Non c'è energia senza spine

20 giugno 2008
Focus

Non c'è energia senza spine



La possibilità di sfruttare risorse energetiche (ben diverso dall'averle soltanto) al servizio dei bisogni umani promuove e protegge la salute in molti modi. La condizione di povertà di alcuni paesi a basso reddito è di fatti attribuibile al mancato accesso a questi benefici. Benefici che però vanno valutati al netto degli effetti sulla salute a carico sia degli addetti ai lavori sia della popolazione generale, provocati dai rischi industriali e dall'inquinamento ambientale. Il carico di danni alla salute si può quindi definire globale, anche se con un peso diverso tra i paesi ricchi e quelli poveri. Danni che dipendono anche dalla sicurezza. Infatti, se le popolazioni povere tendono a usare fonti energetiche meno sicure per uso domestico o a livello locale, creando un problema di sicurezza ambientale e sanitaria, a livello internazionale la sicurezza energetica è un problema che condiziona i paesi che importano le fonti di energia, i quali potrebbero adottare politiche estere dannose per la salute propria o di altri.

Fonti di inquinamento
La maggior parte dei rischi sanitari, dovuti all'uso di energia, è associata agli attuali sistemi di estrazione, trasporto e combustione dei carburanti fossili. Dalla rivoluzione industriale a oggi c'è stata una crescita esponenziale dell'uso di petrolio, gas e carbone, che oggi coprono quasi l'80% del consumo energetico, una piccola quota, invece, il 10%, continua ad affidarsi a combustibili tradizionali, legno e residui agricoli. Nessuna di queste fonti è inevitabilmente dannosa per la salute umana, ma le tecnologie per sfruttarle non sono sufficientemente pulite per proteggerla. L'impatto della combustione, dovuto alle sostanze volatili liberate nell'ambiente, per altro, dipende dal livello di benessere e ricchezza con modalità diverse a seconda del livello di uso. Infatti l'uso domestico diventa meno pericoloso quando la ricchezza aumenta come pure quello a livello di comunità, in quanto si dispone di tecnologie e organizzazione migliori, mentre al contrario aumenta l'uso globale, in termini di emissioni di gas serra. A livelli intermedi di ricchezza invece l'impatto sulla comunità, che, per esempio può avere l'inquinamento urbano, tocca picchi elevati.

Quanto costa l'elettricità?
Fanno notare, alcuni esperti sulle pagine di The Lancet, che la trasformazione delle fonti energetiche ha portato, in particolare, alla produzione di energia elettrica che sostanzialmente è la forma di energia che ha determinato più vantaggi alla società, in particolare alla salute. E lo si può leggere in tutto il mondo occidentale. Ovviamente non senza costi, ancora una volta sanitari, soprattutto se l'elettricità è prodotta con la trasformazione di combustibili fossili, ma di certo inferiori a quelli dell'inquinamento indoor dovuto alla combustione direttamente all'interno delle abitazioni. Il bilancio proposto dagli esperti sul tema dell'energia elettrica include tutti gli stadi del ciclo di trasformazione del combustibile, anche estrazione, trasporto e smaltimento scorie. Considerazioni a parte sono state dedicate alla tecnologia nucleare, in cui il processo di trasformazione è diverso e genera rischi diversi, percepiti diversamente. Rischi associati in minima parte all'esposizione routinaria, per esempio degli operatori, ma più che altro a eventuali incidenti e allo smaltimento dei rifiuti. Il problema non si risolve nemmeno con le fonti rinnovabili, che sembrano avere un basso impatto sulla salute e sull'ambiente, ma ancora in una fase di sviluppo tecnologico che non ne permette l'uso in larga scala. L'unica soluzione proposta va nella direzione di un miglioramento delle tecnologie per la trasformazione di tutte le fonti energetiche, e di politiche che ne aumentino gli standard di sicurezza, in tutte le fasi.

Simona Zazzetta

Fonte
Markandya A, Wilkinson P. Electricity generation and health. The Lancet 2007; 370:979-990



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