L'iniziativa dell'ONU

20 giugno 2008

L'iniziativa dell'ONU



25 giugno 2001 un giorno importante. È infatti la data d'inizio della Conferenza Onu, che per la prima volta è dedicata alla guerra all'Aids. L'obiettivo che si pone l'incontro non è da poco: promuovere una strategia globale contro la malattia che finora ha ucciso oltre 22 milioni di persone, secondo le stime dell'Unaids. Ecco perché l'incontro vede la partecipazione di capi di stato e rappresentanti sia del mondo scientifico sia del mondo politico, con il preciso intento di definire strategie e priorità nella lotta all'Aids. Nel palazzo di vetro di New York quindi ci saranno 24 capi di stato dei paesi maggiormente colpiti dall'emergenza Aids, fra cui Etiopia, Kenya, Nigeria, Bostwana, Lesotho e Swaziland, non mancheranno anche i rappresentanti di paesi sfiorati in modo più lieve dalla calamità, fra questi l'Italia, ma non per questo meno interessati al problema. Al termine si dovrebbe redigere un documento comune che indichi i principali obiettivi da perseguire. Quattro al momento i punti all'ordine del giorno nella discussione dell'Assemblea, come ha spiegato Paul De Lay, responsabile della divisione Hiv/Aids dell'Usaids, l'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale:
  • l'Aids è un'emergenza medico-sanitaria
  • il problema va affrontato con l'impegno di tutti i governi e dei mezzi di comunicazione, che devono coinvolgere tutti gli aspetti della vita delle persone
  • non basta un accordo politico, ma occorre un piano globale con punti concreti
  • vanno individuate le modalità di finanziamento della lotta contro l'Aids.

L' AIDS è ancora emergenza
L'Aids si sta diffondendo a un ritmo allarmante in tutto il mondo, ma in Africa siamo alla vera e propria emergenza: dei 33,6 milioni malati di Aids, 23,3 vivono nell'Africa Sub-sahariana. Fra le categorie più esposte secondo l'organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ci sono giovani e bambini: un milione e duecentomila piccoli africani soffrono di Aids. La metà dei malati ha contratto il virus prima dei 25 anni; molti ragazzi malati muoiono prima dei 35. Il 95% delle persone affette dal virus risiede in paesi in via di sviluppo, dove la povertà, la mancanza di assistenza sanitaria e l'insufficienza delle risorse alimentano la diffusione della malattia. Il dato è ancora più allarmante se si pensa che il numero delle donne infette ha superato del 5-6 per cento quello degli uomini, con la conseguenza che il virus viene trasmesso con facilità al feto. Nel '99 più di 500.000 bambini in tutto il mondo sono stati infettati dalle madri, le statistiche inoltre dimostrano che in Africa nel 2010 ci saranno 40 milioni di orfani. Oltretutto secondo l'OMS la maggior parte degli uomini in Africa non si è mai sottoposta al test per l'Aids. Molti di loro dunque trasmettono il virus senza neanche saperlo. Per entrambi i sessi, l'aspettativa di vita in Africa meridionale dovrebbe abbassarsi dai 59 ai 45 anni tra il 2005 e il 2010, a causa del diffondersi dell'epidemia. Impressionante il dato che riguarda lo Zimbabwe, uno dei paesi più colpiti: nei cinque anni presi in considerazione l'aspettativa di vita scenderà da 61 a 33 anni. Ma la battaglia contro l'Hiv deve restare aperta anche nei paesi industrializzati dove esistono segni estremamente preoccupanti.

L'impegno dei governi
Il peggiorare della situazione ha finalmente portato molti capi di stato dei paesi più ricchi, ad alzare la voce e ad aumentare gli investimenti. Ma ancora non basta. Alla vigilia dei lavori Bill Clinton ha scritto in un editoriale sul Washington Post che il dramma dell'Aids dovrebbe essere fronteggiato dagli Usa "come faremmo per ogni questione di vita o di morte: con schiacciante determinazione e un investimento pari al 22% della cifra totale necessaria". Lo ha ribadito anche Kofi Annan segretario generale dell'Onu che auspica un fondo mondiale disponibile entro il 2002, con una dotazione compresa fra uno e tre miliardi di dollari, ma servono contributi più sostanziosi. Finora, infatti, nel cappello delle offerte sono confluiti solo 528 milioni di dollari versati da Usa, Francia, Gran Bretagna e dalla Fondazione Gates. Unica donazione dell'industria privata quella da un milione di dollari della compagnia assicurativa svizzera Winthertur. Un terzo dei fondi anti Aids sarà a carico dei paesi in via di sviluppo, il resto tocca ai paesi industrializzati e gruppi privati. Il totale sarà spartito tra cure e prevenzione. L'obiettivo del piano finanziario è garantire la terapia antiretrovirale ad almeno la metà delle persone infettate dal virus nei paesi poveri dove l'epidemia è in crescita spaventosa. Un'altra nota dolente riguarda, infatti, il prezzo dei farmaci, oggetto del contendere tra i governi degli Stati poveri e le industrie. Gli "sconti" prospettati renderebbero più accessibili cure che ora soltanto poche migliaia di "fortunati" possono permettersi. Quelle cure che hanno permesso in Italia, come nel resto d'Europa, una netta diminuzione dei malati di Aids. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità, nel 2000 i nuovi casi sono stati poco meno di 1900, una cifra tre volte inferiore ai quasi seimila che venivano scoperti negli anni del picco dell'epidemia. La terapia antiretrovirale permette, infatti, di tenere la malattia allo stato latente. 
Emblematiche, in chiusura, le parole di Kofi Annan: "oggi a New York l'assemblea generale delle Nazioni Unite comincia una sessione speciale su Hiv/Aids, durante la quale sono sicuro che altri paesi annunceranno il loro contributo. Ogni giorno perduto è un giorno in cui oltre diecimila nuove persone si infettano con il virus Hiv e milioni di persone che hanno già sviluppato l'Aids soffrono inutilmente. Noi possiamo battere questa malattia. Ma dobbiamo farlo subito. Perché più rinviamo più alto sarà il costo." 

Marco Malagutti




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