L'unica è non cominciare

07 settembre 2007

L'unica è non cominciare



Un miliardo di persone saranno uccise dalle malattie legate al fumo di sigaretta nel corso di questo secolo. Lo sostiene una recente stima dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) secondo la quale ogni anno il fumo uccide 5,4 milioni di persone e la metà di questi decessi sono nei paesi in via di sviluppo. Come contrastare questo trend? Le risposte sono molte ed è sempre l'Oms a ricordarne alcune: tasse pesanti sulle sigarette, divieto di pubblicità, divieto di fumo negli uffici e in tutti i locali pubblici. Il modello di riferimento, stando al Congresso della Società Europea di Cardiologia, è quello italiano, con una riduzione dei fumatori del 15% circa. Eppure secondo un recente studio, pubblicato su BioMed Central, smettere di fumare non necessariamente è efficace nel prevenire malattie fatali come il tumore al polmone, di cui il fumo è la causa principale. Possibile? Stando alle conclusioni dello studio sì, visto che l'espressione di alcuni geni rimane permanentemente alterata, nonostante si sia smesso di fumare.

Smettere può non servire
Lo studio canadese ha preso in esame geni che si "accendono" o si "spengono" in virtù del proprio status di fumatore. E in particolare hanno fatto ricorso all'analisi seriale dell'espressione genetica (SAGE), tecnica messa a punto di recente, attraverso la quale si può determinare contemporaneamente la struttura, la funzione e l'espressione di un intero genoma. L'obiettivo della ricerca era di determinare l'effetto del fumo attraverso la trascrizione dei genomi ottenuti dai campioni clinici di fumatori presenti e passati nonché di non fumatori. Una volta identificati i geni i ricercatori hanno cercato di evidenziare le variazioni reversibili o irreversibili nell'espressione genica dopo aver smesso di fumare. E' stato così possibile evidenziare come alcuni geni pericolosi si disattivano quando un fumatore smette, altri invece hanno subito modifiche irreversibili. Si spiegherebbe così, perché persone che fumavano, rimangano ad alto rischio di sviluppare tumore al polmone. Basti pensare che quasi la metà dei casi di tumori da fumo si verificano in ex-fumatori. Lo studio rappresenta il più grande mai effettuato con l'utilizzo del SAGE e nel caso specifico riguarda oltre 3000000 di target genetici nell'epitelio bronchiale di 24 soggetti tra fumatori e non. Se non serve smettere di fumare, perciò, non resta che non cominciare mai. E per farlo un ottimo sistema, stando a un altro studio appena pubblicato, è quello di non farsi plagiare dai film visti al cinema.

L'influenza del cinema
Lo studio, pubblicato sugli Archives of Pediatric & Adolescent Medicine, sottolinea, infatti, come la prevalenza di fumo nei film incoraggi gli adolescenti a cominciare, ma può anche essere responsabile della loro decisione di continuare dopo aver cominciato. Non è il primo studio ad andare in questa direzione, anche se, va detto, il fatto di cominciare a fumare non vuol dire necessariamente diventare dipendente. Per essere considerati fumatori consolidati, precisa lo studio, bisogna aver fumato almeno 100 sigarette nel corso di una vita. Su un campione di 6500 adolescenti americani seguiti per due anni solo 125 lo sono diventati. Ma il dato significativo è che molti di questi giovani fumatori possono essere messi in relazione al numero di film visti in cui il proprio eroe era un fumatore. Potere del cinema!

Marco Malagutti

Fonti
Lam S et al. Effect of active smoking on the human bronchial epithelium transcriptome. BMC Genomics 2007, 8:297

Tanski S et al. Exposure to Smoking Depictions in Movies. Arch Pediatr Adolesc Med. 2007;161:849-856.






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