Contro l'alcol con ogni mezzo

05 marzo 2008

Contro l'alcol con ogni mezzo



Il consumo di alcol va incontro a diverse declinazioni che vanno da qualche bicchiere gustato a tavola all'abuso, accompagnato da dipendenza e difficoltà di controllo dell'assunzione. Gli aspetti più deleteri interessano per lo più la realtà anglosassone dove il 38% degli uomini e il 16% delle donne ha un vero e proprio problema con l'alcol e il 6% e il 2%, rispettivamente, ha sviluppato dipendenza. Nel resto d'Europa, in particolare nel Sud, la tendenza degli ultimi 40 anni ha segnato una riduzione dei casi di morte per cirrosi epatica e in generale del consumo di alcol. Di certo più sensibili al problema, i medici inglesi, più di altri, hanno assunto un ruolo centrale nella prevenzione secondaria e hanno adottato strumenti di screening che permettono loro di identificare chi ha necessità di un intervento specialistico e quale tipo di intervento va avviato.

Bevitori di ogni genere
Un primo strumento lo ha fornito l'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha tracciato tre profili dei disturbi da consumo di alcol sulla base della modalità e della quantità dei consumi settimanali totali. Una prima soglia è quella del rischio, cioè di un'assunzione di alcol che probabilmente può provocare danni e si riferisce alle persone che, anche senza disturbi legati all'alcol, bevono oltre i limiti raccomandati: 21 bicchieri alla settimana per gli uomini e 14 per le donne. Oppure, che bevono in modo compulsivo quotidianamente, cioè 8 bicchieri al giorno per gli uomini o 6 per le donne. Tuttavia si tratta ancora di una categoria al di fuori di un quadro clinico, proprio perchè mancano i danni organici. Si entra invece in un ambito patologico quando il bere diventa nocivo e il consumo di alcol sta già provocando un danno mentale o fisico. Non c'è ancora dipendenza ma possono essere già in atto condizioni acute, come la pancreatite o croniche come lesioni cerebrali, in pazienti che non sono in grado di cercare un aiuto o un sostegno terapeutico. La dipendenza da alcol è una vera e propria patologia riconosciuta nella classificazione internazionale delle malattie (ICD-10, International Classification of Diseases) e si manifesta con desiderio forte o compulsivo a bere, difficoltà a controllare l'assunzione di alcol, sintomi di astinenza (tremore, ansia, agitazione, insonnia) e di tolleranza, mancanza di altri interessi oltre al bere, persistenza nel comportamento nonostante l'evidenza del danno. Per raccogliere informazioni e riconoscere la tipologia di bevitore, i medici di base inglesi utilizzano questionari, in versioni più o meno rapide che, anche in pochi secondi, permettono di agire anche in situazioni di emergenza. Se si riconosce una dipendenza, si procede con ulteriori accertamenti per valutare il livello e la frequenza e lo schema di consumo, la gravità della dipendenza, eventuali altri problemi di salute fisici e mentali, farmaci o altre sostanze in uso, urgenza del trattamento e la motivazione e la disponibilità a modificare lo stato delle cose.

Dal farmaco agli Alcolisti Anonimi
Se si resta nel limite del rischio e del danno organico, si adottano interventi brevi che si limitano a momenti di informazione al paziente, presso il medico di famiglia o in situazioni di emergenza, finalizzati a ridurre il consumo di alcol a sensibilizzare o a ridurre i livelli di rischio. L'intervento breve, ma più esteso, si adotta quando c'è già un consumo dannoso per offrire al paziente motivazione e strumenti per smettere di bere e per gestire i problemi sottostanti.
Gestire una dipendenza richiede maggiore complessità con azioni più mirate: sospensione dell'uso di alcol medicalmente assistita, sostegno psicosociale, terapia farmacologica per prolungare l'astinenza. L'assistenza medica e farmacologica è necessaria per evitare complicanze come delirium tremens e convulsioni, e per far stare meglio il paziente e avere la possibilità di portare avanti altre proposte per promuovere e mantenere l'astinenza. Tre i farmaci comunemente usati: disulfiram, per prevenire ricadute provoca reazioni sistemiche molto spiacevoli dopo l'ingestione di quantità anche minime di alcol; acamprosato e naltrexone, per ridurre il desiderio di bere. Dopo la disintossicazione dalla maggior parte dei casi di dipendenza è necessario proseguire con un programma di sostegno psicosociale basato su una terapia cognitivo comportamentale, di incoraggiamento e di motivazione fino a suggerire la frequentazione di gruppi di auto-aiuto: gli Alcolisti Anonimi. Quest'ultima è forse la rete di mutuo aiuto più capillare e diffusa nel mondo, con più di 100 mila gruppi di cui 3000 solo in Inghilterra. La partecipazione e la gestione dei gruppi è di natura volontaria, non professionale e senza scadenza, motivi per cui non ne è mai stata valutata la reale efficacia in modo scientifico. Tuttavia studi osservazionali hanno notato una forte associazione tra la frequentazione di gruppi di Alcolisti Anonimi e un'astinenza a lungo termine, con un bilancio favorevole di costo-efficacia.

Simona Zazzetta

Fonti
Parker AJ et al. Diagnosis and management of alcohol use disorders. BMJ. 2008 Mar 1;336(7642):496-501


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