Sempre meno fumatori

28 gennaio 2005

Sempre meno fumatori



Oggi la comunità scientifica è unanime nel considerare il fumo di tabacco la principale causa prevenibile di morbosità e mortalità: per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) la lotta al fumo è una delle due priorità per i prossimi cinque anni. E i primi risultati già si vedono all'orizzonte. Basti pensare che la riduzione dell'abitudine al fumo tra i maschi ha determinato la diminuzione dell'incidenza e della mortalità non solo del tumore polmonare, ma anche di altri tumori causati dal fumo, quali quelli del cavo orale, dell'esofago, della laringe.

Poveri e tabagisti
Attualmente nel mondo ci sono un miliardo e cento milioni di fumatori (un terzo della popolazione mondiale sopra i 15 anni) di cui circa trecento milioni in Cina, che è il primo paese in fatto di consumo di sigarette. Secondo la proiezione FAO il numero di fumatori nel mondo è destinato ad aumentare fino al 2010 e la responsabilità è da attribuire ai paesi in via di sviluppo. Secondo il rapporto, il consumo di tabacco nel pianeta, rappresentato per l'85% del totale dalle sigarette confezionate e da quelle rollate a mano, è destinato ad aumentare, seppure con un tasso di crescita più lento del passato. Sempre la FAO calcola che applicando politiche anti-tabacco aggressive, il consumo individuale potrebbe calare addirittura del 20%. I maggiori aumenti della domanda si prevedono in Estremo Oriente, in particolare in Cina. In India, secondo consumatore mondiale di tabacco (non tanto sotto forma di sigarette, quanto come "bidis" rollati e tabacco da masticare), la domanda continuerà ad aumentare anche se più lentamente che in passato. Stesso trend per l'America Latina, per l'Africa e per il Medio Oriente. L'offerta, perciò, è destinata a crescere proprio in quei paesi dove i costi di produzione sono bassi, dove non ci sono restrizioni alla produzione e in presenza di buoni sistemi di trasporto e di facili accessi ai mercati internazionali. E in Italia?

In Italia va meglio
Gli ultimi dati sono decisamente positivi. I fumatori oggi, secondo una recentissima indagine Doxa, sono il 26,2% della popolazione adulta, contro il 27,6% del 2003. Si tratta del record minimo degli ultimi 47 anni, accompagnato dal calo delle vendite dei pacchetti (-1,3% nel 2003 rispetto al 2002). In media gli italiani si accendono 17 sigarette al giorno e a smettere sono più spesso gli uomini. Merito - dicono al ministero - delle campagne contro il tabagismo e del telefono verde contro il fumo (800554088) dell'Istituto Superiore di Sanità, oltre ai 330 centri sparsi sul territorio nazionale a disposizione di chi vuole liberarsi del vizio. Rimangono stabili, peraltro, i grandi fumatori che sono il 2,4% degli italiani adulti. Dall'indagine Doxa emerge anche un dato a sorpresa: l'85% dei fumatori è favorevole all'estensione del divieto di fumare sul posto di lavoro a tutte le aziende e l'87% appoggia la creazione di spazi per fumatori nei locali pubblici. Del resto è un dato accertato che l'abitudine al fumo negli ambienti di lavoro abbia determinato maggiore assenteismo, più elevata utilizzazione delle strutture sanitarie e minore produttività. Non solo: il 54,5% di chi ha il vizio ritiene che le sigarette alterino il gusto, e il 45% è consapevole della possibilità di apprezzare di più i cibi dopo solo 2-3 giorni dall'addio al tabacco. Una curiosità in conclusione: fuma almeno il 18,3% dei medici di base. Nonostante questo al 23% dei fumatori il proprio medico ha suggerito di smettere di fumare. E se cominciassero loro?

Marco Malagutti

Fonte
Il fumo in Italia. Indagine Doxa

Projections of tobacco production, consumption and trade to the year 2010




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