Passivo si fa per dire

12 aprile 2006

Passivo si fa per dire



Finora lo si era solo sospettato, ma pare che il fumo passivo, notoriamente tossico per una serie di aspetti accertati, concorra a peggiorare il quadro di altre patologie, come il diabete. A ribadirlo uno studio pubblicato sull'edizione on line del British Medical Journal che lo ha affermato in modo chiaro: il fumo passivo aumenta il rischio di insorgenza del diabete o meglio del primo segno della malattia, l'intolleranza al glucosio. Ma come si è svolto lo studio?

Le premesse dello studio
Il tabacco, premettono i ricercatori, è da tempo conosciuto come uno dei principali fattori di rischio per malattie cardiovascolari, ma studi recenti hanno avanzato l'ipotesi di una associazione tra il fumo e l'incidenza del diabete. Finora si è rimasti ai dati preliminari, e se ci sono studi che hanno evidenziato un rapporto tra dose e risposta, altri l'hanno, invece, negata. E anche alcuni studi prospettici del passato hanno fallito nel cercare di identificare questa associazione. L'ipotesi dei sostenitori era che il fumo in qualche modo peggiorasse la risposta ai test di tolleranza al glucosio e di resistenza all'insulina. Sebbene smettere di fumare sia associato a un modesto aumento del peso, il fumo è legato a una malsana distribuzione del peso stesso con un maggior rapporto vita-fianchi. Il fumo, in più, è stato associato al rischio di pancreatite cronica e cancro pancreatico. Ma nessuno dei precedenti studi ha mai valutato accuratamente valori biologici come la cotinina (presente nel sangue di chi è esposto al fumo, proprio o altrui) o ha considerato gli effetti del fumo passivo. Né sono mai stati considerati adeguatamente gli afro-americani, popolazione a maggior rischio diabete. Lo studio del BMJ ha, così, considerato su un campione di popolazione di quattro grandi città statunitensi l'associazione tra fumo attivo e passivo e incidenza dell'intolleranza al glucosio, allo scopo di scovare anche i potenziali fattori di rischio. L'ipotesi che il fumo potesse essere associato al rischio diabetico è stata confermata, con qualche sorpresa.

Rischi da fumo passivo
Dall'indagine è, infatti, emerso per la prima volta il ruolo particolarmente negativo del fumo passivo. Dopo aver arruolato un gruppo di 4572 uomini e donne, gli esperti hanno diviso i componenti in quattro categorie diverse, dai forti fumatori a quelli che non fumavano affatto. Dopo 15 anni di follow-up, i ricercatori hanno verificato lo stato di salute di tutti i partecipanti all'indagine scientifica e, in particolare, l'eventuale insorgenza di intolleranza al glucosio. Ebbene fra i fumatori più accaniti il 22% aveva sviluppato il disturbo, contro soltanto il 12% fra coloro che non avevano mai acceso una sigaretta ne respirato il fumo di altri. Ma il dato sorprendente è rappresentato dal 17% dei non fumatori esposti però al fumo passivo, che avevano sviluppato intolleranza al glucosio, una percentuale ancora maggiore di quella relativa agli ex-fumatori (14%). L'ipotesi degli autori è che chi è esposto a fumo passivo "subisca" tossine persino più potenti e più concentrate di quelle che aggrediscono direttamente i fumatori. E tornerebbe in gioco, secondo i ricercatori, il ruolo della tossicità dei prodotti del fumo, già ipotizzata, per il pancreas, dove le sostanze concentrate arriverebbero direttamente creando la base per lo sviluppo del diabete. Un ulteriore punto a sfavore del fumo passivo che, dopo due decenni di dati a disposizione, non può mai essere dichiarato senza pericolo.

Marco Malagutti

Fonte
Houston TK et al. Active and passive smoking and development of glucose intolerance among young adults in a prospective cohort: CARDIA study. BMJ, doi:10.1136/bmj.38779.584028.55






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