Dipendenza, ma quanta?

28 ottobre 2005

Dipendenza, ma quanta?



Quando si decide di smettere di fumare, e ormai sembra una tendenza dilagante, una delle prime cose da definire è perché si fuma e, poi, quanto la dipendenza è forte. La domanda non riveste un interesse semplicemente accademico o finalizzato alla conoscenza di se stessi. In effetti, il mercato propone oggi diversi sistemi di terapia nicotinica sostitutiva. Questi, oltre che per le modalità, gomme, cerotti e ora le recentissime pastiglie, differiscono anche per la quantità di nicotina presente e rilasciata nell'organismo. A tutti sarà capitato di avere un amico che ha provato, magari, i cerotti e ha smesso di usarli perché "gli batteva il cuore". Quasi sicuramente aveva acquistato un prodotto con un dosaggio troppo elevato rispetto alle sue necessità, eccessivo per il suo livello di dipendenza.

Tutto cominciò sotto i mari
D'altra parte non è facilissimo stabilire se si è o meno un forte fumatore. Lo sa bene Karl O. Fagerstrom, lo studioso svedese la cui attività è stata all'origine della terapia sostitutiva nicotinica. E' interessante ricordare, a questo proposito, che tutto nacque sull'impulso della Marina militare svedese, che cercava un modo per evitare che i suoi sommergibilisti fumatori potessero "scompensare" nei lunghi periodi di immersione, nei quali non si può fumare.Nelle sue ricerche, Fagerstrom ha tenuto presenti molti aspetti, prima di giungere a formulare il suo criterio del "tempo di accessione della prima sigaretta" in sigla TTFC. Quando si parla di dipendenza, infatti, i questionari psicrometrici considerano diversi elementi: dal numero di sigarette consumate, al tipo di sigaretta (più o meno forte), all'inalazione del fumo. Il numero di sigarette fumate, però, può essere influenzato da diversi aspetti che non modificano la dipendenza. Per esempio, se è vietato fumare nei luoghi pubblici, al lavoro e sui mezzi di trasporto, è chiaro che il numero di sigarette consumate scende, ma il fumatore tende istintivamente a riequilibrare la quantità di nicotina assunta facendo più tiri da una sola sigaretta, inalando più profondamente eccetera. Un altro fattore che rende meno affidabile l'indicatore "numero di sigarette fumate" è legato al costo delle sigarette: se questo aumenta, o se si prendono in considerazione fasce sociali meno abbienti, i consumi diminuiscono ma, ancora una volta, questo non dice nulla sulla dipendenza. Un'ultima prova è data dal fatto che il consumo nella popolazione femminile è mediamente inferiore rispetto a quella maschile, mentre sono le donne attualmente a sperimentare le maggiori difficoltà a smettere (e quindi la loro dipendenza non è ben rappresentata dal numero di sigarette).

Una soluzione semplice
Un indicatore che invece è statisticamente significativo, e non risente di queste circostanze, secondo Fagerstrom, è il tempo trascorso dal momento del risveglio all'accensione della prima sigaretta. Chi accende la sigaretta del mattino entro mezz'ora dal risveglio ha una forte dipendenza, mentre c'è una dipendenza via via più moderata con il crescere del tempo trascorso. Facile e come molte cose facili funziona effettivamente. Quindi chi da dei dubbi sul proprio livello di schiavitù verso il tabacco può avere un risposta fai da te. E agire di conseguenza, oltretutto fumare è out...

Giancluca Casponi


Fonte
Conferenza stampa Niquitin CQ. Smettere di fumare è di moda. Milano 26 ottobre 2006

Fagerstrom K. Time to first cigarette; the best single indicator of tobacco dependence? Monaldi Arch Chest Dis. 2003 Jan-Mar;59(1):91-4.

Fagerstrom KO, Schneider NG. Measuring nicotine dependence: a review of the Fagerstrom ToleranceQuestionnaire.J Behav Med. 1989 Apr;12(2):159-82



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