Galeotto fu il filtro

28 gennaio 2005
Focus

Galeotto fu il filtro



La prima sigaretta è fatale? Non è detto: entrare in contatto con il fumo in modo attivo non è necessariamente l'inizio della dipendenza. Peraltro, se si accetta una spiegazione tutta organicista, è possibile anche determinare in base alle reazioni alla sigaretta chi è destinato a prenderci gusto e chi no.
Lo dimostrerebbe uno studio pubblicato lo scorso febbraio, nel quale un gruppo di giovani (237) è stato seguito per tre anni, con colloqui ripetuti, per cogliere il momento della prima esperienza di fumo, registrare le reazioni fisiche che hanno avuto e vedere in che relazione erano con il successivo rapporto con il tabacco. Effettivamente, c'è uno schema di reazione, anzi due, che sono predittivi del successivo consumo abituale di sigarette. I giovani che alle prime boccate provano sensazioni di rilassamento sono quelli che più probabilmente di tutti svilupperanno una dipendenza da nicotina, seguiti però da quelli che sperimentano nausea e/o stordimento. Infatti, sostengono gli autori, non è tanto la piacevolezza delle sensazioni riportate quel che conta, ma il fatto che qualsiasi alterazione è comunque indice di una sensibilità alla nicotina. 

Una specie di predisposizione
Insomma, che ci si rilassi o si passi un brutto quarto d'ora, non si è insensibili, quindi la strada è aperta al consumo abituale, a differenza di quanto avviene per chi non sperimenta particolari sensazioni. Lo studio ha altresì dimostrato che il tipo di sigaretta, forte o leggera, al mentolo o normale, non fa nessuna differenza, così come indifferente è il sesso del neofita.
Qualcuno potrebbe concludere che ambiente ed educazione contino poco (o meno di quanto si creda) ma non è così. Fatta salva la predisposizione biologica, si sono accumulati dati che provano un effetto indipendente di diversi fattori culturali. Per esempio, il fatto di provenire da una famiglia in cui si fuma di per sé è prognostico, ma ha un peso a se stante anche l'essere inserito in un gruppo di compagni di scuola che fumano. E' uno dei risultati offerti da uno studio britannico, che ha seguito un gruppo di circa 1700 ragazzi di età compresa tra 13 e 15 anni nel 2000 e nel 2001 nel primo anno hanno cominciato a fumare in 267 (il 15% circa), ovviamente fratelli o genitori fumatori contavano nella scelta, fatta in prevalenza dalle ragazze, ma l'effetto del gruppo restava. Non c'è nemmeno bisogno che sia il migliore amico a fumare, basta il gruppo. Di qui per gli autori dello studio, l'importanza di proibire il fumo nelle scuole. 

Controlli sulla vendita
Un'altra circostanza che rende più facile cominciare, lo si evince da altri studi europei, è la disponibilità delle sigarette: molto infatti dipende dal controllo o meno dell'età al momento dell'acquisto. E con l'acquisto pesa la pubblicità. Percentuali superiori all'80% dei giovanissimi che fumano dichiarano di essere stati esposti alla pubblicità delle sigarette. Fortunatamente sembra che la propaganda - si fa per dire - funzioni anche al contrario; tra i giovanissimi, infatti, sembra dimostrato che c'è un effetto protettivo di corsi e lezioni sugli effetti del fumo tenuti a scuola.
Almeno prima di cominciare, perché dopo è - come sanno gli adulti - piuttosto difficile smettere. E' davvero una banalità, ma in questo caso è più facile prevenire...

Maurizio Lucchinelli


Fonti
Mowery PD et al. Progression to established smoking among US youths.Am J Public Health. 2004Feb;94(2):331-7

DiFranza JR. Recollections and repercussions of the first inhaled cigarette. Addict Behav. 2004Feb;29(2):261-72

Molyneux A et al. Prospective study of the effect of exposure to other smokers in high schooltutor groups on the risk of incident




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