Donare è bello solo se...

20 giugno 2008

Donare è bello solo se...



In un futuro (e forse non troppo lontano) molto probabilmente sarà possibile produrre sangue artificiale. In attesa di un simile traguardo, però, oggi l'unica soluzione è quella di utilizzare sangue umano, prelevato precedentemente da soggetti sani. Non tutti, infatti, possono assumere il ruolo di donatore: esistono alcuni requisiti fondamentali e precise cause di inidoneità (temporanee o permanenti) che non possono e non devono essere trascurate. 

Il colloquio
Il candidato, prima di diventare donatore, deve prima sottoporsi a un colloquio con un esperto, al fine di valutare il suo stato di salute e la sua effettiva volontà di donare sangue e/o emocomponenti (come plasma e piastrine). La procedura, secondo il D.M. del 26 gennaio 2001 "Protocolli per l'accertamento della idoneità del donatore di sangue e di emocomponenti" richiede l'attuazione dei seguenti passi:
  1. Identificare il candidato donatore, che dovrà compilare un apposito modulo in cui saranno riportare le sue generalità (nome, cognome, residenza...) e le risposte ad una serie di domande di facile comprensione sul suo stato generale di salute. Il candidato, naturalmente, dovrà rispondere alle domande con la più totale e piena sincerità;
  2. Sottoporre il candidato ad un esame obiettivo per l'accertamento dei requisiti fisici che consentiranno di dare o meno il giudizio di idoneità. La visita medica generale consiste in un esame clinico mirato a valutare i più importanti organi ed apparati (con particolare riguardo per l'apparatro cardiovascolare, respiratorio, addominale e linfonodale) e di conseguenza le condizioni generali di salute del donatore;
  3. Ottenere il consenso informato alla donazione dal candidato, il quale dovrà firmare un apposito modulo con cui il donatore viene messo al corrente dei rischi che corre il ricevente per quanto riguarda le malattie trasmissibili con il sangue (come l'AIDS); gli viene, inoltre, ulteriormente chiarito che, se egli omette di dare informazioni importanti sulle proprie abitudini di vita, vi è il rischio di tramutare un gesto generoso in un atto pericoloso per la salute e la vita del ricevente. Infine, apponendo la propria firma sul modulo, il donatore afferma di consentire al trattamento dei suoi dati personali. Qui si può visionare un facsimile del modulo da firmare.

I requisiti fondamentali
Per poter diventare donatori volontari di sangue e/o emoderivati si devono tassativamente possedere questi 5 requisiti fondamentali (secondo D.M.S. 15 gennaio 1991):

  1. Età = 18 anni e < 65 anni. I nuovi donatori, invece, oltre alla maggiore età, non devono aver compiuto i 60 anni d'età. 
  2. Pressione arteriosa massima compresa tra 110 mmHg e 180 mmHg; pressione arteriosa minima compresa tra 50 mmHg e 100 mmHg.
  3. Frequenza del polso compresa tra 50 battiti al minuto e 100 battiti al minuto (ritmico). Sia per il polso, sia per la pressione, però, il medico che raccoglie la donazione (art.15) può consentire delle deroghe, ma solo dopo un'attenta valutazione del soggetto. 
  4. Il peso corporeo non deve essere inferiore a 50 Kg.
  5. Il livello di emoglobina non deve essere inferiore a 12,5 g/dl (HT=38%) nelle donne e a 13,5 g/dl (HT=41%) negli uomini.

Ad ogni donazione possono essere prelevati al massimo 450 ml (più o meno il 10%) di sangue intero. Per quanto riguarda la frequenza, esistono limiti precisi per la popolazione maschile e per le donne in postmenopausa e per le donne in età fertile. Nel primo caso, si devono attendere almeno 90 giorni tra una donazione e l'altra, mentre le donne in età fertile possono fare solo 2 donazioni all'anno. 

Inidoneità permanente
Esistono alcune patologie, dipendenze e disturbi che, malgrado la presenza di tutti i requisiti sopra descritti, rendono il candidato assolutamente e sempre inadatto a donare sangue. L'elenco delle invalidità è il seguente:

  • Diabete insulinodipendente
  • Epatiti o ittero
  • Miocardiopatia
  • Insufficienza renale
  • Tumori
  • Svenimenti frequenti
  • Trombosi venosa e flebiti ricorrenti
  • Alcoolismo
  • Tossicodipendenza
  • Positività per il test dell'epatite C (anti-HCV) 
  • Positività per il test della sifilide (TPHA o VDRL) 
  • Positività per il test dell'AIDS (anti-HIV 1) 
  • Positività per il test dell'epatite B (HBsAg) 
  • Alterazioni psichiche
  • Debilitazione
  • Iponutrizione
  • Leishmaniosi
  • Epilessia - convulsioni
  • Malattie veneree
  • Malattia di Chagas (Tripanosoma Cruzi, Sud America)
  • Storia familiare di malattia di Creuzfeld - Jacob
  • Terapia con estratti di ghiandola pituitaria umana
  • Rapporti sessuali con persone sconosciute negli ultimi 6 mesi

Inidoneità temporanea
In alcuni casi è impossibile donare sangue per un periodo di tempo, che varia a seconda della causa di inidoneità. In particolare, il divieto è di...

