Il giorno della diossina

20 giugno 2008

Il giorno della diossina



Si dice diossina, ma si dovrebbe dire diossine, perché ce n'è più di una. E poi non sono soltanto le diossine: esistono anche i ploliclorobifenili. Tutte sostanze accomunate dal fatto di portare con sé numerosi atomi di cloro, anzi di cloro esavalente. Il cloro è una delle sostanze più reattive esistenti, e quando un atomo riesce a reagire con tutto o quasi, il più delle volte crea danni. Se poi è veicolato da sostanze che si stoccano nei grassi (lipofile) e quindi possono legarsi al tessuto adiposo, i danni sono assicurati. Diossina, in Italia, significa Seveso, significa Icmesa. La famigerata "fabbrica dei profumi" che il 10 luglio di 30 anni fa, a causa dello scoppio di un reattore surriscaldato, durante una manutenzione, liberò una nube che portava con sé 10, o 12, chilogrammi di diossina. L' Icmesa, di proprietà della Givaudan, a sua volta di proprietà della Hoffmann La Roche, cioè la Roche, produceva tra l'altro triclorofenolo, impiegato per produrre diserbanti, battericidi e altro, ed è a questa lavorazione che si deve la presenza nel reattore della diossina. Si disse, e si dice ancora, che la presenza della diossina non fosse soltanto un sottoprodotto di una lavorazione, ma che in realtà fosse essa stessa uno dei prodotti dell'Icmesa, un prodotto per scopi bellici. Sì, perché quella particolare diossina, il TCDD, fu impiegata come defoliante, con il nome di Orange agent (agente arancio) durante la guerra del Vietnam, dove le forze armate statunitensi la sparsero a piene mani dai bombardieri e dai mezzi di terra. Si parla di 100 milioni di litri o, nell'ipotesi più conservativa, di 72 milioni di litri e soltanto per quanto riguarda la diffusione dall'aria. Lo scopo era affamare i Vietcong, il risultato fu una serie di morti che continua ancora oggi.

Un cancerogeno riconosciuto
I danni causati dalle diossine sono di diversa natura. In primo luogo, nell'esposizione acuta e a grandi quantità si producono ulcerazioni della pelle, ed è la pelle il primo bersaglio anche delle esposizioni meno forti, con una malattia chiamata cloracne, molto caratteristica perché si manifesta inizialmente con lesioni simili a grandi "punti neri". Detto questo, già dal 1997 la IARC di Lione (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) l'ha riconosciuta come agente cancerogeno, e due anni prima aveva fatto la stessa cosa l'Agenzia per la protezione ambientale statunitense (l'EPA). Sono stati messi in luce anche effetti sull'apparato riproduttivo e quanto è avvenuto a Seveso ha confermato questo dato. In una ricerca pubblicata da Lancet nel 2000, a firma di Paolo Mocarelli, del Dipartimento di medicina di laboratorio dell'ospedale di Desio, si è dimostrato che l'esposizione alla diossina nell'uomo, soprattutto prima dei 19 anni, determina una minore capacità di procreare figli maschi. Nella popolazione di Seveso colpita dalla diossina nella fase prepuberale, infatti, si è avuta la nascita di 50 bambini e 81 bambine quando di solito il rapporto è di 106 a 100. Nello studio, inoltre, si è dimostrato che questo effetto si presenta anche quando nel genitore vi erano concentrazioni di diossina nel sangue molto basse.

Non fu il Vietnam, però...
E' chiaro che Seveso non fu il Vietnam, ma non si può nemmeno archiviare come un incidente di percorso banale, ma le conseguenze vanno spiegate. Il 10 luglio 1976 la diossina liberata dall'Icmesa determinò la contaminazione di un'area abbastanza vasta; i livelli di contaminazione variavano a in funzione della distanza dall'impianto. All'epoca i mezzi di indagine, e le conoscenze, non erano sviluppate come oggi, e la valutazione del livello di inquinamento fu fatta in base alla presenza di diossina nel terreno. In base a questo criterio si ebbe la suddivisione in tre zone: A, B e R (zona di rispetto). Le concentrazioni medie nel terreno variavano da 15,5 a 580,4 m g/m2 in zona A; da 1,7 a 4,3 m g/m2 in zona B; e da 0,9 a 1,4 m g/m2 in zona R. Quanto alle persone colpite, nei campioni di sangue prelevati al momento dell'incidente tra i soggetti più esposti di età superiore a 13 anni le concentrazioni medie di TCDD erano pari a 443 ppt (parti per trilione) nei 177 soggetti della zona A; 87 ppt nei 54 soggetti della zona B e a 15 ppt nei 17 soggetti della zona di rispetto. Complessivamente le persone esposte furono 800 nell'area A, 6.000 nella B e 30.000 nell'area di rispetto. A oggi si stima che la mortalità complessiva non sia aumentata rispetto a quella prevista. Le cause, di morte, però hanno avuto una ridistribuzione. Come è tipico dopo le calamità e gli incidenti, nelle zone più inquinate si è assistito a un aumento delle morti per causa cardiovascolari e respiratorie, anche se qui il nesso con la diossina non sembra esistere. Sono però aumentati anche i tumori del sistema linfatico (linfomi) e quelli del tessuto emopoietico (le leucemie). Nel periodo se ne sarebbero dovuti verificare 21, mentre invece ce ne furono 35. Numeri esigui? Fa poca impressione? Si consideri che era una piccola fabbrica, come tante ce ne sono...

Maurizio Imperiali


Fonti
Mocarelli P et al. Paternal concentrations of dioxin and sex ratio of offspring. Lancet. 2000 May 27;355(9218):1858-63
Bertazzi PA, Di Domenico A.Chemical, Environmental, and Health Aspects of the Seveso, Italy, Accident. In: Schecter A, ed. Dioxins and health. New York: Plenum Press; 1994:587-632.
Labdi Mt et al. Concentrations of dioxin 20 years after Seveso. Lancet 1997; 349:1811.
Bertazzi PA et al Dioxin exposure and cancer risk. A 15-year mortality study after the "Seveso accident". Epidemiology 1997; 8:646-652.




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