Studi sul bupropione

20 giugno 2008

Studi sul bupropione



Da oggi c'è una nuova iscritta al "club" dellalotta al fumo: la pillola al bupropione. Anche in Italia,infatti, è stata messa in commercio questo farmaco, già datempo utilizzato negli Stati Uniti come anti-depressivo. Maquali sono stati i passi che hanno fatto nascere l'idea diutilizzare il bupropione per combattere il tabagismo? Percapire meglio, riportiamo qui di seguito i risultati deiprincipali studi alla base dell'autorizzazione di questamolecola anche nel nostro Paese:
  • Studio pubblicato sul New England Journal Medicine del23 Ottobre 1997; N° 337(17), pp.1195-1202.

Questa ricerca confrontava i diversi effetti dell'usodi bupropione o di placebo (sostanza priva di alcun effettosul nostro organismo) sui soggetti fumatori abituali. Lostudio è stato condotto su 615 fumatori, i quali sono statisuddivisi a caso in quattro gruppi differenti: quelli delprimo gruppo sono stati sottoposti a somministrazioni diplacebo; i soggetti del secondo, terzo e quarto gruppo,invece, dovevano assumere dosi rispettivamente di 100, 150 e300 mg di bupropione al giorno per un periodo complessivo disette settimane. Al termine dell'indagine, i risultatisono stati i seguenti: nel primo gruppo smise di fumare il19% dei soggetti, nel secondo gruppo il 28,8%, nel terzo il38,6% e nell'ultimo perse la voglia di sigaretta il 44,2%.Da questi dati, è facile capire che la percentuale disuccesso nell'abbandono del tabagismo è proporzionale all'aumentaredella dose del farmaco (senza superare i dosaggi approvati).Va sottolineato, però, che ben 37 soggetti dovetteroabbandonare il trattamento farmacologico a causa deglieffetti collaterali dati dalla stessa pillola. Questo hareso necessaria la programmazione, e la successivarealizzazione, di ulteriori ricerche atte a verificarne glieventuali effetti negativi e stabilire, così, quando e chipuò effettivamente trarre beneficio dalla compressaanti-fumo.

  • Studio pubblicato sul New England Journal Medicine del 4Marzo 1999; N° 340(9), pp.685-691.

Questa ricerca ha permesso di confrontare le diverseconseguenze dovute all'utilizzo di cerotti alla nicotina,di placebo, di bupropione e dell'uso contemporaneo delfarmaco e di cerotti alla nicotina.
I fumatori oggetto dello studio sono stati suddivisi inquattro gruppi: 244 soggetti hanno assunto il bupropione,altri 244 hanno applicato cerotti alla nicotina, 245 hannoseguito entrambi i trattamenti e 160 hanno assunto soloplacebo. Dallo studio sono stati esclusi tutti i fumatoriche presentavano anche sintomi di depressione cronica.
Al termine della ricerca (dopo 12 mesi) i soggetti che hannoabbandonato il vizio del fumo sono stati: il 15,6% nelgruppo del placebo, il 16,4% nel gruppo che ha utilizzato icerotti alla nicotina, il 30,3% nel gruppo che ha assuntosolo bupropione e il 35,5% nel gruppo sottoposto ad entrambii tipi di trattamento.
Lo studio, oltre alle conseguenze sulla dipendenza daltabacco, ha esaminato anche le conseguenze sul peso corporeoe la frequenza di effetti collaterali. Per quanto riguardail peso, è emerso che la terapia combinata o a base di solobupropione permettono di mantenere pressochè invariato ilproprio peso corporeo (gli aumenti erano in media di 1,4Kg), mentre il placebo e i cerotti alla nicotina hannoportato ad un aumento di peso medio di circa 2 Kg. Isoggetti che hanno riscontrato effetti collaterali, alcontrario, sono stati decisamente maggiori con la pillolaanti-fumo (11,9%); negli altri gruppi, infatti, il loronumero è stato pari al 6,6% nel gruppo dei cerotti, dell'11,4%nel gruppo a terapia combinata e solo del 3,8% nel grupposottoposto a placebo.

  • Studio pubblicato sul Journal Clin Psychiatry del Luglio1999; N° 60(7), pp.436-441.

Questo studio ha messo in evidenza la possibilità dell'insorgenzadi sintomi depressivi nei fumatori trattati con bupropione.La ricerca è stata svolta in diue fasi: nella prima 205fumatori sono stati trattati (a caso) con bupropione oplacebo per un periodo complessivo di sette settimane; nellaseconda 252 fumatori sono stati tutti trattati solo con lapillola anti-fumo. Dalle indagini si sono avuti poi iseguenti risultati: nella prima fase solo uno dei 406soggetti trattati con bupropione (0,25%) ha evidenziatosintomi depressivi, mentre nella seconda prova, su 148soggetti trattati solo con il farmaco, 4 hanno sviluppatomanie depressive (2,7%). E' evidente, quindi, che untrattamento esclusivamente a base di bupropione, in alcunicasi, può far perdere il vizio del fumo, ma può anche darluogo a depressione in un piccolo numero di soggetti.

  • Studio pubblicato su Psychopharmacology di Gennaio 2000;N° 148(1), pp.33-40

Con l'assunzione di bupropione dire no alla nicotina èpiù facile: questo è quanto emerge da una ricercapubblicata a gennaio di quest'anno. I soggetti che hannopartecipato allo studio sono stati sottoposti a tre diversitipi di trattamento, tutti della durata di 14 giorni: primacon 300 mg al giorno di bupropione, poi con 150 mg al giornoe, infine, con placebo. Al termine della ricerca i sintomi d'astinenza(irritabilità, difficoltà di concentrazione, depressione,fame, ansia, ecc.) sono stati di gravità minore (o persinoassenti) con il trattamento a più alto dosaggio dibupropione.

Ovviamente tutto questo non deve far pensare che il ricorsoal farmaco sia sufficiente. Tutte le review degli studi sullacessazione del fumo sottolineano come, a lungo termine, siasoprattutto la convinzione della persona, la sua forza divolontà, l'ingrediente fondamentale.

Annapaola Medina





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