Il rischio c'è ma poco poco

20 giugno 2008

Il rischio c'è ma poco poco



È solo di pochi giorni fa l'ultima preoccupante notizia sugli effetti collaterali del bupropione, che arriva dalla Gran Bretagna. Il principio attivo è stato commercializzato in Europa verso la fine del 2000, come supporto farmacologico alla cessazione dell'abitudine al fumo in soggetti nicotino-dipendenti. Da allora migliaia di persone ne hanno fatto uso e, come per ogni nuovo farmaco, gli effetti avversi sono stati strettamente monitorati dagli organismi di controllo competenti. 

L'ultimo rapporto della MCA (Medicine Control Agency) britannica parla di quasi 7000 segnalazioni di effetti secondari, tra cui 57 casi di morte in cui si sospetta un coinvolgimento del bupropione. In realtà non è stato possibile individuare un collegamento diretto tra il farmaco e i decessi: nella maggior parte dei casi, infatti, la morte era meglio riferibile ad altre patologie presenti nei pazienti, inoltre 14 di essiavevano già sospeso l'uso del farmaco al momento del decesso.

L'ADRAC (Adverse Drug Reactions Advisory Committee) australiano ha ricevuto, fino al 22 giugno 2001, 15 segnalazioni di casi di morte collegabili al bupropione, in pazienti di età compresa tra 30 e 69 anni. Tre dei soggetti morirono 3 giorni dopo aver smesso di assumere il farmaco, negli altri 13 l'esposizione al principio attivo variava da una singola dose a 6 settimane di terapia. Dopo attenta analisi, l'ente ha riscontrato un'ampia variabilità nelle cause dimorte riportate: molti dei pazienti, infatti, oltre ad essere fumatori avevano altri fattori di rischio per morte improvvisa come abuso di alcool, diabete o cardiomiopatia. 
I fumatori hanno un elevato rischio di morte cardiovascolare improvvisa (infarto), perciò i sintomi precoci di patologia cardiovascolare possono incentivare l'inizio di una terapia conbupropione.

Analogo monito a non criminalizzare il farmaco è stato espresso lo scorso aprile anche dal professor Alasdair Breckenridge, presidente del CSM (Committee on Safety of Medicines) britannico, che ha ricordato come il fumo sia la causa principale di morte prematura nel Regno Unito, responsabile di 120.000 decessi ogni anno. Le statistiche, inoltre, dicono che circa il 2% delle reazioni avverse segnalate per tutti i farmaci è associato ad esito fatale; per ora i casi relativi al bupropione sono inferiori all'1%, quindi molto al di sotto delle aspettative standard.
Per promuovere un uso più sicuro e responsabile del farmaco, comunque, il CSM ha pubblicato delle indicazioni aggiuntive a maggio 2001, rivolte agli operatori sanitari, che vengono qua riportate.
  • Per minimizzare il rischio di reazioni avverse si raccomanda di aumentare la dose da 150 a 300 mg al settimo giorno di trattamento piuttosto che al quarto.
  • Il bupropione è associato al rischio di convulsioni dose-dipendenti e non deve essere somministrato a pazienti con: convulsioni in atto o storia di convulsioni, anoressia o bulimia nervosa in atto o pregresse, tumori del sistema nervoso centrale, o a pazienti che hanno interrotto improvvisamente l'assunzione di alcool o benzodiazepine (tranquillanti, ansiolitici, sedativi).
  • Soltanto qualora ci sia una giustificazione clinica, e cioè se i benefici che derivano dallo smettere di fumare superano l'aumento del rischio, il bupropione può essere usato nei pazienti con condizioni che possono predisporre a convulsioni o in soggetti che sono in trattamento con farmaci che riducono la soglia delle convulsioni.
  • I fattori di rischio per le convulsioni includono l'abuso di alcool, una storia di trauma cranico, il diabete trattato con ipoglicemizzanti o insulina, l'uso concomitante di stimolanti o anoressizzanti, antipsicotici, antidepressivi, antimalarici, teofillina, corticosteroidi sistemici, tramadolo, antistaminici sedativi.
  • Il metabolismo del bupropione è complesso e c'è una considerevole possibilità di interazioni. È necessario porre cautela quando il bupropione viene prescritto a pazienti che assumono altri farmaci. 

Elisa Lucchesini


Fonti
Reuters Health 17 gennaio 2002

Farmacovigilanza

MCA




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