Sempre più alcol minorenne

19 marzo 2008

Sempre più alcol minorenne



Gli studi lo dicono chiaramente, se fin dall'adolescenza si assaggiano birra, vino e altri alcolici aumenta il rischio di diventare adulti con dipendenza cronica da alcol. Ed è un fatto neurobiologico. Eppure l'alcol gode di una accettazione sociale e di una popolarità legate alla cultura italiana del bere. Il problema è che con il tempo i giovani hanno adottato modelli di consumo che separano il bere dalla ritualità dei pasti, per associarlo agli effetti che è in grado di esercitare sulle performance personali. Si beve così per sentirsi più sicuri, più loquaci, per facilitare le relazioni interpersonali, per essere più accettati dal gruppo. Ma i rischi sono molti. Un editoriale appena pubblicato da Lancet lo sottolinea cercando di individuare delle soluzioni per ridurre il consumo di alcol da giovanissimi. I principali responsabili? Gli adulti naturalmente, genitori per cominciare, ma anche chi si occupa del commercio. Senza dimenticare le istituzioni.

Giovani alcolisti in aumento
I giovani, esordisce l'editoriale di Lancet, bevono sempre di più e in diverse realtà sociali. Nel Regno Unito ma anche in Danimarca e in Australia, dove i giovani alcolisti sono più che non negli Stati Uniti, in Francia o in altri paesi mediterranei. Ma a prescindere dal paese preso in esame, il dato di fatto è che sempre più frequentemente si parla di abuso di alcol e già prima dei 13 anni. Basti pensare che il 27% dei 15enni britannici ammette di aver bevuto nei precedenti 30 giorni, cinque drink in fila, mentre nel 1995 una dichiarazione del genere veniva fatta solo dal 22%. Un comportamento ancor più diffuso tra le ragazze, visto che il 29% dichiara di essersi ubriacata. Le conseguenze possono essere molto serie: morte accidentale, autolesionismo e suicidio nei casi più gravi, ma anche comportamenti violenti, sesso non protetto, alcol dipendenza e danni al fegato. E il fatto più grave è che l'alcol assunto dai giovanissimi viene per quasi la metà da casa. Il resto dai supermarket, dai pub, dai negozi. Ma che cosa potrebbe funzionare per ridurre il danno, si domanda Lancet?

Le strategie ci sono
Una prima mossa, già più volte ribadita, sarebbe quella di aumentare i costi degli alcolici, in particolare quelli preferiti dai giovani. In Gran Bretagna, invece, il prezzo si è dimezzato negli ultimi decenni. Un altro aspetto riguarda le restrizioni negli orari di vendita, con magari la creazione di aree separate per la vendita degli alcolici. E poi ancora ridurre le dosi e aumentare l'età alla quale i minori possono acquistare alcol, con pene severe per chi trasgredisce. Quando queste norme sono state applicate, sottolinea l'editoriale di Lancet, hanno funzionato con, per esempio, una riduzione degli incidenti stradali. Per non parlare poi dei messaggi pubblicitari, eccessivamente tollerati dicono quelli del Lancet. Ma se sicuramente le istituzioni, con appositi programmi anti-alcol, chi produce e chi vende hanno un loro ruolo nell'abuso di alcolici da parte dei minorenni, le principali responsabilità ricadono, per forza di cose, sui genitori. E il segreto risiede in una educazione mirata a insegnare come si beve in sicurezza e come l'alcol sia qualcosa da condividere a tavola con moderazione e non da abusare, magari in solitudine. E la chiave di tutto, molto spesso, sta nel rapporto genitori-figli. E' dimostrato che laddove si incrina è più facile che i giovanissimi si diano al bere. Prevenzione è la parola chiave, perciò, e ciascuno ha un suo ruolo e non può chiudere gli occhi. Bere troppo fa male e gli alcolici sono troppo economici, troppo disponibili e troppo tollerati in molti paesi. Questo è sicuro. E il momento di invertire la tendenza e si deve cominciare dalla famiglia.

Marco Malagutti

Fonti
Calling time on young people's alcohol consumption. Lancet 2008;371;871


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