Pesticidi: va meglio, però...

20 giugno 2008

Pesticidi: va meglio, però...



Nella diatriba su OGM in agricoltura sì o no, uno degli argomenti forti pro-organismi geneticamente modificati è che si potrebbero così ridurre i pesticidi, con tutte le loro incognite di rischio. Senza proseguire qui nel confronto di strategie, è però vero che il tema OGM sta un po' facendo scemare l'attenzione su una questione che prima allarmava come quella dei pericoli dei residui chimici in frutta, verdura e derivati. L'agricoltura biologica resta ai margini e quella della chimica di sintesi in agricoltura è comunque la realtà oggi ineliminabile con la quale ci dobbiamo confrontare: ma la situazione peggiora o migliora? Secondo il Dossier 2008 di Legambiente, in Italia, in generale, continua il lento e graduale miglioramento rispetto alle percentuali di prodotti ortofrutticoli fuorilegge per pesticidi oltre i limiti oppure vietati, ma restano casi eclatanti e soprattutto aumentano sia la presenza di residui multipli, sia i casi di contaminazione degli alimenti derivati.

Che cosa dice il rapporto
L'aggiornamento del Rapporto annuale ha analizzato circa 10 mila campioni, quasi 500 in meno dello scorso anno ed escludendo il Molise che non ne ha forniti: in totale c'è un leggero calo di prodotti fuorilegge, passati dall'1,3% del 2007 all'1% del 2008, segno di un uso sempre più attento dei fitofarmaci in risposta alle richieste di salubrità da parte dei consumatori. Sui campioni di verdure quelli irregolari sono stati solo lo 0,7%, quelli regolari ma con uno o più d'un residuo di fitofarmaci erano il 14,7%; per la frutta i valori erano rispettivamente l'1,6% e ben il 45,8%. La legislazione, stigmatizza Legambiente, non prevede ancora un limite per somma dei residui e ignora il principio di precauzione rispetto alle eventuali sinergie tra sostanze. Il caso più eclatante è quello di nove tipi di pesticidi su un campione di uva bianca (di Catania), ma se ne sono trovati sei su alcuni di uva nera o di agrumi, cinque su altri di pere, mele o pesche, oppure sette e otto su campioni di pomodorini e sei su uno di melanzana; i riscontri sono piuttosto variegati rispetto alla distribuzione geografica. Anche quest'anno come nel 2007 le mele appaiono tra i frutti più contaminati, per il 26% del campione con una sostanza chimica e per il 34% con più d'uno, e con l'1,1% irregolare; non bene neanche per gli agrumi. Un altro rilievo del Rapporto riguarda i prodotti derivati, nello specifico due simboli del food italiano come olio e vino: sul totale di 1.917 lo 0,3% dei campioni è risultato irregolare, costituito da cinque campioni di olio e uno di vino (quasi tutti pugliesi), e il 18% regolare con presenza di uno o più d'un residuo. Non è mancata l'analisi di prodotti da agricoltura biologica, ma limitata a 386 campioni e quindi pressoché senza valore statistico, specie considerando che in molte regioni non si fanno questi controlli.

Troppi insetticidi in Italia
Si segnala poi per un altro derivato, il miele, il caso della moria di api di questa primavera (dopo quella per cause veterinarie dell'autunno-inverno) messa in relazione con la semina del mais nel Nord Italia e per la quale Legambiente e Unione apicoltori hanno rivolto un appello per la sospensione degli insetticidi killer e la revisione delle autorizzazioni. L'accusa è che in Italia si distribuirebbe (dato Eurostat 2007) il 33% della quantità totale di insetticidi utilizzati nell'intero territorio comunitario, a fronte di una superficie usata per l'agricoltura molto inferiore al 10% di quella europea. In generale, il discorso dei rischi per la salute dei pesticidi è comunque molto complesso, esiste una grande mole di studi epidemiologici ma entrano in gioco tipo di sostanza, dosi, durata, accumulo, sinergie, caratteristiche del soggetto (per esempio adulti o bambini). Potenzialmente attivi a livello endocrino, nervoso o immunitario e quindi pericolosi sono per esempio i contaminanti persistenti usati in agricoltura, quali policlorobifenili, pesticidi organoclorurati od organofosforici, fungicidi ed erbicidi; in Italia già nel 1992, ricorda il Dossier, l'Istituto Superiore di Sanità aveva riconosciuto molti pesticidi come probabile causa dell'aumento di diverse forme di cancro e di alterazioni endocrine. I limiti dei residui nei prodotti per l'alimentazione sono regolati con Direttiva europea e recepiti poi con Decreto ministeriale, calcolati però, si lamenta, per l'organismo di un maschio adulto. C'è quindi un aggiornamento periodico, ma considerando che secondo la FAO sono 70 mila le sostanze chimiche in commercio e 1.500 ne vengono introdotte ogni anno, il monitoraggio e le valutazioni non sono agevoli. A livello nazionale si sta procedendo alla revoca di molte sostanze d'uso agricolo, diverse ne sono state vietate da fine 2007 e altre lo saranno da fine 2008. Anche se alcune si ritroveranno probabilmente nelle analisi del 2009, ma è comunque una tendenza positiva, riconosce il Rapporto.

Elettra Vecchia

Fonti
Dossier Pesticidi nel piatto 2008, Legambiente



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