Vasi lesi dal fumo

21 luglio 2006

Vasi lesi dal fumo



Nel variegato elenco dei danni che il fumo, attivo e passivo, produce nell'organismo gli effetti sui vasi sanguigni in genere sono tenuti in minore considerazione e non fanno paura come per quanto riguarda i tumori. Sono invece importanti perché compartecipano alle malattie vascolari, per le quali il fumo è tra i principali fattori di rischio: dall'infarto miocardio all'ictus cerebrale, dall'aterosclerosi e sue ripercussioni sugli organi all'arteriopatia periferica e alla malattia di Buerger. I componenti del fumo quali il monossido di carbonio (CO), la nicotina e altri determinano infatti una serie di effetti negativi sui vasi arteriosi (ma anche venosi), soprattutto l'irrigidimento e il restringimento delle arterie, l'aumento della pressione sanguigna, l'accelerazione della formazione delle placche aterosclerotiche, insieme alla minore ossigenazione dei tessuti per competizione del CO con l'O2 nel legame con l'emoglobina.

Associazione anche con AOP asintomatica
In questo contesto il collegamento tra la sigaretta e le malattie vascolari periferiche è oggetto di attenzione ancora minore di quanto non si verifichi per i più noti e temuti infarto e ictus. La responsabilità del fumo è invece certa nel caso per esempio dell'arteriopatia periferica (AOP o in inglese PAD), che è una condizione comune avendo una prevalenza del 12-20% tra gli adulti dai 50 anni in poi e che ha come altri fattori predisponenti appunto l'età oltre a diabete, ipertensione, iperlipidemia. E' una forma di occlusione su base aterosclerotica delle arterie periferiche, soprattutto degli arti inferiori, per cui è anche indice di un'aterosclerosi generalizzata che comporta il rischio di eventi cardiovascolari; in più è spesso asintomatica, infatti solo un terzo del pazienti ha la classica claudicatio intermittens provocata dal dolore alle gambe camminando (è detta sindrome della vetrina perché costringe a sostare per strada) e in qualche caso a riposo, mentre metà ha sintomi atipici come debolezza o scarso equilibrio. Il ruolo di fattori di rischio comportamentali quali il fumo e la scarsità d'esercizio in relazione alla prevalenza di AOP asintomatica nella popolazione over 50 è stato verificato tra le altre da una ricerca americana, che ha anche confermato l'utilità di un parametro diagnostico, l'indice pressorio caviglia-braccio che è il rapporto tra le due misurazioni. Dei 403 ambosessi bianchi, afroamericani e ispanici esaminati, tra quelli con l'AOP il 40% era asintomatico e in questo gruppo anche dopo l'aggiustamento per età, sesso, diabete c'era una forte associazione con il fumo di più un pacchetto al giorno, significativamente maggiore rispetto ai non malati di AOP, ancora più consistente per i diabetici che erano anche forti fumatori.

Un'infiammazione di arterie e vene
E' accertato che l'interruzione del fumo riduce il dolore alle gambe, l'infarto e la morte per cardiopatia nell'AOP sintomatica, per quella asintomatica è meno evidente ma l'astensione è comunque da raccomandare dato che l'associazione tra la sigaretta e la malattia è dimostrata da numerosi studi. Lo stesso vale per un'altra patologia vascolare periferica quale la tromboangioite obliterante o malattia di Buerger, una forma d'infiammazione delle arterie di piccolo e medio calibro e di frequente anche delle vene associata a trombosi, che è d'origine sconosciuta (forse autoimmune) ma si verifica tipicamente nei fumatori, soprattutto uomini. Il fumo viene ritenuto il fattore eziologico (cioè causale) primario della malattia, che per alcuni sarebbe indistinguibile come anatomopatologia da aterosclerosi e trombosi periferica; anch'essa si manifesta con claudicatio e con cute fredda, formicolii e dolore; se peggiora si può arrivare alla gangrena. Anche in questo caso abbandonare la sigaretta è d'obbligo, perché se si continua la fase acuta progredirà senza remissioni.

Elettra Vecchia

Fonte
Sharon L. Eason e coll. Diabetes Mellitus, smoking, and the risk for Asymptomatic Peripheral Arterial Disease: Whom Should We Screen? J Am Board Fam Pract. 2005;18 (5): 355-361.



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