5 anni per chi è stato sottoposto a trasfusioni di sangue, emocomponenti emoderivati, è guarito da una glomerulonefrite acuta o ha sofferto di tubercolosi (in entrambi i casi i 5 anni decorrono dalla guarigione clinica).

3 anni per chi ha contratto la malaria (dalla guarigione clinica) o ha terminato la profilassi antimalarica (in questo caso, dopo 6 mesi dal rientro dalla zona di endemia malarica può donare solo plasma).

2 anni per chi ha sofferto di brucellosi, di osteomielite, della Malattia di Lyme o di Toxoplasmosi (in tutti i casi i 2 anni decorrono dalla guarigione clinica e, nel caso della Toxoplasmosi, dalla ricerca negativa nel siero degli anticorpi specifici IgM). 

12 mesi per chi ha partorito, ha avuto una interruzione di gravidanza, ha effettuato la vaccinazione antirabbica a causa di un morso di animale affetto da rabbia o sospetto di esserlo, ha sofferto di Leptospirosi (dalla guarigione clinica) o ha effettuato una sieroprofilassi anti-epatite B (con somministrazione di immunoglobuline anti-epatite B).

6 mesi per chi ha effettuato delle cure ai denti, come estrazioni, devitalizzazioni, protesi o impianti (dalla fine della cura); rientra da zone di endemia malarica; rientra da aree tropicali e non ha avuto febbre o altre malattie (in caso contrario è necessario verificare le cause dei disturbi); ha sofferto di mononucleosi (dalla guarigione clinica e dopo la ricerca negativa nel siero degli anticorpi specifici IgM); ha effettuato delle endoscopie (verificando anche il motivo delle indagini ed eventuali esiti di esami bioptici), ha subito un intervento chirurgico (dalla guarigione clinica, verificando anche la causa dell'intervento ed eventuali esiti di esami bioptici); ha fatto un tatuaggio; si è sottoposto a trattamenti di agopuntura; ha forato i lobi delle orecchie o ha fatto dei piercing o, infine, per chi presenta lesioni della cute e/o delle mucose che possano essere causa di contagio per malattie trasmissibili con la trasfusione (verificando le modalità ed il mezzo con cui si sono realizzate). 

4 settimane per chi ha subito la vaccinazione anti-rosolia.

2 settimane per chi ha subito la vaccinazione anti-morbillo, anti-febbre gialla o anti-parotite, per chi ha contratto malattie infettive con febbre (dalla guarigione clinica, verificando di quale patologia si è trattato) o ha seguito terapie a base di antibiotici e/o cortisonici.

1 settimana per chi è guarito dal raffreddore o ha seguito una terapia per l'ulcera peptica pregressa (a partire dal termine della terapia di mantenimento). In quest'ultimo caso, in particolare, è vietato donare durante i cambi di stagione.

3 giorni per chi è allergico e segue una terapia di desensibilizzazione (dall'ultima inoculazione). 

In ogni caso è comunque buona regola non assumere farmaci nelle 18-24 ore precedenti la donazione. 

Le vaccinazioni che non influenzano la donazione
A differenza delle profilassi e dei disturbi sopra descritti, ci sono alcune vaccinazioni che non influiscono sulla possibilità di donare sangue e emocomponenti. L'elenco comprende: la vaccinazione anti-epatite, anti-influenza, anti-tetano, anti-poliomielite, anti-febbre gialla delle montagne rocciose, anti-tifo e/o paratifo, la vaccinazione anti-pertosse, anti-difterite, anti-colera e anti-peste. Non sono causa di inidoneità (né temporanea, né permanente) anche la immunoprofilassi passiva (con somministrazione di immunoglobuline specifiche, verificandone sempre la causa, che potrebbe invece richiedere una sospensione) e l'assunzione di aspirina e/o antinfiammatori in genere (se l'assunzione, però, è avvenuta nei 5 giorni antecedenti la donazione è bene segnalarlo al medico perché il farmaco potrebbe inibire l'attività delle piastrine donate). 

Subito prima del prelievo...
è consentito bere the, caffè o succhi di frutta. Sono assolutamente da evitare, invece, latte e cibi solidi. Altra accortezza, inoltre, è di non fare pesanti attività sportive o lauti pranzi nelle 24 ore precedenti la donazione, così come un turno di lavoro notturno o particolarmente faticoso.

... e subito dopo
è bene controllare che in sede dell'iniezione la ferita non continui a sanguinare anche dopo l'applicazione del cerotto; nel caso avvertire subito il medico. Lo stesso vale nel caso si avverta un qualsiasi tipo di malessere (giramenti di testa, nausea, ...). Dopo un prelievo, inoltre, è opportuno fare colazione seduti e senza fretta, cercando di bere più liquidi del solito (ma, naturalmente, nessun tipo di alcolico!). Infine, nell'ora successiva alla donazione è bene evitare il fumo, la guida dell'auto e (per tutta la giornata) le attività sportive e gli hobby rischiosi. 

Annapaola Medina


Fonti
AVIS - Associazione volontari italiani sangue

FIDAS - Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue

Centro Nazionale Trasfusione Sangue della Croce Rossa Italiana CNTS)



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