Ritardo mentale, colpisce il 2% degli italiani e scatena la depressione

04 maggio 2015

Ritardo mentale, colpisce il 2% degli italiani e scatena la depressione



Le persone con ritardo mentale, circa il 2 per cento della popolazione, sono da tre a cinque volte più suscettibili a sviluppare psicopatologie come depressione, ansia, disturbi comportamentali e sindromi psicotiche rispetto alla popolazione media. Ma queste patologie si possono prevenire facendo una diagnosi precoce del ritardo, grazie anche all'ausilio di test del quoziente intellettivo e delle capacità di autonomia dell'individuo.

Lo ha detto il prof. Giorgio Albertini, Direttore del dipartimento pediatrico di medicina riabilitativa e preventiva della disabilità dello sviluppo dellIRCCS San Raffaele Pisana, durante il IV° Congresso internazionale sul ritardo mentale, organizzato dall'Associazione europea per la Salute Mentale ed il Ritardo Mentale in collaborazione con Tosinvest Sanità, e i cui lavori si sono conclusi il 20 settembre scorso a Roma.

In Italia è difficile fare una stima certa delle persone con ritardo mentale o intelligenza sotto la media perchè non esistono dati epidemiologici sufficienti ad inquadrare la situazione attuale, spiega Albertini precisando che il ritardo mentale raggruppa tutta una serie di patologie, di cui alcune facilmente diagnosticabili come la Sindrome di Down e quella del Cromosoma X Fragile, di natura genetica, altre avvolte nel mistero perchè non se ne conosce la causa scatenante. Una terza categoria, invece, ancora più difficile da definire e portare alla luce, di natura ambientale. A quest'ultima appartengono - afferma il neurologo - bambini che, pur essendo del tutto normali e fisicamente sani, vivono in ambienti di forte degrado ed acquisiscono una disabilità intellettiva poichè nei primi anni di vita non ricevono stimoli adeguati ad influenzare in maniera positiva e corretta lo sviluppo cerebrale. Anche in tal caso è difficile stimare il numero reale di persone che subiscono un ritardo di natura ambientale, perchè la loro esistenza rimane sommersa. Per questo motivo i 400 esperti provenienti da 30 Paesi e riunitisi in occasione del Convegno dal titolo ''Mental Health and Mental Retardation, a lifespan multidisciplinary approach'', suggerisco ai genitori di prestare la massima attenzione, sin dai primi anni di vita del bambino, in caso si manifestino segni di ritardo nello sviluppo cognitivo e motorio. Qualora si riscontri un ritardo - afferma il prof. Albertini - è bene rivolgersi dapprima al pediatra e, se necessario, allo specialista che sappia eseguire una diagnosi precoce, che comprende la psicoterapia e l'uso dei farmaci. Con una diagnosi tempestiva, infatti, si possono arginare eventuali complicazioni di natura psichiatrica, ma solo se il soggetto è seguito in maniera continua nelle varie fasi della sua esistenza, dalla nascita all'adolescenza fino all'età adulta. Ciò migliorerà la qualità del paziente affetto da disabilità intellettiva, ma anche quella delle famiglie. Infine una speranza: Oggi esistono numerosi farmaci promettenti - conclude il prof. Albertini - che aiutano a stimolare la plasticità neuronale alleviando anche i sintomi e rallentando la progressione del ritardo mentale, che non è una malattia ma una condizione.



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