(Non) vedere l'autovelox

04 maggio 2015

(Non) vedere l'autovelox



L'autovelox è un apparecchio che l'automobilista non vede e quindi non teme; vederlo perciò dovrebbe aumentare la deterrenza. E' questo il presupposto che ha convinto il governo inglese nel dicembre del 2001 a modificare sia il colore che la posizione degli autovelox, in modo da renderli più visibili. Misura efficace? Secondo il British Medical Journal no.

Autovelox cioè
Si tratta del famigerato misuratore di velocità. E' un sistema ad alta tecnologia basato su una coppia di raggi laser, invisibili ed assolutamente innocui, che attraversano la strada perpendicolarmente. L'elettronica di controllo accetta solo le letture esenti da errore. La versione base viene alloggiata in una sola valigetta ed è utilizzabile nella stessa configurazione sia di giorno, sia di notte, senza installare cavi sulla carreggiata per il servizio notturno. Il sistema applica automaticamente i rispettivi limiti per autovetture e veicoli pesanti. Oltre all'autovelox poi esiste anche il telelaser, una pistola laser di origine americana. In questo caso per funzionare è necessario un intervento umano: l'agente deve puntare sul veicolo e premere il grilletto per conoscere la velocità della sua ''preda''. Il raggio laser colpisce più volte il bersaglio ed un computer elabora la velocità del veicolo. Il numero di autovelox in funzione sul territorio italiano è di 1300 contro i 450 telelaser, un sistema prezioso, tenuto conto di quanto l'alta velocità incida sul numero di incidenti stradali.

Il sistema funziona
Le strategie preventive per ridurre gli incidenti stradali sono sempre andate in due direzioni principali, da una parte cercare di semplificare i flussi di traffico con interventi di viabilità, dall'altra garantire maggiori controlli di velocità, in particolare con il ricorso a sistemi a distanza, gli autovelox appunto. Molti sono i dati raccolti nell'ultimo periodo in merito all'efficacia degli autovelox nella prevenzione degli incidenti automobilistici. Il più recente è uno studio inglese della durata di 6 anni, che ha confrontato gli incidenti mortali e non, nei tre anni precedenti e successivi all'installazione dei dispositivi di controllo su una strada principale. I dati sono significativi. Mortalità calata di tre volte, da 68 a 20, feriti gravi scesi di quattro volte, da 813 a 596, feriti lievi scesi significativamente da 4983 a 4375. Per evitare l'effetto casualità i ricercatori hanno inoltre realizzato un confronto con una strada paragonabile, in un'altra area di Londra, senza autovelox e nello stesso periodo. Anche dal confronto è emersa una inequivocabile efficacia deterrente degli autovelox. Come non bastasse studi americani hanno inoltre attestato una riduzione dell'8% negli incidenti mortali per ogni riduzione di velocità media di 1,6 km/h.

Visibili o invisibili?
Il nodo della questione sollevato dal Bmj è però un altro. Accertata l'efficacia degli autovelox come strumento di deterrenza può essere utile aumentarne la visibilità? Per questo le famigerate apparecchiature sono state colorate di giallo e rese visibili da una distanza di 60 metri su strade con limiti di velocità a 64 km/h e a 100 metri su strade a limiti di velocità superiore. Inoltre è stato impedito di mettere segnaletica su strade sprovviste di autovelox. L'opportunità di sapere che bisogna rallentare non si è però tradotta in benefici per la salute. Le telecamere nascoste, infatti, sembrano associate a una brusca caduta sia della velocità sia degli incidenti e degli infortuni. Rendere evidenti le telecamere, invece, rimuove il dubbio di dove sono poste, ma proprio questo dubbio, secondo i ricercatori inglesi, scoraggia la velocità eccessiva.

Marco Malagutti

Fonti
Increasing visibility of speed cameras might increase deaths and injuries on roads, BMJ 2002; 324: 1153.

The effect of speed cameras on injuries from road accidents. BMJ 1998; 316: 5-6

The relative effectiveness of a hidden versus a visible speed camera programme. Accid Anal Prev 2001; 33: 277-284

Road traffic offending and the introduction of speed cameras in England: the first self-report survey. Accid Anal Prev 1995; 27: 345-354



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