. Dice Franco Pasqua, primario del reparto di Riabilitazione Respiratoria del San Raffaele Velletri e coordinatore scientifico da due giorni che del 3 e il 4 febbraio: ''Nostra intenzione è gettare il sasso tirato nello stagno del sistema sanitario e fare in modo che le Asl siano sensibilizzate sull'opportunità di creare team interdisciplinari di specialisti in grado di gestire questi pazienti. Con la Asl dei Castelli stiamo già lavorando per costruire una nuova forma di assistenza domiciliare, ma speriamo che altre aziende pubbliche seguano questo esempio. Questo allevierebbe le liste d'attesa nei reparti di degenza ospedaliera e, ciò che più ci sta a cuore, migliorerebbe di molto la qualità di vita dell'individuo''.
Al corso sono intervenuti come docenti alcuni dei più preparati esperti del settore. ''Fra questi'', continua Pasqua, ''ricordo il professor Corrado, presidente dell'AIPO e direttore dell'unità operativa di Terapia Intensiva Pneuomologica del CTO di Firenze, ed il professor Sturani, dell'Unità operativa di Pneuomologia dell'ospedale Carlo Poma di Mantova e il professor Paolo Novalesi della divisione di Pneumologia della Fondazione S. Maugeri IRCCS di Pavia.



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