Nicotina aumentata ad arte

26 gennaio 2007

Nicotina aumentata ad arte



E’ una vecchia storia, una polemica che va avanti da decenni e ora dall’Università di Harvard arriva una prova che sembra la smoking gun, la pistola fumante: una puntigliosa ricerca mostra che le aziende produttrici di sigarette avrebbero per anni deliberatamente aumentato il tenore di nicotina al fine di aumentare l’effetto di dipendenza. Aveva raccontato qualcosa di simile qualche anno fa anche il film-denuncia “The Insider” di Michael Mann, dove alla fine la verità sulla manipolazione chimica per legare di più al fumo viene a galla e i responsabili sono condannati. D’altra parte gli studi sull’argomento sono stati numerosi. In questo caso si è eseguita una rianalisi sui livelli di nicotina dei marchi più venduti di sigarette nel Massachusetts tra il 1997 e il 2005, in base ai dati forniti dai produttori al Dipartimento della salute pubblica dello stato. Ed è apparso che c’è stato un incremento medio della sostanza inalata pari all’1,6% per sigaretta all’anno, o dell’11% tra il 1998 e il 2005: un aumento che non ha niente di casuale in quanto trasversale a tutti i brand e le aziende produttrici di sigarette, come ha sottolineato il coordinatore dello studio Gregory Connolly, professore della Harvard School of Public Health. Questo in contrapposizione alle affermazioni della Philip Morris, secondo la quale il tenore di nicotina nel suo marchio di punta, Marlboro, è rimasto lo stesso dal 1997 al 2006 ma sono possibili differenze che riflettono variazioni casuali del contenuto della sostanza.

Incrementi in tutti i tipi di sigarette
Lo stesso Dipartimento sanitario aveva mostrato in uno studio l’estate scorsa, sempre basandosi sui dati dei produttori, che la nicotina che poteva essere inalata era aumentata mediamente del 10% tra il 1998 e il 2004; ha condotto così una successiva analisi più sofisticata che ha evidenziato l’incremento dell’11 % tra il 1998 e il 2006 e ha escluso che possa derivare da variazioni casuali. La nuova analisi si è così estesa ad altri due aspetti. Ha infatti indagato le modalità per realizzare questo aumento, che può avvenire non solo incrementando la concentrazione di nicotina nel tabacco, ma anche modificando caratteristiche del “design” delle sigarette, per esempio rispetto alla ventilazione dei filtri, in modo da incrementare il numero di boccate per ciascuna di esse. Inoltre si è verificato che l’aumento riguardava le sigarette dei quattro maggiori produttori e trasversalmente di tutte le categorie, non mentolate, mentolate, normali, light o extra-light. “Le sigarette sono raffinati dispositivi di rilascio di sostanze progettate per mantenere la pandemia del tabagismo” ha detto senza mezzi termini Howard Koh, responsabile per la salute del Massachusetts e tra gli autori dello studio. “Molti aspetti di questi prodotti sono ancora tenuti segreti, ma ora è necessario che le aziende rendano pubbliche informazioni critiche sulla nicotina per proteggere le nuove generazioni dalla tragedia della dipendenza”. Il Master Settlement Agreement, cioè il patto firmato tra produttori e autorità sanitarie nel 1998 per contrastare l’abitudine al fumo tra i giovani, sarebbe stato quindi aggirato.

Usa, 900 mila nuovi “addicted” 
Lo studio ha confermato d’altra parte recenti dichiarazioni della Corte distrettuale della Columbia secondo la quale le aziende del settore possono manipolare additivi per dare dipendenza e si sottovaluta la necessità di una continua sorveglianza sul rilascio di nicotina dei loro prodotti. La nicotina è infatti la principale responsabile dell’ “addiction” della sigaretta, e quindi della difficoltà di smettere, per via dei sintomi di astinenza. Negli Stati Uniti ogni anno circa 900 mila persone svilupperebbero la dipendenza e il fumo provocherebbe 438 mila decessi prematuri. In una nazione dove l’attivismo anti-tabacco è però molto presente - tra le ultime misure la multa al conducente che fuma in auto in presenza di minori - una proposta di legge presentata dal senatore Edward M. Kennedy vorrebbe far sottostare le aziende produttrici di sigarette alle stesse regole vigenti per quelle farmaceutiche.   

Elettra Vecchia

Fonte
Harvard School of Public Health, Jan. 18, 2007
www.eurekalert.org



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