Prevenzione in sei mosse

19 dicembre 2008
Focus

Prevenzione in sei mosse



"Ogni anno muoiono nel mondo per malattie legate al fumo quattro milioni di persone, ma se non se ne ferma la diffusione, nel 2030 saranno circa 10 milioni".

" Ogni anno il fumo uccide 5,4 milioni di persone e diventeranno 8 milioni ogni anno nel 2030 se continuiamo così".


Se si fa eccezione per le lievi variazioni nei valori numerici, le due frasi sono assolutamente sovrapponibili. La differenza? Le dichiarazioni sono entrambe di autorevoli esponenti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra l'una e l'altra però sono trascorsi dieci anni. E non sono pochi. Segno che se qualcosa è stato fatto non è ancora abbastanza. L'OMS peraltro è particolarmente sensibile all'argomento e non a caso ha definito la lotta al fumo una delle due priorità sanitarie per gli anni a venire. E in virtù di questo interesse l'organizzazione ha prodotto un corposo rapporto nel quale attribuisce al fumo, se ancora ce ne fosse bisogno, il ruolo di principale causa prevenibile di morbosità e mortalità e, soprattutto, elabora strategie difensive.

Numeri in crescita
Il problema è inquadrato dai numeri. Quest'anno, dice il rapporto, il tabacco ucciderà oltre cinque milioni di persone, più della tubercolosi, dell'HIV e della malaria insieme. Se non si fa qualcosa per fermare questo andamento entro la fine del setolosi arriverà a un miliardo di morti. L'aspetto paradossale, dicono i ricercatori, è che si tratta dell'unico prodotto di consumo "legale" in grado di danneggiare chiunque vi sia esposto. Eppure si tratta di un prodotto di largo consumo in virtù dei bassi prezzi, di un marketing aggressivo e capillare, della mancata consapevolezza dei suoi pericoli e, infine, delle politiche pubbliche insufficienti contro il suo uso. In più i danni prodotti dal fumo non sono immediatamente evidenti e possono profilarsi anche a decenni dal suo consumo. Così mentre il consumo di tabacco è in aumento globalmente, l'epidemia dei danni correlati è appena cominciata. Con queste premesse il pessimismo è inevitabile, ma, dicono all'OMS, il trend può cambiare. Si tratta, infatti, di un fenomeno largamente prevenibile. Si tratta di volerlo e di impegnarsi in questa lotta in modo rapido e incisivo. Questo l'obiettivo del "WHO Framework Convention on Tobacco Control", Un trattato multilaterale con oltre 150 soggetti partecipanti, il primo passo di questa lotta. Il trattato presenta un progetto dettagliato per i paesi coinvolti per ridurre la fornitura e la domanda di tabacco.
L'OMS ribadisce il ruolo centrale della legge internazionale per prevenire malattie e promuovere salute. Sotto questo profilo va detto che l'Italia si è meritata recentemente le lodi OMS per aver applicato un efficace bando delle sigarette. Ma al di là degli orgogli nazionalisti, il problema è globale. Come affrontarlo?

Prevenire si può
La WHO Framework Convention ha creato MPOWER, un pacchetto contenente le sei principali mosse da attuare in chiave anti-fumo. Aumentare tasse e prezzi, abolire le pubblicità e le sponsorizzazioni, proteggere dal fumo passivo, diffondere le informazioni sui rischi da fumo, offrire supporto a chi vuole smettere e monitorare attentamente le politiche di prevenzione. Politiche che, garantiscono quelli dell'OMS, porteranno a ridurre il consumo di tabacco. Si tratta di dare supporto a questi sei punti e per parte sua l'Organizzazione garantisce nuove risorse per aiutare i paesi a bloccare malattie, morte e danno economico provocati dal fumo. Se implementate e rafforzate queste politiche preventive eviteranno che i giovani comincino a fumare, aiuteranno chi fuma a smettere, proteggeranno i non fumatori dal fumo passivo e libereranno i singoli stati e i loro abitanti. Un progetto ambizioso, forse troppo, ma se almeno in parte si avverasse forse nel 2018 non ritroveremo sui giornali una frase di qualche rappresentante dell'OMS che lancia l'allarme sui rischi da fumo.

Marco Malagutti

Fonti
WHO Report on the Global Tobacco Epidemic, 2008 - The MPOWER package




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