Cin cin e salute (poca)

13 ottobre 2006

Cin cin e salute (poca)



Per molti aspetti, la misura della Finanziaria che aveva le maggiori probabilità di far calare i costi sanitari è quella apparentemente più lontana. Si trattava del divieto di vendere alcolici ai minori di 18 anni. Teoricamente il divieto, anche se meno restrittivo, c'era già, e si parlava di minori di 16 anni. Vanno usati i tempi al passato, perché in realtà, con mossa a dir poco incomprensibile dal punto di vista della salute, la misura è stata stralciata dalla finanziaria. Dal punto di vista economico, invece, lo stralcio è comprensibilissimo, visti gli interessi in gioco. Un atteggiamento che fa il paio con il calvario della legge sul divieto di fumare nei luoghi pubblici, timidamente cominciato con un ministro oncologo dell'Ulivo e terminato solo con un ministro ematologo della Casa delle libertà. D'altra parte su sigarette e alcol gravano quelle che il presidente Clinton chiamava tasse sul vizio, che fanno comodo sempre. E' sperabile, come auspicava il ministro della Salute Livia Turco che via sia un ripensamento.
Il divieto ridurrebbe i costi sanitari perché, a ben guardare, tra danno epatico diretto, aumento del rischio per patologie tumorali e altre e, infine, disastroso bilancio degli incidenti dovuti all'ebbrezza, il bilancio non è trascurabile. Secondo un recente rapporto europeo, i costi diretti dovuti all'alcol sono stimati in 125 miliardi di euro: l'1,3% del PIL dell'Unione Europea, vale a dire lo stesso impatto economico delle patologie dovute al tabacco. Con una significativa differenza: mentre la produzione europea di tabacco, sigarette e simili è significativa ma non eccezionale, gli alcolici rappresentano una voce importante: il 25% della produzione di alcolici si concentra nell'UE, così come il 50% della produzione di vino; ma quel che si produce evidentemente non basta:il 70% delle esportazioni di alcol e poco meno della metà delle importazioni mondiali coinvolge l'Unione Europea.

Sempre più giovani
Questo significa molte cose, compreso il fatto che diventa difficile attuare politiche se non proibizioniste, almeno volte a scoraggiare il consumo nei suoi aspetti più compulsivi. I giovani, in questo mercato, come in tutti quelli che in un modo o nell'altro si fondano su una fidelizzazione dell'utente (o sulla sua dipendenza) sono un target strategico: numerosi studi dimostrano che le probabilità di sviluppare una dipendenza dall'alcol aumentano parallelamente alla precocità dell'esordio nel consumo. Addirittura anche l'esposizione in utero, cioè il consumo materno durante la gravidanza, ha un effetto statisticamente significativo. Negli Stati Uniti, peraltro, ricerche molto serie hanno documentato le strategie commerciali per accaparrarsi i giovanissimi. Non c'è qualcosa di analogo in Europa, ma i dati sui consumi parlano abbastanza chiaro e tanto vale riportare i dati ufficiali testuali. "Quasi tutti gli studenti nella fascia d'età 15-16 anni (più del 90%) hanno usato l'alcol in qualche momento della propria vita, mediamente l'età di iniziazione è 12 anni e mezzo, e la prima ubriacatura avviene la prima volta a 14 anni. La quantità media assunta in un'unica occasione dai quindicenni e dai sedicenni è più di 60 grammi, e raggiunge quasi i 40 grammi anche nel sud Europa che ha un consumo inferiore (per i quindicenni e i sedicenni). Più di 1 su 8 tra i quindicenni e i sedicenni (13%) si è ubriacato più di 20 volte nel corso della vita, e più di 1 su 6 (18%) ha avuto episodi di "binge drinking" (cinque o più bevande alcoliche in un'unica occasione) tre volte o più nell'ultimo mese. Sebbene due paesi abbiano registrato più ubriacature nelle ragazze che nei ragazzi per la prima volta nel 2003, i ragazzi continuano a bere di più e a ubriacarsi più spesso delle ragazze, con una piccola riduzione del divario tra maschi e femmine. La maggior parte dei paesi mostra un aumento degli episodi di "binge drinking" tra i ragazzi dal 1995/9 al 2003, e quasi tutti i paesi registrano questo dato tra le ragazze".
Si potrebbe continuare a lungo, ma non è il caso, basterà un solo altro dato: il 10% della mortalità delle giovani donne e circa il 25% della mortalità dei giovani maschi è dovuta all'alcol. Vi sono poche informazioni sul livello dei danni sociali nei giovani, sebbene il 6% dei giovani studenti di 15-16 anni nell'Unione Europea riporta episodi di risse e il 4% episodi di rapporti sessuali non protetti a causa del loro consumo di alcol.
Ovviamente qui non si parla di bandire né il vino e nemmeno il whisky e nemmeno di colpevolizzare consumi che, piaccia o meno, fanno parte della civiltà. Però, ecco, si deve consumare l'alcol, non esserne consumati.

Maurizio Imperiali


Fonte
EU Public Health Programme. Report: Alcohol in Europe. A cura dell'Institute of Alcohol Studies (Londra)



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