Piccoli drink nefasti

05 luglio 2006

Piccoli drink nefasti



Avrà ragione il New York Times che, in un suo articolo sull'argomento sostiene che di alcol e giovani si parla da secoli e che lo schema è sempre lo stesso, ossia adulti che cercano di limitare il consumo giovanile. E' vero però che le ultime ricerche in merito trasferiscono la questione dal piano morale e sociologico a quello strettamente neurobiologico. In pratica dicono più studi se fin dall'adolescenza si assaggiano birra, vino e altri alcolici, aumenta il rischio di diventare adulti con dipendenza cronica da alcol. Il problema si fa perciò ancora più serio, visto che si solleva il dubbio che l'alcol assunto troppo precocemente possa alterare i cervelli in via di sviluppo degli adolescenti danneggiandoli molto più di quanto non faccia con i cervelli adulti. In più viene sfatata con questi risultati in molti casi ancora preliminari, la convinzione che si possa bere pesantemente molto a lungo prima di avere veri e propri danni neurologici. E in questo modo trovano spiegazione anche i risultati di un nuovo studio, pubblicato sugli Archives of Pediatric and Adolescent Medicine secondo cui rischia di diventare alcolista chi inizia presto con i drink

Un trend in crescita
Il problema è dal punto di vista epidemiologico molto significativo visto che 75000 morti sono annualmente da attribuire a un eccessivo consumo di alcol e che si tratta della terza causa di morte prevenibile negli Stati Uniti. E il trend giovanile, a sentire il recente parere dell'Istat, non è esattamente lusinghiero. Se, infatti, nel periodo 1998-2005 c'è un trend sostanzialmente stabile nella popolazione generale, non così è per i giovani, in particolare le giovani donne. Il consumo di alcol è aumentato dal 53,3% al 56,3% tra le ragazze di 18-19 anni e dal 57,6% al 60,4% tra quelle di 20-24 anni. E l'incremento riguarda in particolare altri tipi di alcolici rispetto a vino e birra. E l'Italia va anche meglio degli altri paesi europei, anche se il modello che si va diffondendo è quello del nord Europa e i rischi maggiori riguardano i minorenni che non sono ancora in grado di metabolizzare l'alcol. Ma come si è svolto lo studio? L'obiettivo dei ricercatori è stato quello di vedere se iniziare a bere precocemente sia associato con lo sviluppo di una dipendenza da alcol giovanile e a una dipendenza cronica. Il tutto tenendo conto di vari fattori potenzialmente influenti dagli aspetti demografici all'eventuale storia di alcolismo in famiglia. Per verificarlo i ricercatori hanno condotto ben 43000 interviste telefoniche a cittadini statunitensi dai 18 anni in su. Tra quelli che erano diventati dipendenti dall'alcol ben il 47% aveva iniziato a bere già a 14 anni e circa il 255 attorno ai 16. Mentre solo il 5 degli alcolisti aveva iniziato a consumare alcolici dopo i 21 anni. In più lo studio ha rilevato che chi inizia troppo presto con l'alcol, è maggiormente soggetto a ricadute una volta imboccata la via della terapia per sconfiggere la dipendenza. Sull'onda di questi risultati gli stessi ricercatori nel commento allo studio sostengono l'importanza fondamentale di monitorare i consumi alcolici tra i minorenni nonché di adeguate pratiche di counselling verso questo target. Anche perché a livello pediatrico il problema è assolutamente sottostimato e sottodiagnosticato. E i fattori interferenti non sembrerebbero influire così tanto. In più diventa sempre più evidente la necessità di far luce come il consumo di alcol sin dall'età adolescenziale possa influenzare e incidere sullo sviluppo del cervello, incrementando la vulnerabilità alle dipendenze. Non basta puntare il dito però.

Marco Malagutti


Fonte
Winter MR et al. Age at Drinking Onset and Alcohol Dependence. Arch Pediatr Adolesc Med. 2006;160:739-746.



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