Non fumate sul barista

20 ottobre 2006

Non fumate sul barista



Dato che anche il fumo passivo ha effetti nocivi per la salute, che è un fattore di rischio d'ampio impatto nei luoghi aperti al pubblico ed è facilmente evitabile, metterlo al bando è giustificato e avrà ricadute positive. Sembrava l'uovo di Colombo, ma solo in anni molto recenti e in alcuni paesi si è fatta questa scelta che appariva azzardata, per timori di scarso consenso sociale come di ripercussioni organizzative ed economiche, soprattutto nei locali di ristorazione. Si dimostra invece un'idea vincente, non solo generalmente accettata, ma con evidenti benefici per la salute, come dimostrano ricerche eseguite su fumatori passivi-campione quali per esempio i baristi: uno studio compiuto in Scozia e appena pubblicato fornisce dati estremamente significativi. Come si ricorda nell'editoriale di commento, dopo la pioniera Irlanda che ha compiuto il passo nel 2004, in Europa l'hanno seguita Norvegia, Svezia, Italia e Scozia; a tutt'oggi non aderiscono più dei cinque membri europei, oltre a undici nazioni Usa, nove province canadesi, alcune regioni dell' Australia, la Nuova Zelanda e alcuni altri stati.

Meno sintomi, respiro migliore
Lo studio condotto tra febbraio e giugno di quest'anno in locali di Dundee e Perth (in Scozia la proibizione è scattata a marzo) ha confermato che il passaggio al no smoking è associato a una diminuzione di sintomi respiratori e di rischio di coronaropatia; dati relativi al fumo passivo l'hanno legato a eventi cerebrovascolari, tumore polmonare, peggioramento dell'asma, alterato sviluppo polmonare in figli di gestanti fumatrici e altro ancora. I baristi scozzesi erano non fumatori (o ex) e non presentavano patologie respiratorie tranne rinite o asma, in quest'ultimo caso rientravano in un sottogruppo aggiuntivo dello studio; si è considerato se vivevano con fumatori, si sono valutati entità dell'esposizione, disturbi come tosse, respiro affannoso, irritazione agli occhi o alla gola, si sono misurati l'aria espirata usando uno spirometro e parametri d'infiammazione quali il monossido d'azoto (NO) esalato, la conta ematica di leucociti e neutrofili, la proteina C reattiva, inoltre la cotinina sierica che è un metabolita della nicotina e l'effetto in termini di qualità di vita.
E' risultata una diminuzione dei sintomi respiratori, rispetto a prima del divieto, del 26% dopo un mese (dal 79% dei lavoratori al 53%), e del 32,5% a due mesi; il volume espiratorio forzato, quindi la funzionalità respiratoria, è apparso aumentato dell'8,2% e poi del 5,1 %, mentre la cotinina si è ridotta circa da 5 ng/l a 3 e sono diminuiti sia i globuli bianchi sia i neutrofili, non significativa invece la differenza per la proteina C. Di rilievo il fatto che il miglioramento del flusso espiratorio negli asmatici era più evidente oltre che protratto, e che negli stessi soggetti era migliorato il punteggio della qualità di vita; asmatici e rinitici presentavano anche un beneficio aggiuntivo di riduzione dell'infiammazione, dimostrata da calo di NO esalato. Proprio le persone con patologie respiratorie croniche sarebbero dunque maggiormente avvantaggiate dagli ambienti smoke-free.

E le sigarette subite a casa?
Secondo una stima i baristi subiscono il fumo da 4 a 6 volte più che in altri luoghi di lavoro e questi in generale costituiscono per gli adulti la seconda fonte di esposizione dopo le abitazioni, nelle quali le vittime più indifese e vulnerabili in quanto in fase evolutiva restano i bambini; tanto peggio per tutti se le sigarette altrui vengono subite sia a casa sia negli altri ambienti e se l'esposizione è pesante, come avviene persino nei proibizionisti Stati Uniti in sottogruppi di popolazione come gli afroamericani. Allungare l'elenco dei luoghi no smoking, aggiungendo quelli di lavoro, i bar, i ristoranti, locali e discoteche a quelli già previsti, ospedali, uffici pubblici, treni e aerei, cinema e teatri e altri ancora è quindi una misura efficace che va ulteriormente incontro agli obiettivi di prevenzione della salute pubblica. Già a brevissimo termine dallo stop al fumo sono infatti evidenziabili benefici, come nel caso dello studio dove lo sono dopo un mese. Ma altre indagini hanno messo in luce anche un altro vantaggio indiretto, sul medio-lungo termine, importante ai fini preventivi: con l'aumento dei luoghi off limits i fumatori stessi riducono il numero delle sigarette giornaliere e aumenta il numero di quelli che provano a smettere e che ci riescono; in una ricerca irlandese già a breve distanza dalla proibizione il 15% dei soggetti fumatori analizzati si è liberato dell'abitudine, attribuendo il successo soprattutto all'estensione del divieto.

Elettra Vecchia


Fonte
Daniel Menzies e coll. Respiratory Symptoms, Pulmonary Function, and Markers of Inflammation Among Bar Workers Bifore and After a Legislative Ban on Smoking in Public Placet. JAMA 2006; 296: 1.742-1.748.
Mark D. Eisner. Banning Smoking in Public Places. JAMA 2006;296:1.778-9.


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