Le colpe dello zolfo

04 maggio 2015

Le colpe dello zolfo



Che l'inquinamento nuoccia alla salute è ormai assodato, ma è sempre molto difficile distinguere gli effetti di ciascuno dei suoi tanti componenti.
Ancora più difficile poi, stabilire una precisa correlazione causa-effetto tra un singolo inquinante atmosferico e le patologie o le cause di morte della popolazione esposta.
Le difficoltà nascono al momento di raccogliere dati da un campione sufficientemente significativo, per un congruo periodo di tempo. Riguardano quindi sia le apparecchiature di rilevazione degli inquinanti atmosferici, sia ambulatori e ospedali di riferimento per i residenti nella zona monitorata.
Uno studio molto rigoroso, appena pubblicato su Lancet, è riuscito a raccogliere tutti i dati necessari a Hong Kong, abbracciando un intero decennio (1985-1995) caratterizzato, proprio a metà, da un cambiamento radicale. Nel luglio 1990, infatti, una legge limitò il contenuto di zolfo nei carburanti allo 0,5% in peso; questa restrizione fu applicata a tutti i veicoli a motore e a tutte le centrali elettriche.
Confrontando i livelli di inquinamento e mortalità nei 5 anni precedenti e nei 5 anni successivi allentrata in vigore della nuova legge, si sono evidenziate le ricadute positive, immediate e a lungo termine, sulla salute pubblica conseguenti alla riduzione dei derivati dello zolfo.

Come si stava prima
Il Dipartimento della Protezione Ambientale ha fornito i rilevamenti mensili completi di 5 stazioni, dal 1988 al 1995, riguardanti le concentrazioni di biossido di zolfo (SO2), solfati, biossido di azoto (NO2), ozono (O3) e PM10 (le polveri sottili o particolato). La concentrazione media di SO2 prima del 90 variava da 3 mcg a 145 mcg per metro cubo daria, a seconda delle zone. I solfati, presenti nel particolato respirabile, si attestavano su un valore medio di 8,9 mcg per metro cubo.
Le banche dati del Dipartimento di Demografia e Statistiche hanno registrato la mortalità mensile dal 1985 al 1995, suddividendo i decessi in base alla causa di morte: malattia respiratoria, malattia cardiovascolare, tumori, altre cause e tutte le cause. Gli autori dello studio hanno ulteriormente stratificato questi dati in 3 fasce detà: tutte le età, dai 15 ai 64 anni, da i 65 anni in su.
Fino al 90 il numero di morti ogni mese, per tutte le cause e per le patologie cardiorespiratorie, seguiva un preciso andamento stagionale, con picchi più elevati durante i mesi freddi (da ottobre a marzo). Ogni anno poi, vi era un incremento totale (per tutte le cause e tutte le età) del 3,5% nel numero di decessi rispetto allanno precedente, dovuto alla crescita e allinvecchiamento della popolazione.

I benefici immediati
Nei primi 12 mesi, dopo la restrizione obbligatoria del contenuto di zolfo, la concentrazione di SO2 si è dimezzata e quella dei solfati nel particolato è diminuita del 15-23%. Non si è avuto il consueto picco invernale di decessi, indice che i rischi da inquinamento non vanno attribuiti solo allesposizione continua e prolungata.
Il cambiamento ha riguardato tutte le fasce detà e le morti per cause cardiovascolari e respiratorie. Landamento del numero di decessi per neoplasie e altre cause, invece, non ha subito variazioni significative.

I benefici a lungo termine
Nei 5 anni successivi allintroduzione della legge, i valori atmosferici di SO2 si sono mantenuti sempre al di sotto delle medie registrate fino al 1990, con una riduzione oscillante dal 35 al 53%. Le concentrazioni di solfati, invece, sono diminuite del 15-23% nei primi 2 anni per poi aumentare nuovamente, superando anche i valori medi registrati prima del 1990.
Dal 1990 al 1995 si è mantenuto anche il calo di mortalità rispetto al numero di decessi attesi. In particolare lincremento atteso, per tutte le cause, ha visto una diminuzione del 2,1%; il guadagno maggiore, meno 4,8%, è toccato al gruppo 15-64 anni, limitatamente alle cause respiratorie. Nessuna variazione, invece, per le neoplasie, inclusi i carcinomi polmonari.
La riduzione della mortalità è stata più marcata nelle zone dove maggiore era la diminuzione di SO2 nellaria e, tolte le patologie respiratorie, il vantaggio si è tradotto nella maggiore sopravvivenza di tutti quegli individui (deboli) la cui aspettativa di vita era molto ridotta.
In futuro ci si potrebbe ragionevolmente aspettare un risultato analogo, se si riuscissero a limitare altri inquinanti (NO2, O3, PM10).

Elisa Lucchesini

Fonti
Hedley AJ et al. Cardiorespiratory and all-cause mortality after restrictions on sulphur content of fuel in Hong Kong: an intervention study. Lancet 2002; 360(9346 ):1646-52


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