Pochi soldi, molto fumo

21 luglio 2006

Pochi soldi, molto fumo



Che il fumo fosse un flagello per la salute, come lo definisce non senza una certa enfasi Lancet, è ben noto ai più, ma che potesse essere addirittura responsabile delle ineguaglianze sociali nella mortalità forse è meno universalmente noto. A sottolineare questo aspetto proprio un articolo di Lancet, che evidenzia come il fumo sia la causa prevalente nella differenza di mortalità fra indigenti e benestanti. Esistono, infatti, ineguaglianze sociali nella mortalità, in particolare maschile, in molti paesi. E, sebbene la mortalità da fumo abbia recentemente cominciato a scendere tra i maschi in Europa e nel nord-America, negli anni '90 ha inciso considerevolmente sulla mortalità nella mezza età, cioè tra 35 e 69 anni. I numeri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità parlano di un 26% di morti maschili e un 9% di morti femminili attribuibili al fumo. Il fatto è che in molti paesi la probabilità che qualcuno fumi è legata allo status socio economico. Sei povero? Fumi. Ecco perché tra gli altri mali il fumo è quello che più contribuisce alla disparità sociale nella mortalità. E a giudicare dalla ricerca di Lancet il dato è anche considerevole.

La disparità del fumo
La ricerca, condotta dalle università di Toronto e Oxford, analizza circa 600mila morti registrate in Canada, Polonia, Regno Unito e Stati Uniti, nella popolazione maschine di 35-69 anni. Il gradiente sociale nella mortalità, come spiega l'editoriale che accompagna il pezzo, è il risultato delle circostanze sociali in cui le persone vivono e lavorano. Ridurre gli svantaggi nel campo della salute prevederebbe perciò che si cerchi di migliorare le circostanze sociali. Per una simile stima, però, non è semplice disporre delle coorti necessarie. Per questo i ricercatori hanno fatto ricorso a un metodo indiretto: misurare la frequenza delle morti per cancro al polmone. E il pericolo è ampiamente superiore nei gruppi socialmente svantaggiati. In entrambi i continenti presi in considerazione, infatti, il risultato è stato piuttosto evidente: il fumo si è rivelato responsabile di almeno la metà della differenza di mortalità fra ricchi e poveri. Per la valutazione delle morti attribuibili al fumo i ricercatori si sono avvalsi dei numeri del Cancer Prevention Study-II Cohort a cura dell'American Cancer Society. La distribuzione della mortalità, tra l'altro, pur numericamente diversa, è abbastanza equilibrata nei diversi paesi e in media la differenza tra i due strati sociali estremi è di almeno due volte. Il metodo di rilievo dei dati, ammettono gli stessi autori, è inevitabilmente drastico, ma questo nulla toglie all'importanza dello studio anglo-canadese. Se la causa del fumo venisse eliminata, la salute media ne beneficerebbe e anche le differenze socio-economiche nella mortalità, sebbene sostanziali, si ridurrebbero. Questi risultati, commentano gli autori, enfatizzano l'importanza di convincere tutti a buttare il pacchetto. Con azioni rivolte specialmente alle fasce deboli, per evitare che la disassuefazione dal fumo si trasformi in un altro fattore di disuguaglianza tra la salute dei ricchi e dei poveri. Ma come intervenire? Le risposte per ora latitano.

Marco Malagutti

Fonti
Jha P et al. Social inequalities in male mortality, and in male mortality from smoking: indirect estimation from national death rates in England and Wales, Poland, and North America. The Lancet Early Online Publication




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